Nucleare
si. Ma dove?
In Italia ha ripreso vita la proposta di realizzare nuove centrali nucleari, una idea portata avanti anche da una nuova tendenza internazionale: il governo tedesco, per voce di Angela Merkel, ha dichiarato che è necessario rivedere il programma di uscita dal nucleare del 2020; il Presidente Bush invece si è detto favorevole alla realizzazione di nuove centrali.
La questione nucleare, “cassata” a metà degli anni ottanta con un referendum sull’onda emotiva di Chernobyl, è molto complessa: il primo passo per analizzare la questione nucleare è quello di affrontarla senza pregiudizi, senza l’approccio dei “no senza se e senza ma”, che del resto tanto danno ha fatto al nostro paese (basti pensare alla situazione Campania, emblema di dove porta una politica fatta di soli “no”).
La prima evidente considerazione è che il nucleare sarà indispensabile in un futuro, che può essere più o meno prossimo a seconda di come evolverà la questione energetica.
Gli attuali combustibili energetici presentano infatti un costo in continuo aumento, una domanda costantemente in crescita da parte soprattutto dei paesi emergenti quali India e Cina, ed una offerta che fatica a tenere il passo.
Questa situazione, che già attualmente ci sta mettendo in difficoltà, fra meno di 10 anni potrebbe, specialmente per l’Italia povera di materie prime, diventare la causa di una vera e propria crisi energetica. Per quel momento pertanto sarà importantissimo aver diversificato il più possibile il nostro “paniere energetico”, aver reso il nostro sistema elastico ed in grado di gestire le difficoltà.
Gli strumenti principali da adottare in tal senso saranno: investire massicciamente sulle energie rinnovabili, installare rigassificatori, realizzare le centrali nucleari. Ed ovviamente, almeno su questo tema, bisogna iniziare a muoversi per tempo, in quanto il problema energetico non è un problema che si risolve con un decreto legge in un mese!
Questa considerazione ci permette subito di rispondere ad una domanda: perché investire adesso sul nucleare di Terza Generazione invece che aspettare quello di Quarta Generazione, il quale (sulla carta) non dovrebbe produrre scorie radioattive?
Perché il nucleare di Quarta Generazione non sarà perfezionato prima di 15 anni, e pertanto la prima centrale in Italia non potrà entrare in esercizio prima di 20 anni o più. La risoluzione dei futuri problemi energetici invece va impostata adesso, su tecnologie pronte.
La seconda domanda è relativa alla sicurezza: le centrali nucleari che si intende realizzare saranno sicure? La risposta è un forte “sì”, in quanto il livello tecnologico raggiunto dà ampissime garanzie a riguardo, e considerazioni diverse a riguardo a mio giudizio sono faziose.
Una forte considerazione a sfavore del nucleare riguarda le fonti energetiche rinnovabili, da parte di coloro che credono che invece di investire sul nucleare dovremmo investire sulle rinnovabili.
Questa è una considerazione sicuramente corretta, che personalmente condivido ampiamente, ma che non preclude la strada nucleare. Le energie rinnovabili hanno purtroppo caratteristiche di bassa densità energetica: per produrre la stessa energia elettrica di un singolo impianto nucleare servirebbero ben 1.000 pale eoliche alte 90 metri, o 19 milioni di pannelli fotovoltaici (circa 80 chilometri quadrati destinati all’uso). Il problema del “paniere energetico” non si potrà perciò mai risolvere solo con le rinnovabili, anche se queste dovranno obbligatoriamente avere una parte importante.
Inoltre il nucleare, in comune con le fonti rinnovabili, presenta il vantaggio indubbio di avere zero emissioni gassose, di CO2 e di altri inquinanti, in atmosfera.
A mio giudizio pertanto i veri “nodi dolenti” relativi al nucleare sono tre: come ammortizzare i costi estremamente elevati legati alla costruzione di una centrale? dove smaltire le scorie? dove realizzare la centrale nucleare in un paese come il nostro dove addirittura i parchi eolici sono contrastati sul territorio dalla politica dei “no”?
In relazione agli elevatissimi costi di impianto, che sono il motivo per il quale non si realizzano da venti anni nuove centrali, risulta chiaro come senza l’intervento dei finanziamenti dello stato, così come è avvenuto in passato ed avviene in tutti i paesi occidentali, difficilmente si realizzeranno nuovi impianti. E già questo può destare delle perplessità.
In relazione invece alla localizzazione degli impianti e delle scorie, il mio timore è che questo governo di destra, oggi come in passato, affronti la cosa con faciloneria e decisionismo: non è mettendo croci su di una mappa geografica che si può decidere dove realizzare una centrale od un sito di stoccaggio. Bisogna scendere nelle comunità ed ottenere il massimo del consenso. E purtroppo temo che in Italia, su questo tema, sarà quasi impossibile trovare una comunità disposta a farlo.
Articolo pubblicato e stampabile dal numero 4 del Caffè Democratico
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