La
democrazia in cammino
C'è un popolo in marcia, una marcia silenziosa e non organizzata quella di un popolo che cerca la sua strada una strada non battuta o abbandonata da tempo, una strada che non aspetta altro che essere calpestata da viandanti guidati dalla luce del sapere e della costruzione collettiva, quella che muove il cuore e la mente verso nuovi progetti.
C'è un popolo che prima in attesa, ora non è lo più.
Si muove questo popolo, consapevole che può fare molto e piano piano si organizza in associazioni, movimenti ed altro per far ascoltare la propria voce a chi dovrebbe andarla a cercare quella voce .....! Quella voce, infatti, sa raccontare in modo limpido ed inequivocabile alcune realtà perché nulla e nessuno più di chi le esperienze le vive sulla propria pelle, è in grado di restituirle in tutta la sua interezza; nessuno come chi le cose le vive è in grado di suggerire cosa sia più opportuno agire, affinché ci possa indirizzare al meglio.
Il compito della politica oggi è molto faticoso, poiché le attuali classi dirigenti devono misurarsi con una popolazione sempre più attenta ed in grado di trovare e suggerire strategie, molto più di ciò che accadeva in passato, dove la popolazione media era meno scolarizzata ed informata.
Nel nostro Paese la dimensione politica paludata, in cui gli esponenti parlamentari venivano percepiti come onorevoli autorevoli, non è più rintracciabile. La percezione più diffusa è quella di un forte indebolimento della leadersphip in politica e dell'autorevolezza degli esponenti.
La spinta alla partecipazione dentro e fuori i partiti organizzati ha la meglio, si assiste ad un popolo di cittadini che avanza.
Per dirla con Habermas un popolo di intellettuali, poiché in grado di leggere ed elaborare la realtà intorno.
Il mutamento è la condizioni naturale dell'esistere.
Poiché tutto muta, alcuni studiosi sono inclini a pensare l'assenza del presente come tempo dato, poiché a causa dell'incessante mutamento, si dice, esistano in realtà solo i tempi passato e futuro.
Nonostante il mutamento sia così naturale, ogni cambiamento porta con sé notevoli resistenze per il fatto di interrompere un ordine già costruito e al quale ci si è adattati.
Ogni mutamento implica un nuovo equilibrio che si sostituisce a quello precedente; se questo da un lato significa evoluzione dall'altro significa anche sforzo e fatica che non sempre tutti sono disposti ad affrontare ed è così che assistiamo sovente ad episodi di resistenza al mutamento.
Le scienze umane ci propongono costantemente quest'andamento di resistenza al mutamento. La fisica ci insegna d'altro canto che, ogni processo una volta avviato non può essere arrestato se ne può, tuttavia, valutare l'impatto e monitorarlo.
Possiamo osservare ad oggi, come la spinta verso pratiche democratiche di scelta, sia una condizione irrinunciabile, in particolare nei paesi ad economia matura.
Le classi dirigenti di questi paesi non possono non considerare questo enorme mutamento, se vogliono realmente compiere azioni per l'aumento della qualità della vita di una comunità.
Una classe politica matura ha il dovere di indirizzarsi verso il mutamento per comprendere fino in fondo cosa stia accadendo, solo così potrà attuare il senso vero del legiferare: regolare cosa accade in un certo contesto e non al contrario regolamentare il contesto.
C'è stato un film del 1989 diretto da Peter Weir in cui le dinamiche relative al mutamento sono rappresentate in modo magistrale.
Il film in questione è “l'attimo fuggente” ambientato in un college che della tradizione e dei valori conservatori fa il proprio vanto.
Inaspettatamente, un ex alunno divenuto docente il prof. Keating, rompe gli schemi proponendo ai propri studenti un metodo alternativo al tradizionale, nello studio della metrica e nella valutazione della poesia.
Keating interviene in modo dirompente instillando il dubbio sulla validità di alcune certezze.
Gli studenti vengono sollecitati attraverso una serie di stratagemmi metodologici ad osservare il mondo non più secondo gli schemi classici, piuttosto a tutto tondo, con moto circolare, partendo proprio dallo studio della poesia.
