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Cos'è e come funziona?Daniela Gentili Presidente dei Democratici Arvalia e Direttore editoriale di Caffè Democratico

Daniela Gentili
direttore editoriale e presidente dei Democratici Arvalia

Il Caffè Democraticoè un giornale stampato e on-line dedicato a chi vuole leggere di politica vissuta, sentita, commentata da chi opera "in prima linea" , confrontandosi con i problemi della quotidianità, con le speranze dei giovani, con le amarezze dei cittadini, con i bisogni che la società esprime....prosegue

Daniela Gentili Presidente dei Democratici Arvalia e Direttore editoriale di Caffè DemocraticoDaniela Gentili
direttore editoriale e presidente dei Democratici Arvalia.


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Per guardare con ottimismo verso il destino economico e democratico.

Se due partiti come i Democratici di Sinistra e la Margherita decidono dimettersi in discussione e di dar vita ad una fase costituente, utile alla nascita di un nuovo soggetto politico, questo avviene, tra l’altro, per raggiungere l’ambizioso obiettivo di mettere a disposizione della società uno strumento più adeguato del precedente a dare risposte qualificate alle nuove sfide che il progresso ci impone....prosegue

 

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Benedicte MonvilleLa Francia di Sarkozy

di Bénédicte Monville

Un altro passo del nostro giornale verso una dimensione internazionale.

Da questo numero inizia la corrispondenza di Bénédicte Monville da Parigi

 

Quando passeggio nella città di Roma, sono spesso sorpresa di quanto la gente consideri positivamente l’elezione di Sarkozy. Più volte mi sono posta la domanda, o gli italiani trovano nell'elezione di Sarkozy un modo di rassicurarsi sulle loro proprie scelte passate o non sanno niente di quello che sta accadendo in Francia. Devo dire pero' che i francesi stessi cominciano solo ora ad aprire gli occhi e qualcuno sembra ancora ubriacato dalla frenesia gesticolante del nostro presidente.

Il presidente Sarkozy ed il governo di François Fillon hanno intrapreso una serie di riforme sociali ed economiche: il cosiddetto "pacchetto fiscale", la riforma dei regimi pensionistici (a proposito dei quali è stato detto in Italia di tutto e di più), le imposte di successione, gli straordinari, la franchigia sulle spese mediche, la riforma dell'università.

Lo stato sociale francese, che molti qui ci invidiano, è stato reso possibile grazie ad una relativa redistribuzione della ricchezza tra i cittadini. Essa si basava su una ripartizione equa dello sforzo economico tramite l'imposta progressiva sul reddito. In effetti, i cittadini dovevano finanziare la solidarietà nazionale secondo la loro capacita contributiva. Una bella idea svuotata piano piano dal suo senso.

L'aliquota massima sul reddito da lavoro, superiore al 60% da 1945 a 1975, è stata abbassata dai governi successivi fino a essere fissata oggi al 40%. Lo scudo fiscale, fissato al 60% dal governo Villepin ed abbassato al 50% dal governo Fillon, che si applica ai redditi complessivi, cioè comprese rendite e patrimoni, priva della sua efficacia “l'Imposta Sulla Fortuna” (ISF), creata per finanziare il reddito minimo garantito (R.M.I. Revenu Minimum d'Insertion). "Il pacchetto fiscale è un vero pacco regalo di 13 miliardi di euro offerto, per la maggiore parte, alle famiglie benestanti […] »[1]

Inoltre, il governo Fillon-Sarkozy ha rialzato significativamente le soglie massime di esenzione dalle imposte di successione e donazione. Ora, l'imposta sull'eredità era stata decisa dai rivoluzionari francesi che applicando il principio della fine dei privilegi garantivano i mezzi di esistenza della rivoluzione stessa.

Questi tagli all'imposizione fiscale diretta, privano le casse dello Stato Francese di fondi importanti. Per compensare le perdite, il governo Sarkozy riduce la spesa.

È a questo punto che la brutalità della politica neoliberale ed autoritaria del nostro presidente comincia ad essere avvertita dai cittadini Francesi.

La riforma delle pensioni in discussione per compensare lo squilibro demografico intende allungare l'anzianità contributiva per tutte le categorie a 41 annualità contro le 40 attualmente. In pratica, visto l'ingresso sempre più tardivo nel mondo del lavoro, nessuno avrà più la possibilità di andare in pensione con un trattamento completo. Si potrebbe invece puntare sull'innalzamento della contribuzione coniugata ad una politica di aumento dei salari che avrebbe il vantaggio di recuperare parte del potere di acquisto perso negli ultimi anni.

