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Cos'è e come funziona?Daniela Gentili Presidente dei Democratici Arvalia e Direttore editoriale di Caffè Democratico

Daniela Gentili
direttore editoriale e presidente dei Democratici Arvalia

Il Caffè Democraticoè un giornale stampato e on-line dedicato a chi vuole leggere di politica vissuta, sentita, commentata da chi opera "in prima linea" , confrontandosi con i problemi della quotidianità, con le speranze dei giovani, con le amarezze dei cittadini, con i bisogni che la società esprime....prosegue

Daniela Gentili Presidente dei Democratici Arvalia e Direttore editoriale di Caffè DemocraticoDaniela Gentili
direttore editoriale e presidente dei Democratici Arvalia.


Direttore responsabile:
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Direttore editoriale:
Daniela Gentili

Vice direttore:
Cristiano Dani

Capo redattore:
Emanuele Faina

Questo giornale è realizzato grazie al contributo dei Democratici Arvalia

La redazione  del Caffè Democratico on-line
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Maurizio Carletti
Fracesca Cellamare
Giovanni De Lucia
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Hanno collaborato
Gianni Paris
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Manuele Marcozzi
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e tanti altri che ringraziamo....


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Editoriale
di
Gianni Paris
Presidente del XV Municipio di Roma
 

Partito Democratico. Una nuova classe dirigente per il Paese.
Per guardare con ottimismo verso il destino economico e democratico.

Se due partiti come i Democratici di Sinistra e la Margherita decidono dimettersi in discussione e di dar vita ad una fase costituente, utile alla nascita di un nuovo soggetto politico, questo avviene, tra l’altro, per raggiungere l’ambizioso obiettivo di mettere a disposizione della società uno strumento più adeguato del precedente a dare risposte qualificate alle nuove sfide che il progresso ci impone....prosegue

 

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Ambiente: non basta dire solo NO!
Il fenomeno del NYMB
Not In My Background.
di  Luca Borreale
 

 

La paura nella società moderna ha sempre motivi per autoalimentarsi. Ci sentiamo circondati, e lo siamo a tutti gli effetti, da migliaia di fattori che fanno temere per la nostra salute e che creano allarmi di ogni tipo. Allarmi che sono quasi sempre invisibili ad occhio umano e perciò facilmente strumentalizzabili e sui quali i media soffiano di continuo, non sempre solo allo scopo di informare.

E quando questa paura latente ha la possibilità di essere focalizzata su qualcosa di preciso e tangibile allora ha vittoria facile su qualsiasi altra valutazione, emerge con piena forza, e non accetta compromessi.

Le cronache recenti sono piene di episodi (come le proteste sulla TAV o sugli impianti per i rifiuti in Campania), in cui una intera comunità si trova unita per gridare: ”Questa cosa non si deve fare, e specialmente non nel mio giardino, od in quello che io ritengo possa essere il mio giardino”. Questo è il fenomeno conosciuto con l’acronimo di “NYMB” (Not In My Background- Non nel mio giardino), un fenomeno che parte dal basso la cui crescita è stata esponenziale in tutto il mondo.

Molte volte questa paura ha delle ragioni valide, molti degli obiettivi del fenomeno NYMB comportano rischi e compromessi che una società potrebbe decidere di non accettare. Con l’energia nucleare abbiamo fatto questa scelta.

Ma molto spesso vengono osteggiate senza una reale ragione anche iniziative pulite. A volte persino un palo eolico, esempio moderno di energia pulita e rinnovabile, trova l’obiezione della comunità locale. E spesso la protesta di una comunità non viene sospinta da una corretta informazione, ma da bugie (o semplici congetture dovute ad una ignoranza in materia) sapientemente inculcate da svariati soggetti, che possono essere un politico in cerca di visibilità o rivalsa, un gruppo economico con altri interessi, od anche semplicemente l’oltranzista di turno che vorrebbe spento e fermo tutto quanto perché il sole ed il vento da soli possono darci il benessere (magari fosse così!).

I valori positivi di cui i movimenti del NYMB sono portatori, e con merito, si focalizzano in una continua ricerca della sostenibilità e del minor impatto ambientale con il mondo e la comunità locale.

Ma per rendere la nostra società veramente sostenibile prima che sia troppo tardi non può essere sufficiente una politica di soli “no”, e questo perché è proprio la nostra società, la nostra auto, il nostro tenore di vita agiato e la nostra innata e stantia pigrizia ad esigere la paura di vivere in un mondo avvelenato. Le alternative a questo stato di cose sono due: o si stacca la spina (e la storia insegna come quando si stacca una spina è il popolo per primo a rimanere a secco, sia quello sceso in piazza a gridare “no” sia quello rimasto a casa), o si costruisce un mondo migliore.

E poiché non è pensabile decidere di staccare la spina al mondo, serviranno in futuro, oltre alla buona volontà ed al risparmio energetico, anche le iniziative in grado realmente di modificare la società intorno a noi. Insomma servirà rimboccarsi le maniche e costruire, costruire al meglio delle nostre possibilità. Ma con la politica dei soli “no” è difficile costruire qualcosa.

 

 

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