Violenza
sulle donne:
quando il nemico è in casa
Si insinua nella normalità delle nostre case e nella maggior parte delle volte rimane nell’ombra. Il germe della violenza dentro le mura domestiche attecchisce sempre più subdolamente e in modo sempre più diffuso. I dati Istat parlano chiaro: nel 2007 quasi 3 milioni di donne sono state vittime di maltrattamenti, da quelli psicologici a quelli fisici, compiuti dai partner, ex fidanzati, amici, parenti o conoscenti, naturalmente tutti italiani. Ma la quasi totalità delle donne non denuncia - addirittura il 90% - considerando “normale” l’essere offese, umiliate e picchiate per il bene della famiglia, per paura, per mancanza di soldi, per la rassegnazione al fatto che non verrebbe preso nessun provvedimento giudiziario adeguato.
Ad analizzare attentamente le cifre, a dir poco allarmanti, emerge un quadro da vero e proprio allarme sociale cui le istituzioni devono dare una risposta immediata, considerando che la violenza è solo in parte riconducibile ad arretratezza o retaggio culturale - come semplicisticamente verrebbe da pensare - ma riguarda tutte le latitudini del nostro paese, la provincia come le grandi città, tutte le classi sociali e i livelli di istruzione.
L’introduzione dello “stalking”, termine inglese che definisce le molestie ripetute e ossessive che rendono la vita un inferno, come una nuova fattispecie di reato è già un primo passo per evitare che tali maltrattamenti si trasformino in tragedie annunciate (circa una morte violenta su 3 riguarda donne uccise in ambito domestico) e per mettere l’Italia al pari di quei paesi che hanno già legiferato in proposito.
Il Consiglio dei Ministri recentemente ha dato il via al provvedimento contro le minacce persecutorie, continuando i lavori cominciati in commissione giustizia durante la scorsa legislatura. In base al ddl, "chiunque commette atti persecutori sarà punibile dalla legge con pene severe fino a quattro anni di reclusione. E' inoltre previsto l'ergastolo se lo stalker arriva a uccidere la propria vittima". Pure in tema di violenza sessuale sono state approvate novità importanti: il delitto di violenza sessuale e quello di violenza sessuale di gruppo vengono introdotti tra quelli per i quali è previsto l'arresto in flagranza, con conseguente applicazione del rito direttissimo e immediato.
Se da un lato le pene si inaspriscono nei confronti di chi delinque, i segnali non sono certo incoraggianti sul fronte del supporto alle vittime visto che il piano contro la violenza sulle donne, istituito e finanziato con 20 milioni di euro dal governo Prodi per rispondere ad un'emergenza sociale, è stato tagliato. “Aver sottratto risorse proprio a questo fondo è ingiustificabile” sostiene Vittoria Franco, ministro ombra per le Pari Opportunità del Pd “In questo modo le donne vengono punite due volte, dal momento che, oltre al valore simbolico che quel fondo rappresenta, quei soldi erano destinati ai centri antiviolenza. Né può essere una giustificazione il fatto, come ha dichiarato la ministra, che solo il 2 per cento delle vittime si rivolge a questi centri. Semmai” continua la senatrice “è vero il contrario. Ce ne sono troppo pochi per presidiare il territorio, ospitare tutte le donne che ne avrebbero bisogno, diffondere cultura e prevenzione. Servono dunque più risorse, non meno, per realizzare altre strutture e sostenere le vittime. Non è poi colpa nostra se gli enti locali più attivi sul piano delle pari opportunità sono quelli vicini al centrosinistra.”
Ed è inconfutabile che in questi anni i centri antiviolenza abbiano rappresentato l’unica via di fuga ai tanti drammi vissuti in silenzio nell’indifferenza più totale, l’unico appiglio alla possibilità di liberarsi da quei rapporti dove l’amore non era che un vago ricordo.
“La violenza è una realtà spesso sommersa che riguarda direttamente la nostra quotidianità” sottolinea la dottoressa Michela Bambini, psicologa di nessunotocchiledonne Onlus “questo significa che non dobbiamo misurarci solo con una vulnerabilità femminile da tutelare e supportare, ma anche con l’universo maschile che genera questa violenza.” Contrastare la violenza significa, quindi, non solo orientarsi sulle vittime e garantire loro un aiuto, ma anche su chi agisce la violenza e su chi in qualche modo assiste da spettatore passivo come i figli. La prevenzione, di conseguenza, dovrà prevedere strategie dirette a tutti i soggetti coinvolti, fornendo a donne e uomini occasioni e strumenti che consentano di affrontare con consapevolezza e al di fuori di stereotipi il problema.
Compito di molte realtà come nessunotocchiledonne Onlus è proprio questo: promuovere momenti d'informazione, confronto e sensibilizzazione sulle problematiche legate alla violenza, sulle normative e sulle politiche che riguardano le pari opportunità per ristabilire quel giusto equilibrio nella relazione fra i due sessi, ancora tristemente impantanata tra soggezione femminile all'uomo e mancanza di autodeterminazione cosciente della donna.
Il livello di civiltà di un paese si misura soprattutto dalla sua capacità di riconoscere, dietro agli asettici numeri delle statistiche che fanno sensazione, l’esistenza di donne che vivono nella loro “atroce” quotidianità, lontano dai riflettori e dagli onori delle cronache, alla ricerca di un interlocutore che dia loro la forza necessaria per uscire fuori dal buio.
Fino a che non si riusciranno a trasformare comportamenti e modi di pensare tramite la costruzione di nuove identità di genere, assisteremo agli appelli isolati e disperati di chi, con coraggio, decide di sottrarsi definitivamente all’insano desiderio maschile di possedere la propria compagna. Quello lanciato su una maglietta dalla signora Pinuccia Filetti, dopo l’82esima denuncia per molestie e persecuzioni nei confronti dell’ex marito, la dice lunga: “No al femminicidio! Sarò la prossima?”
Articolo pubblicato e stampabile dal numero 4 del Caffè Democratico
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