Intervista al candidato fatta dalla gente!

Walter Veltroni
Un’Italia
unita,
moderna e
giusta
di Arianna Donati
Sergio
Catalini
portiere
Quali sono i suoi programmi televisivi ideali?
Veltroni
Non sono un grande amante della televisione. O meglio, non mi rispecchio
in quello che la televisione di oggi propone al suo pubblico, in termini non
solo di contenuto ma anche di linguaggio. Per una serie di motivi. Il primo, è
che ritengo che oggi più che mai la tv abbia un compito delicatissimo nella
formazione dei gusti, delle mode e, in un certo senso, delle coscienze.
Soprattutto nei confronti di chi, davanti alla televisione, passa una
considerevole quantità di tempo. Purtroppo devo constatare che, a parte qualche
rara eccezione, i palinsesti attuali offrono ben poco alla crescita personale
dei consumatori. Crescita non solo culturale ma anche umana. Le trasmissioni che
ogni giorno ci propone la tv presuppongono unconsumo passivo delle informazioni
che veicolano. Non a caso i programmi più seguiti sono i reality show, rispetto
ai quali non è necessario far altro che condividere momenti di vite altrui messe
in vetrina. Lo stesso vale per i linguaggi e i toni, spesso troppo accesi, che
tendono a esasperare le differenze e alimentare le distanze. Una tendenza che,
purtroppo, spesso riscontro anche nei programmi di informazione. So che la
televisione è innanzitutto intrattenimento, anche leggero, ma ritengo che non
può e non deve essere solo questo. Ecco, i miei programmi ideali sono quelli che
consentono
a chi li guarda un consumo critico, attivo, il cui fine ultimo non sia solo
l’audience. Programmi che raccontino quello che siamo stati e che siamo, i sogni
che attraversano le generazioni, i mutamenti del mondo e della storia. Ma
spesso, prodotti di questo tipo non vanno in prima serata.
Valerio Sirna
Studente
Da dove si comincia per cambiare il mondo?
Veltroni
Intanto proviamo a pensare quanto andrebbe cambiato. Un’infinità di
cose. Se dovessi sceglierne
una, la più urgente, la più drammatica, penserei alle inaccettabili
disuguaglianze che spaccano in
due il pianeta, che separano il Nord e il Sud del mondo. Comincerei da qui. Sul
come farlo, poi, direi che intanto bisogna partire da due condizioni: avere la
giusta sensibilità e la necessaria concretezza. Dove per sensibilità intendo
quella predisposizione d’animo per quell’insieme di valori e ideali senza i
quali sarebbe impossibile pensare a un vero cambiamento radicale. Poi, la
concretezza delle azioni. Quindi una serie di interventi che, in altre
occasioni, ho già avuto modo di illustrare. Dal rispetto degli Obiettivi del
Millennio alla necessità per i Paesi più sviluppati di incrementare la
percentuale di Pil da destinare alle aree più disagiate del pianeta. Perché le
disuguaglianze, di qualunque tipo siano, creano dei muri invisibili che
significano esclusione e marginalità.
Renato Romano
Ricercatore
Spieghi ad un bambino di dieci anni la parola “politica”.
Veltroni
La politica è l’arte di sapersi prendere cura della propria comunità, delle
persone che ne fanno parte, con passione e spirito di servizio per il bene
comune, e con una particolare attenzione per chi è più debole, per chi vive nel
disagio e ha difficoltà. Se mancano queste componenti, se non c’e uno spirito di
servizio legato alla passione di tutto ciò che viene pensato e fatto per la
società, se non c’è una visione del destino comune che lega le persone, la
politica rischia di essere solo gestione del potere.
Concetta Merolla
pensionata
Mia nipote non riesce a sposarsi perche’ non puo’ comprare una casa. In affitto
manco a parlarne. Cosa si puo’ fare per aiutare questi giovani a mettere su
famiglia?