La prima battaglia del governo contro i regimi pensionistici speciali degli autoferrotranvieri del trasporto pubblico non avrà nessun tipo d'impatto economico sulla sostenibilità del sistema complessivo, dato che queste sono situazioni marginali. La battaglia pero è simbolica. Vince l'idea che solo il lavoro e l'impegno nel proprio lavoro, anche fosse un lavoro usurante o pericoloso, fa guadagnare all'uomo il suo posto nella società.

La stessa idea supporta la riforma degli straordinari. Quelli che pensano che i lavoratori non siano abbastanza pagati in confronto ai salari esorbitanti dei manager delle grandi imprese non hanno capito niente! I lavoratori non lavorano come dovrebbero per guadagnarsi il diritto di comprarsi il benessere promesso dal nostro mondo.

Ecco la soluzione del nostro presidente: i lavoratori devono fare degli straordinari, fiscalmente esenti dunque senza ripercussione sulle contribuzioni sociali e sul diritto alla pensione. Abile raggiro, no ? Il lavoratore paga il suo aumento di salario perché una volta malato, disoccupato o alla pensione non potrà usufruire dei dividendi di tasse non pagate. Non sbagliamoci, questa riforma degli straordinari è il modo che ha trovato il governo per rivisitare la legge sulle 35 ore settimanali di lavoro. Tutto questo dimenticando che la produttività dei lavoratori francesi è una delle migliori al mondo, proprio grazie alle condizioni complessive di formazione, di vita e lavoro che stanno distruggendo.

Inoltre, adesso dovremo comprarci la salute. Poiché il nostro presidente ritiene che "l'assicurazione sanitaria non ha vocazione a farsi carico di tutto" e che in parte "deve essere di responsabilità individuale attraverso una copertura complementare", vista la recrudescenza delle malattie degenerative (cibo industriale, pesticidi, inquinamento), le assicurazioni faranno fortuna. Quelli che non avranno i mezzi per pagarsi un'assicurazione sanitaria, come i 50 milioni di statunitensi, oggi dovrebbero cominciare a preoccuparsi.

Parallelamente si sta avviando la riforma dell'università: la legge L.R.U. (LOI n° 2007-1199 du 10 août 2007 relative aux libertés et responsabilités des universités) è stata votata in piena estate ed i decreti attuativi sono stati emanati ad agosto impedendo alla comunità universitaria di reagire. Questa legge smantella il sistema attuale e porterà alla privatizzazione dell'università e ad una stretta dipendenza della ricerca dal potere politico ed economico. Il nuovo premio Nobel francese di fisica ha ricordato nel giornale francese Le Monde che le sue ricerche non sarebbero state finanziate da un sistema di finanziamento della ricerca a progetto.

Il movimento di opposizione che si sta ampliando da parte degli studenti, dei ricercatori e docenti, viene represso con forza e spesso violenza da parte della polizia senza che i maggiori quotidiani ne parlino. L'opposizione subisce arresti arbitrari, violenza fisica, e gravi insulti rivolti a professori universitari.

Il presidente Sarkozy ha dichiarato " se volete studiare le lingue antiche il contribuente non è obbligato a pagare per questo", vi lascio immaginare che fine faranno le scienze umanistiche e sociali oppure l'arte e la letteratura nel sistema che si profila.

La società che ci prepara Sarkozy è una società dove la redistribuzione della ricchezza e l'eccellenza della cultura che costituivano l'esemplarità del modello francese non esisteranno più. Una società dove la povertà crescerà esponendo sempre più gente alla violenza istituzionale di uno stato neoliberale. Una società dove i lavoratori poveri sopporteranno ritmi di lavoro disumani, scuole pubbliche esangui ed incapaci di assicurare un minimo di mobilità sociale. Una società dove politici incolti, convinti che il neoliberismo politico è l'unica forma "naturale" di organizzazione sociale, imporranno la loro volontà con la violenza di uno stato di polizia. I tristi eventi recentemente accaduti nella banlieue di Villiers-le-Bel ne sono una perfetta illustrazione.

Una società che avrà perso il senso della democrazia e dove le elezioni condurranno alla riproduzione di questa scadente classe politica.


 

[1] "Retour aux privilèges fiscaux de l'Ancien Régime" par Liêm Hoang-Ngoc, Le Monde Diplomatique, Ottobre 2007. La versione in lingua italiana è publicata dal quotidiano Il Manifesto.

 

Articolo pubblicato e stampabile dal numero 3 del Caffè Democratico

3  Gen/Mar 2008

 

 

 


Un altro passo del nostro giornale verso una dimensione internazionale. Da questo numero inizia la corrispondenza di Bénédicte Monville da Parigi

 

 

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