Quando
i lavoratori muoiono...
Stiamo da anni assistendo alle morti sul lavoro. La morte degli operai della ThyssenKruup è stata il momento più drammatico che ha riportato l’attenzione su questo terribile tema, nonostante che il Presidente Napolitano in molte occasione aveva lanciato appelli per invertire la tendenza.
Perché si muore di lavoro? La legge che tutela la sicurezza nelle fabbriche e nei luoghi pubblici è degli anni ‘70, dopo il disastro di Seveso.
Il 10 luglio 1976 l'area di Seveso e di alcuni comuni vicini fu contaminata da una nube tossica contenente elevate quantità di diossina sprigionatasi in seguito ad un incidente verificatosi presso gli impianti chimici della società elvetica ICMESA. Ci furono morti e contaminati, una parte consistente degli abitanti dell'area fu evacuata.
Vennero cambiate le norme, ogni stabilimento doveva avere direttore tecnico responsabile della produzione e della sicurezza. Si doveva addestrare una squadra interna in caso di incidente pronta ad intervenire. E vennero previsti controlli periodici nei luoghi di lavoro.
Gli organi preposti al controllo sono le ASL territoriali di solito medici specializzati in medicina del lavoro, che dovrebbero controllare il funzionamento della sicurezza del lavoro anche nell’ambito della salute del lavoratore.
In questi giorni alcuni parlamentari hanno parlato di nuove norme facendo confusione fra gli ispettori del ministero del Lavoro e gli ispettori ministero della Salute. La competenza dei controlli è del Ministero della Salute. Le norme ci sono vanno applicate.
Perché oggi stiamo in questa situazione? Perché si sono allentati i controlli? Perché i lavoratori sono più ricattati e sono costretti a svolgere turni doppi, vuoi per mancanza di personale come nella ThyssenKruup, vuoi per scelta del lavoratore per arrivare a fine mese con qualche soldo in più visto il potere d’acquisto dei salari basso.
Una politica che questo governo deve assolutamente fare è riequilibrare i salari per dare una vita dignitosa ai cittadini, l’impoverimento del piccolo e medio ceto sociale, impoverisce anche il paese e si impoveriscono tutte quelle tutele che negli anni i lavoratori hanno ottenute con le lotte. Se non si fa questo è matematico che avremo altre terribili lutti. L’Italia deve uscire dalla precarietà politica ed entrare nella logica di essere a tutti gli effetti con rigore un paese europeo.
Articolo pubblicato e stampabile dal numero 3 del Caffè Democratico
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