Il
senso di una festa...anzi due
Ci sono volute ben due feste, il due e il nove dicembre scorsi, per inaugurare il nuovo Parco Pian Due Torri, nel popoloso quartiere della Magliana. Si è trattato di vere feste di piazza, volute, organizzate e partecipate dai cittadini.
Municipio e associazioni, Assessorato alle Politiche per la sicurezza e centri anziani, ma soprattutto tanta gente del quartiere, si sono uniti e hanno dato vita a due giornate di collaborazione e condivisione. Collaborazione alla realizzazione di un obiettivo comune: il riappropriarsi di un’area che da anni sembrava destinata ad uno di quegli apparentemente ineluttabili degradi di tante periferie suburbane. Condivisione dei risultati raggiunti e degli impegni futuri: il nuovo parco dovrà diventare una casa comune dove poter stare insieme, passeggiare, giocare, in sicurezza.
Chi fosse passato qualche mese fa lungo la pista ciclabile che da Via Pian Due Torri costeggia il Tevere, non riconoscerebbe oggi quell’area di otto ettari sulla riva del fiume, sgomberata, ripulita e pronta per essere attrezzata. Sì, perché nell’arco del tempo, quella fetta di paesaggio naturale urbano era degradata oltre ogni limite, perché si sa, quando una cosa è di tutti, inevitabilmente rischia di diventare di nessuno.
E così, dimentica oggi, ignora domani, in quel degrado avevano costruito le loro misere baracche anche dei nomadi, dando vita ad un insediamento non autorizzato. Uomini, donne, bambini, vivevano in condizioni di precarietà non più accettabili. Lo sgombero del campo e la bonifica dell’intera area hanno dato vita ad uno spazio che adesso torna alla gente.
E’ stato entusiasmante vedere gli scout piantare le loro tende accanto al fiume e vivere due giornate all’aria aperta come avrebbero potuto fare solo in aperta campagna. E invece, a fare da sfondo e da cornice, c’erano i palazzoni della Magliana, non più minacciosi ma, di colpo, accoglienti e amichevoli, quasi benedicenti.
E’ stato evidente a tutti, guardando le biciclette sfrecciare, i pony passeggiare placidamente con i bambini in sella, i capannelli di persone a chiacchierare senza fretta, il senso di quelle feste: la felicità di avere un posto per stare insieme, per correre su un prato a pochi passi da casa, la fierezza di sapere che quella terra è anche tua e la condividi con gli altri, la responsabilità della coscienza che sarà compito di tutti preservare e curare quel luogo.
Spingendoci un po’ più in là con la riflessione si potrebbe dire che è stata una grande vittoria democratica. La civiltà ha fatto un grande passo verso la riappropriazione di una legalità che sembrava dimenticata o, per lo meno, desueta. Il senso civico dimostrato dalle istituzioni e dai cittadini, in un momento storico e sociale come quello odierno, costellato di preoccupanti vicende di violenza, abusi e soprusi, è un segnale importante per la città di Roma e per la nazione tutta. Un segnale forte dello sviluppo di una vera e potente “cultura della legalità”. Una cultura che deve crescere sempre più a fronte del fatto che la legalità, purtroppo, non è un bene naturale a cui tutti possono attingere liberamente, ma va costruita e salvaguardata da tutti come un prezioso oggetto comune.
La costruzione di una vera democrazia passa anche attraverso questa coscienza. Si tratta solo di riscoprirla in noi.
Raccontava l’ex segretario generale dell’ONU Kofi Annan: “un
uomo nato schiavo disse circa un secolo fa ad un antropologo:… lei vorrebbe
regalarmi il diritto di essere un uomo. Quello è un diritto che avevo già quando
sono nato. Può impedirmi di viverlo, quel diritto, se lei è il più forte, ma non
potrà mai regalarmi ciò che già mi appartiene.”
Articolo pubblicato e stampabile dal numero 3 del Caffè Democratico
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