Torniamo tra la gente
Alla luce della nuova situazione politica romana occorre ammettere che la lettura del dato elettorale appare inadeguata. Serve dunque una maggiore lucidità nella discussione. L’analisi politica ed il dibattito su come riorganizzare il partito democratico in questa nuova fase si stanno svolgendo con troppa lentezza e timidezza tanto da diventare ormai sorpassato degli eventi..
E’ necessario, a mio avviso, ripartire da quelle che sono state le aspettative suscitate dal partito nella gente che con entusiasmo ha partecipato alle primarie ed alla campagna elettorale. Il partito ha invece ereditato più i difetti dei vecchi partiti che ha sostituito rivelando ben poche qualità. Ecco perché bisogna tornare ad incontrare le persone che hanno fatto nascere il partito, lasciarsi contaminare: ci vuole un partito coraggioso, che abbia il coraggio di rischiare. Le risposte che vengono date non sono adeguate ad affrontare questa nuova situazione. Il partito su Roma risente della mancanza di un’organizzazione precisa, e non viene consentito di delineare le cause di una sconfitta che c’è ed è di portata storica.
A Roma, la lettura dell’operazione politica, che è stata condotta, risulta completamente sbagliata. I romani non hanno capito la natura dell’operazione e non l’hanno accettata. La candidatura di Rutelli, non è la ragione della sconfitta, non c’entra niente.
Per la prima volta a Roma si registra un voto consapevole nelle circoscrizioni, la prima volta che con consapevolezza si è voluto premiare il lavoro svolto dai municipi, ed invece di penalizzarla, va capita l’esperienza dei municipi soprattutto nell’aspetto politico. Il centrosinistra nei municipi è chiamato a governare non a fare l’opposizione ad Alemanno. Occorre lavorare alla formazione di un partito romano in quanto l’elettorato non si lascia trasportare dall’ondata, ma premia il lavoro svolto. Nel dato elettorale i municipi storici del centrosinistra sono andati peggio dei municipi dove il centrosinistra aveva vinto alle penultime elezioni. L’elettorato sceglie per appartenenza. Per cui occorre investire nei rapporti con il territorio evidenziando le espressioni più vive e significative in modo più lucido e coerente. E’ urgente avviare un partito che sia costruito e costituito dai territori, che ne rispecchi l’identità, ne premi le scelte ed il lavoro svolto.
E’ necessario allora rafforzare gli aspetti istituzionali: la specificità del partito va costruita sui municipi che devono crescere di importanza nel partito come sono cresciuti nella mente degli elettori. Servono maggiori risorse per costruire l’identità, ed è questa la battaglia da condurre con il campidoglio. Questo processo deve portare alla trasformazione dei municipi nei nuovi comuni urbani che costituiscano la nuova area metropolitana. Il passaggio dal campidoglio ai comuni urbani è il punto di partenza da cui ricominciare.
Articolo pubblicato e stampabile dal numero 4 del Caffè Democratico
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