Non
solo Italia
di Fabio Nicolucci
Dopo la doppia sconfitta elettorale, in Parlamento e al Campidoglio, noi democratici siamo di fronte alle nostre responsabilità: in primis, quella di capire il perché abbia perso in questo modo così vasto e profondo. Dobbiamo fare quello che è sempre stato in un modo o nell’altro rimandato: una vera e propria battaglia delle idee. Solo vincendo la battaglia delle idee saremo capaci di rinnovare profondamente la nostra cultura politica, così da permetterci di leggere la nuova Italia, e quindi anche di unirci veramente – pure come gruppi dirigenti - per un progetto di futuro e non per l’incalzare dell’offensiva avversaria.
Un pezzo di questa battaglia delle idee avviene naturalmente nell’ambito della politica internazionale. A cominciare dalla comprensione che non si tratta più, dato il nuovo mondo nel quale viviamo, di materia da delegare a specialisti e accademici, bensì dell’altra inscindibile faccia di una proposta politica per l’Italia. Il capire dove siamo nel mondo, è condizione per formulare proposte e ipotesi per starci al meglio: quanto di più necessario per tornare a vincere, perché solo su queste premesse saremo capaci di formulare una proposta politica potenzialmente maggioritaria, cioè non elitaria bensì popolare.
Noi democratici di Roma possiamo in questo senso dare un importante contributo. Infatti, una volta di esclusiva pertinenza del governo, oggi le politiche internazionali fanno parte integrante dell’azione anche degli enti locali: comuni, province e regioni. Oggi la politica internazionale si fa anche a livello locale. Lo Stato è infatti sempre più caratterizzato da un processo di diffusione del potere e da una sua stratificazione su molti livelli.
Ciò è tanto più vero per quanto riguarda gli enti locali di secondo livello – come la Provincia di Roma e la Regione Lazio – soprattutto nel contesto euromediterraneo, in particolar modo nel rapporto tra quelli italiani e quelli della riva sud. Per ragioni storiche dovute alla lunga dominazione turca, l’organizzazione statuale dei paesi della riva sud del Mediterraneo ancora risente del modello delle uilaiat (province) nelle quali era suddiviso l’impero ottomano. Più che di municipalità si parla in questo caso di aree più grandi, regioni o province: spesso sono questi sono i poteri locali di prossimità nella riva sud. Per questo Regione e Provincia hanno un ruolo cruciale da svolgere nella cooperazione con la riva sud del Mediterraneo, con l’obiettivo anche di favorire il dialogo e l’avvicinamento ideale delle due sponde di un mare in comune.
Unificare il Mediterraneo deve costituire allora il nostro principale obiettivo politico. Su questo l’Italia è già fortemente impegnata, basti pensare alla missione Unifil in Libano. Ogni altra azione in questo senso, dalla cooperazione decentrata all’elaborazione di policy-making con attori locali - anche con proposte innovative, come il recente seminario del CIPMO a Trento sul modello di convivenza altoatesino come modello per palestinesi e israeliani – è importante per il rilancio della nostra azione politica: un Mediterraneo lago di pace e non terreno di conflitti è indispensabile affinché l’Italia possa giocare nel mondo un ruolo centrale in chiave cooperativa. Su questo sia Regione Lazio sia Provincia di Roma hanno un grande ruolo da giocare, e in esse il PD di Roma e del Lazio.
Articolo pubblicato e stampabile dal numero 4 del Caffè Democratico
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