Lettera aperta ad un conduttore della sera
Sono
mesi che la tv si occupa della nascita del Partito democratico, ospitando negli
studi uomini politici della Margherita e dei Ds, rappresentanti di altri
partiti, esperti, estensori del noto “Manifesto”. Addetti ai lavori, insomma. O
addetti alla politica, se si preferisce.
In tutti gli interventi aleggia sempre un convitato di pietra: la gente comune.
Alcuni la definiscono “la società civile”, per altri è “il popolo delle
primarie”, in qualche intervento si preferisce dire “quelli che non si
riconoscono nei Ds e nei Dl”, ma la sostanza non cambia. Negli interventi e
nelle domande dei giornalisti si ripete che la nascita del nuovo soggetto “non
deve essere una fusione a freddo tra i due maggiori partiti di governo”.
I massimi dirigenti dell’Ulivo, da Fassino a Prodi, hanno sancito che il
percorso che porta alla costruzione del Partito democratico si fonda su due
principi basilari: da una parte le primarie come metodo per la selezione dei
candidati alle elezioni e dall’altra “una testa un voto”. Questo vuol dire che
chiunque, e non solo gli iscritti ai due partiti, potranno partecipare a questo
grande processo democratico.
Si registra una grande vitalità tra coloro che non si riconoscono nei partiti
fondatori e che aspirano a cambiare i partiti in Italia. Coloro che credono
nell’Ulivo e che non sono iscritti ai due partiti sono tanti. Anzi si possono
contare. Partendo dalle primarie, cui hanno partecipato 4.300.000 persone, si
possono individuare almeno 2 milioni di persone che hanno votato che non sono
iscritte ai Ds e nemmeno alla Margherita. Si tratta di gente che si riconosce
nel progetto del Partito voluto da Romano Prodi.
Ma se i partiti coinvolti nella nascita del Pd stentano a dar voce a questo
pezzo di società, bisogna ammettere che i media fanno lo stesso. Secondo tutte
le rilevazioni sociologiche, la maggioranza delle persone si informa attraverso
la tv, ma la tv ignora le centinaia di associazioni e semplici cittadini che
guardano con interesse alla nascita del Pd. Ci si stupisce che il Pd possa
nascere senza pezzi importanti, ma se nessuno “dà voce a chi non ce l’ha” sarà
difficile che nuovi soggetti possano partecipare in prima fila al parto.
Nella maggior parte dei casi si privilegiano i volti noti della politica, si
sceglie l’audience sicura, garantita dal “grosso nome”, ma si rischia di
lasciare immutato il teatrino della politica. Per questo chiediamo ai conduttori
di importanti programmi di approfondimento di coinvolgere il più possibile tutti
coloro che si stanno impegnando alla nascita del Partito democratico.
TO
Caffè
Democratico

Editoriale