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Cos'è e come funziona?Daniela Gentili Presidente dei Democratici Arvalia e Direttore editoriale di Caffè Democratico

Daniela Gentili
direttore editoriale e presidente dei Democratici Arvalia

Il Caffè Democraticoè un giornale stampato e on-line dedicato a chi vuole leggere di politica vissuta, sentita, commentata da chi opera "in prima linea" , confrontandosi con i problemi della quotidianità, con le speranze dei giovani, con le amarezze dei cittadini, con i bisogni che la società esprime....prosegue

Daniela Gentili Presidente dei Democratici Arvalia e Direttore editoriale di Caffè DemocraticoDaniela Gentili
direttore editoriale e presidente dei Democratici Arvalia.


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Direttore editoriale:
Daniela Gentili

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Questo giornale è realizzato grazie al contributo dei Democratici Arvalia

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Editoriale
di
Gianni Paris
Presidente del XV Municipio di Roma
 

Partito Democratico. Una nuova classe dirigente per il Paese.
Per guardare con ottimismo verso il destino economico e democratico.

Se due partiti come i Democratici di Sinistra e la Margherita decidono dimettersi in discussione e di dar vita ad una fase costituente, utile alla nascita di un nuovo soggetto politico, questo avviene, tra l’altro, per raggiungere l’ambizioso obiettivo di mettere a disposizione della società uno strumento più adeguato del precedente a dare risposte qualificate alle nuove sfide che il progresso ci impone....prosegue

 

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Il baratro dell'antipolitica 

di Gianni Paris

 

 

Viviamo in un tempo in cui l’antipolitica avanza e divora il confronto.
Lo scontro e le battaglie leali, che dovrebbero essere il sale della politica vera, lasciano il posto alla violenza, verbale e non solo, alla strumentalizzazione, di quei tanti che non hanno ancora capito che la “polis” è il luogo di tutti e che, pertanto, va onorato e difeso. La disinformazione, le comunicazioni populiste volte all’accaparramento di nuovi bacini elettorali, non rendono un buon servizio al Paese.

Il Presidente della Repubblica ha fatto un severo richiamo sull’argomento. E lo ha fatto attraverso un appello tanto saggio quanto inequivocabile: “bisogna avere il senso del limite e della responsabilità nel denunciare quel che non va; se si fa di tutte le erbe un fascio, si semina ulteriore sfiducia, non si aiuta la definizione di obiettivi precisi di rinnovamento”.

Sembrerebbe folle, ma più o meno funziona così: di fronte alla crisi della politica, alla non adeguata capacità di essa di rappresentare i bisogni della gente, invece di stringersi intorno alle Istituzioni, di proporre soluzioni, elaborare nuove strategie, piovono insulti e critiche strumentali proprio su queste e sui loro rappresentanti. L’urgenza di molte riforme impone un dialogo trasversale che vede anche il superamento dei due poli su quelle che sono le questioni, condivise largamente, che consentono al Paese il rilancio  economico e sociale. E la gente, i cittadini, la politica la subiscono. La volontà popolare, che dovrebbe essere espressa attraverso i suoi rappresentanti in Parlamento, appare impotente. Ma la volontà popolare non si può soffocare. Non si può ammansire per sempre. Si sente un ribollire di idee. Nelle piazze, nelle scuole, nei circoli, nella straordinaria esperienza delle primarie si ripete l’eco di un’istanza insopprimibile: quella di partecipare, quella di riformare. Le grida sguaiate di chi denuncia a oltranza senza proporre soluzioni porteranno presto all’afonia.

L’antipolitica si muove solamente sull’onda della demagogia, del populismo, creando disorientamento e non avanzando alcuna proposta concreta. Chiacchiere, in poche parole, straordinariamente simili nella loro inutilità dannosa, nelle interviste da Montecitorio o nei discorsi del lunedì mattina al bar, frutto -molto spesso- non di un’avversità del cittadino alle scelte del Governo, ma della disinformazione determinata dalla infinite ed insensate polemiche dispensate a fronte di queste.

Altra cosa è, come il Presidente Napolitano ammonisce, dare "peso alla società civile”. La società civile che si contrappone al dilagare dell’antipolitica.

Continua il Presidente: "importanti sono le sollecitazioni che possono venire dall'opinione pubblica, dalle forze sociali e culturali, e da una maggiore partecipazione dei cittadini: ma nulla può sostituire la ricerca di intese, la scelta di soluzioni largamente condivise in Parlamento, specie per riforme di ampio respiro che ormai si impongono nell'interesse generale”. Il confronto, la capacità di mediare posizioni anche diametralmente opposte che, tuttavia, rappresentano opinioni e sensibilità diverse. Le riforme di cui parla Napolitano sono davvero urgenti e, forse, non è opportuno minacciarle a colpi di referendum.

Credo che nello stop all’antipolitica e nel coinvolgimento popolare alla partecipazione attiva ci siano le basi sul quale edificare il rinnovamento di cui vogliamo essere portatori. Circa un anno fa ho dato vita ad un laboratorio democratico, che ha visto coinvolti spontaneamente politici, amministratori, Ds, Margherita e soprattutto cittadini non iscritti. La sintesi è stata più facile e più rapida del previsto. Quando persone hanno coraggio e volontà per mettersi in gioco, elaborare e confrontare idee, vogliono ed hanno la possibilità di portare avanti progetti, realizzarli, le soluzioni arrivano.

L’antipolitica, che vive nel breve tempo, è per definizione mancanza di responsabilità. Troppo spesso soluzioni facili e demagogiche si sono preferite all’affrontare la realtà. Ne sono un tipico esempio le dimensioni del nostro debito pubblico.

La partecipazione popolare, o meglio l’integrazione di nuove forze nel tradizionale tessuto politico, che possono e vogliono costruire e contare consentirà la produzione di risultati concreti, approcci e metodi innovativi, la fine della crisi della democrazia.

Il percorso non è scontato, né semplice, ed anche i meccanismi migliori della democrazia, se applicati tal quali, spesso non favoriscono la democrazia stessa. Basta pensare al sistema “una testa, un voto” e al terrore che genera in tanti sostenitori della cooptazione. Questa paura sta portando a concentrare energie su un serrate le file piuttosto che sull’elaborazione di contenuti e sullo sviluppo di nuove forme di partecipazione popolare. E’ il momento di strutturare e mettere a punto regole e sistemi che non conducano al rischio di penalizzare qualcuno. Magari proprio le donne ed i giovani, storicamente meno favoriti anche perché meno consoni a strutturare e fruire di meccanismi clientelari.

L’arduo compito del comitato centrale che dovrà condurre alla costituzione del Partito Democratico è proprio di definire le regole. Regole che dovranno restituire ai cittadini la fiducia perduta attraverso la valorizzazione dei singoli e non della fedeltà al leader, dei contenuti e non delle urla più forti, delle proposte fattive e non delle chiacchiere vuote. D’altro canto, il fermento dei movimenti, quello nelle sedi territoriali dei partiti  e delle associazioni, unito all’appello dei politici più illuminati, chiede proprio questo: che il vecchio sistema chiuso dei privilegi autoreferenziali lasci il posto a quello aperto della partecipazione attiva. Che la partecipazione, le nuove energie, il valore delle esperienze e i nuovi talenti e la responsabilità che un processo aperto come quello che sta gettando le fondamenta per il Partito democratico, sia la risposta alla crisi della politica, sia lo stop definitivo all’antipolitica.

 

 

 

 

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