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Cos'è e come funziona?Daniela Gentili Presidente dei Democratici Arvalia e Direttore editoriale di Caffè Democratico

Daniela Gentili
direttore editoriale e presidente dei Democratici Arvalia

Il Caffè Democraticoè un giornale stampato e on-line dedicato a chi vuole leggere di politica vissuta, sentita, commentata da chi opera "in prima linea" , confrontandosi con i problemi della quotidianità, con le speranze dei giovani, con le amarezze dei cittadini, con i bisogni che la società esprime....prosegue

Daniela Gentili Presidente dei Democratici Arvalia e Direttore editoriale di Caffè DemocraticoDaniela Gentili
direttore editoriale e presidente dei Democratici Arvalia.


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Direttore editoriale:
Daniela Gentili

Vice direttore:
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Questo giornale è realizzato grazie al contributo dei Democratici Arvalia

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Editoriale
di
Gianni Paris
Presidente del XV Municipio di Roma
 

Partito Democratico. Una nuova classe dirigente per il Paese.
Per guardare con ottimismo verso il destino economico e democratico.

Se due partiti come i Democratici di Sinistra e la Margherita decidono dimettersi in discussione e di dar vita ad una fase costituente, utile alla nascita di un nuovo soggetto politico, questo avviene, tra l’altro, per raggiungere l’ambizioso obiettivo di mettere a disposizione della società uno strumento più adeguato del precedente a dare risposte qualificate alle nuove sfide che il progresso ci impone....prosegue

 

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Le cose da fare subito
di Corrado Belmonte

Corrado Belmonte

Il colpo che l’Unione ha subito nel nord del paese, in occasione delle ultime elezioni amministrative, nasce da una pressione fiscale eccessiva e da una legislazione innovata dalla finanziaria 2007 troppo complessa.

Occorre riflettere su quello che si può fare per risolvere la situazione.

Innanzitutto il tesoretto, i sette miliardi di euro in più e/o altre successive entrate che già si prefigurano, grazie alla rigorosa politica di recupero avviata dal Governo, contraddistinta dalla lotta all’evasione e dal riequilibro fiscale. Cosa farne?

Invece che distribuire le nuove risorse in modo statistico verso le famiglie più disagiate che non otterrebbero una somma significativa, l’alternativa potrebbe essere di porre in essere un intervento a favore delle imprese e dei cittadini rendendo deducibili fiscalmente gli interessi passivi derivanti da mutui e contratti finanziari al 100%.

Un esempio utile a comprendere le difficoltà che incontrano oggettivamente alcuni cittadini è il caso di una famiglia tipo che per acquistare la prima casa tre anni fa aveva contratto un mutuo al 100% di euro 210.000. La rata stimata (tasso variabile) era di euro 1.100 mensili, che li avrebbe accompagnati nei successivi 25 anni. Uno stipendio intero o forse più. Ma cosa accade oggi? L’Euribor (tasso europeo variabile sul quale viene determinata la rata) aumenta. E la rata tocca oggi i 1.400 euro. Quella famigliola ha perso così 300 euro mensili. Inoltre, quella rata corrisponde in minima parte al capitale con il quale sta acquistando un valore immobiliare, ma è quasi totalmente costituita da interessi. Interessi che può dedurre dal proprio reddito fino ad un massimo di 3.615 euro (contro i quasi 10.000 euro annui pagati) e per il 19%. Rendendo gli interessi pagati interamente deducibili l’operazione di mutuo diverrebbe fiscalmente neutrale e sul cittadino non graverebbe alcun onere. Il cittadino disporrebbe di maggiore liquidità che contribuirebbe, oltre alla “sopravvivenza” sua e della sua famiglia, anche ad un rilancio dell’economia.

In secondo luogo, va rivista la legislazione sul razionamento del credito ovvero sulla legge antiriciclaggio 197/91  che pur mantenendo i propri strumenti di accertamento non deve impedire la circolazione libera del denaro.

Andrebbe abolita la tassazione sugli immobili, in particolare l’Iva e l’ICI sulla prima casa.

La quota di esenzione andrebbe calcolata sul volume d’affari e non sul singolo immobile.

Inoltre andrebbe reso facoltativo e non obbligatorio il calcolo delle imposte sullo scorporo del terreno dalle mura degli immobili.

Vanno poi rese deducibili interamente le spese mediche.

Gli incentivi fiscali vanno correlati non a fondi ministeriali, ma al rispetto di parametri legislativi quali: sicurezza sul lavoro, incentivo alla responsabilità del committente, diminuendo la tassazione sul costo del lavoro in misura più che proporzionale all’aumento del peso dei contributi dell’Inps.

Le maggiori risorse andrebbero trovate nel modo seguente: riduzione drastica degli enti che lavorano per gli enti e promulgazione dell’autocertificazione ex l. 445/2000 in modo da ottenere almeno un risparmio di tempo. Le liberalizzazioni non bastano più, serve l’ultra semplificazione amministrativa: meno passaggi burocratici, maggiore responsabilità dei dirigenti tutelando con limiti temporali la concessione dei permessi.

Il censimento delle leggi e la loro riduzione al minimo attraverso la redazione di nuovi testi unici semplificati.

Riuscire in questo non è impossibile, è un atto di volontà. Lo stato italiano futuro deve dare alle gente la possibilità di eleggere direttamente il Presidente della Repubblica, del Consiglio dei Ministri, il Presidente della Regione ed i Sindaci estendendo a tutti i capoluoghi lo status di città metropolitana ed a Roma lo status di capitale con legislazione autonoma come Londra.

Semplificazione del Tuel: Testo Unico degli enti locali e introduzione degli istituti di diritto inglese assicurerebbero un maggiore disponibilità di liquidità ai cittadini senza l’eccessivo controllo di una burocrazia feudale che sta strozzando l’economia del nostro paese e ci allontana dall’Europa e dagli Stati Uniti d’America. Dal punto di vista sociale vanno riconosciuti il sostegno alle giovani madri, annuale e non una tantum ed ai giovani disoccupati in cerca di prima occupazione attraverso un sussidio che premi la ricerca attiva di un lavoro e la formazione.

Rendere detraibile la formazione al 100% permetterebbe ai privati di compensare le lacune dello stato. Serve l’autonomia degli enti locali non il decentramento amministrativo.

 

 

 

 

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