Veltroni
La precarietà è una delle principali sfide della politica. Dare delle risposte
concrete è un dovere
nei confronti di coloro che ne pagano il prezzo più alto: i giovani. Dove per
precarietà intendo quella sensazione permanente di insicurezza, transitorietà e
incertezza che conosce bene chi, come i nostri ragazzi, sa di non poter
acquistare una casa perché non può accendere un mutuo,
che nessuna banca gli concederà mai un prestito perché ha un contratto di lavoro
atipico e che tenderà a restare a casa dei genitori per un tempo troppo lungo,
rinunciando a coronare i propri sogni, che siano metter su famiglia, o
l’orgoglio di riuscire a essere economicamente indipendente
o poter gestire la propria vita come, ai tempi dei loro genitori, un ragazzo,
seppur con molti sacrifici poteva fare. Il problema di questa che si configura
sempre di più come una vera e propria crisi generazionale, investe ambiti
molteplici. Dall’occupazione, ai contratti di lavoro, dall’accesso al credito,
al mercato degli affitti e all’edilizia popolare. Serve un nuovo patto
generazionale che veda nella questione della precarietà dei giovani la sfida
principale che la politica deve affrontare. E che si concretizza in una serie di
interventi, di tipo economico e sociale, che diano ai nostri giovani stabilità,
sicurezza e speranza. Penso, ad esempio, al rilancio dell’edilizia popolare, a
interventi che attraverso adeguati meccanismi di mercato consentano di
utilizzare le numerose abitazioni oggi vuote, allo sblocco del mercato degli
affitti. Ma anche alla creazione di un efficace sistema di ammortizzatori
sociali, di formazione nella transizione da un posto all’altro, di contrappesi
sul piano della continuità previdenziale, della solidità delle indennità di
disoccupazione. Perché a mancare ai nostri giovani è innanzitutto la speranza.
Speranza di poter essere padroni della propria vita e soprattutto del loro
futuro. E rispetto a questo la politica ha un ruolo fondamentale.
Chi è WALTER VELTRONI
E’ nato nel 1955 a Roma e qui risiede da sempre. E’ sposato con Flavia e ha due figlie, Martina e Vittoria. Segretario della Federazione Giovanile Comunista della Capitale, nel 1976 viene eletto Consigliere comunale a Roma, ruolo che ricopre fino al 1981. Nel 1987 viene eletto deputato. Nel 1989 è tra i protagonisti, insieme ad Achille Occhetto, della svolta che porterà alla nascita del Partito Democratico della Sinistra. L’interesse per la comunicazione e l’informazione lo porta nel 1992, giornalista professionista, alla direzione del quotidiano “l’Unità”. Un’esperienza durata dal maggio di quell’anno all’aprile del 1996. Nel 1995 l’impegno politico diretto torna al centro della sua vita, con la promozione, insieme a Romano Prodi, della nascita dell’Ulivo, la coalizione di centrosinistra destinata a vincere le successive elezioni politiche dell’aprile 1996. All’indomani di queste assume la carica di Vice Presidente del Consiglio e Ministro dei Beni Culturali nel governo Prodi. I risultati ottenuti nella valorizzazione e nel recupero dei beni culturali gli valgono, in Francia nel maggio 2000, la Legione d’Onore. Nel novembre 1998 viene eletto Segretario nazionale dei Democratici di sinistra. Nel giugno 1999 è deputato al Parlamento europeo. Nelle consultazioni amministrative del maggio 2001 è stato eletto Sindaco di Roma, incarico riconfermato nel 2006 al primo turno con il 61,4% dei voti. Ha pubblicato diversi libri: Il Pci e la questione giovanile (Newton Compton, 1977); A dieci anni dal ’68, intervista con Achille Occhetto (Editori Riuniti, 1978); Il Sogno degli anni Sessanta (Savelli,1981); Il calcio è una scienza da amare (Savelli 1982); Io e Berlusconi (e la Rai) (Feltrinelli, 1990); I programmi che hanno cambiato l’Italia (Feltrinelli, 1992). Nel 1981 scrive Il Sogno spezzato, sulla figura di Robert Kennedy, mentre nel 1994 dedica un libro ad un’altra figura importante per la Sua formazione politica, La Sfida interrotta, sulle idee di Enrico Berlinguer, entrambi vengono pubblicati dalla Baldini & Castoldi. Nel maggio 2003 ha conseguito la laurea honoris causa in “Public services” da parte della John Cabot University. Sempre nel maggio 2003 ha pubblicato, per Rizzoli, Il disco del mondo, sulla vita del giovane musicista jazz Luca Flores.
TO
Caffè
Democratico

Editoriale