Questi studenti verranno messi davanti alla prova evidente che, la misurazione della bontà di una poesia non può ridursi alla mera misurazione su assi cartesiani di alcuni parametri predefiniti.
La poesia in quanto tale sollecita i sensi, con ciò la sua bontà dipenderà dalle tante sensazioni che solleciterà e dai sentimenti che riuscirà a destare nel lettore.
Per tutto questo e forse per molto altro, bisognava ripensare un intero impianto metodologico.
Emblematico il passaggio in cui gli studenti, reticenti all'inizio, vengono invitati a salire in piedi sulla cattedra per avere una visione circolare del mondo intorno.
Il professore propone una modalità di pensare fuori dagli schemi convenzionali, introduce il caos dopo il quale nulla sarà più uguale a prima.
Tutta la realtà che il caos avrà raggiunto, troverà un nuovo equilibrio in cui il mutamento comincerà il suo fluire.
Le vicende successive altro non sono che prodotto del mutamento in atto, un'alternanza di affondo e resistenza, due forze in campo che si fronteggiano.
Le esistenze degli interpreti verranno profondamente toccate, ma qui non siamo per darne una valutazione di senso, ciò che si ritiene di dover notare è che le idee hanno un loro corridoio privilegiato si fanno largo nello spazio e infrangono le barriere.
Le idee hanno una loro vita ed è per questo che necessitano di considerazione e valutazione, perché in ogni caso troveranno il modo per non farsi ignorare.
Tutto quanto è stato detto non è privo di senso rispetto a ciò che, qui si vuole rappresentare.
Lo scorso maggio ho partecipato ad uno dei convegni tenuti dall'Associazione Democrazia Solidale, dal titolo “Roma Città Aperta”, lì ho osservato come quel popolo in marcia, silente all'inizio, non organizzato e sofferente per le tante disattenzioni che le Istituzioni talvolta mostrano a causa dell'incapacità d'ascolto nei confronti di parole che vengono da chi sa raccontare in modo limpido ed inequivocabile alcune realtà, siano ormai un realtà vera, combattiva ed in grado di una progettualità sui temi della disabilità.
La rete dei genitori e dei familiari di coloro che sono colti da diverse forme di disabilità mentale, cercano di dimostrare con i fatti, che la bontà di un progetto di riabilitazione non può ridursi alla mera misurazione di alcuni parametri predefiniti.
La riabilitazione in quanto tale, deve vedere al centro la persona in tutta la sua interezza, deve sentire quella persona come tale a tutto tondo. La rete delle famiglie chiede in sostanza di prendere in considerazione un nuovo paradigma di riferimento, in cui il centro non sia il progetto di cura in quanto tale ma la persona, unica nella sua individualità ed il suo proprio progetto di cura.
Per tutto questo e forse per molto altro, è urgente pensare un nuovo impianto metodologico nei sistemi di cura delle disabilità mentali ed in particolare dei disturbi generalizzati dell'età evolutiva. I disturbi dell'età evolutiva insorgono in età preadolescenziale e proprio per questo, devono esser trattati con particolare attenzione, pensando di volta in volta un progetto rivolto alla persona e che l'accompagni nelle diverse fasi delle sua evoluzione.
E' evidente quale forza ci sia in questa istanza di partecipazione alle scelte ed è anche evidente, ma non scontato, che la classe dirigente di un paese cosiddetto democratico, ascolti veramente!
Vorrei ricordare a questo proposito la rivoluzionaria opera di elaborazione che si è tradotta poi in una Legge, la Legge Basaglia che nasce con lo spirito di creare un sistema integrato di cura nelle disabilità mentali al cui centro sono le persone, ed il cui unico demerito sta nel fatto che non ha mai trovato da trent'anni ad oggi, una integrale applicazione.
Vorrei concludere ricordando che le idee, in ogni caso, troveranno il modo per non farsi ignorare!| Non ci resta che sperare che siano le più buone .....naturalmente!
Articolo pubblicato e stampabile dal numero 4 del Caffè Democratico
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