Intervista al candidato!
Gianni Paris
Un grande partito
popolare e riformista
Capolista per la Costituente
Regionale del Lazio
Democratici con Veltroni, per
Zingaretti
18° collegio di Roma
(Magliana, Marconi, Portuense, Testaccio)
Siamo arrivati alle porte del 14 ottobre. Lei proviene dal PCI, poi dal PDS e dai DS, come vive questo passaggio?
E’ finalmente arrivato il momento che noi tutti, uomini e donne, cittadini e amministratori, giovani e anziani democratici aspettavamo da tempo: si sta aprendo una nuova pagina della vita democratica italiana.
Le elezioni primarie rappresentano un profondo segno di novità, sia nel metodo che nel merito.
Nel metodo perché è la prima volta che un partito si fonda dall’unione di forze e non dalla separazione. E’ la prima volta che la classe dirigente di un partito viene scelta direttamente dagli elettori, senza obbligo d’iscrizione.
Nel merito anche per la scelta coraggiosa che i dirigenti dei DS e della Margherita hanno fatto: il rinunciare a posizioni privilegiate ormai consolidate negli apparati di provenienza; il mettersi in gioco per il bene del Paese. L’Italia ha bisogno di guardare avanti, di recuperare fiducia nel futuro. Ha bisogno di dirigersi verso un periodo di stabilità politica, economica e sociale.
Per fare grandi riforme, necessarie e improrogabili, ci vuole un grande Partito. Questa è stata la convinzione che ci ha condotto ad affrontare il congresso di scioglimento dei Democratici di Sinistra e poi a dar vita alla fase costituente.
Governare, qualunque siano le forze chiamate a farlo, sotto scacco di minoranze scarsamente rappresentative degli interessi della collettività è praticamente impossibile e, sicuramente, infruttuoso.
Come definirebbe il Partito Democratico?
Un grande partito popolare e riformista.
L’Italia infatti ha bisogno di un partito che voglia, sappia e possa includere le istanze che provengono dalla società tutta, che abbia la forza e la capacità di decidere e di attuare le azioni necessarie a garantire la ripresa della mobilità, dello sviluppo economico e sociale del nostro Paese. Gli attuali partiti, indipendentemente dal colore, non hanno avuto in questi anni la forza di attuare delle azioni di governo necessarie.
La responsabilità è da attribuire in larga misura alla frammentazione politica.
Minoranze, che meritano tutto il rispetto e l’attenzione del caso, condizionano di fatto, con l’attuale sistema partitico, le politiche nazionali. La gente è stanca di questo. E’ stanca ed arrabbiata soprattutto dell’inefficacia del voto che ha espresso. La percezione della rabbia, non solo propria degli addetti ai lavori, ma della popolazione, di vedere non approvate per uno o due senatori, per un piccolo partito, quelle che sono azioni importanti e urgenti, deve trovare risposta in una vera e propria riorganizzazione della politica.
E questo vale per entrambi gli schieramenti. Credo che il partito democratico sia veramente la giusta risposta alle questioni dell’oggi e del domani. Sia la naturale ed indispensabile evoluzione di quelli che a loro tempo sono
stati due grandi partiti di massa, popolari: il Partito Comunista e la Democrazia Cristiana. Credo che sia anche
la giusta risposta alla domanda di partecipazione crescente della società a quelli che sono i processi di governo del paese. Credo che sia veramente un’occasione grandiosa.
Lei
è un candidato. Cosa rappresenta questa candidatura nell’ambito del suo percorso
politico?
Sono felice di poter vivere in diretta questo momento storico. Sono orgoglioso di essere il candidato capolista per la Costituente Regionale dei Democratici con Veltroni. E’ stato il riconoscimento di un percorso, ma è soprattutto la possibilità di confrontarmi con una nuova sfida: vedere nascere il futuro, contribuire a scriverlo.
La novità nella costituzione delle liste che lei ha maggiormente condiviso?
Certamente la presenza delle donne.
L’Italia viene dopo il Mozambico per presenza femminile nelle istituzioni. In uno stato dove la maggioranza della popolazione è femminile è inaccettabile. Le donne hanno abbondantemente dimostrato sul campo, nella società, il loro inestimabile valore: dai risultati scolastici, alle capacità imprenditoriali. Un partito che si presenta con una inadeguata presenza femminile non solo è obsoleto ma è un partito che non è in grado di valorizzare le risorse migliori della società.
Le istituzioni sono espressione della politica, ma a volte marciano a ritmi diversi
Nella mia esperienza di amministratore di un grande territorio, quello del Quindicesimo Municipio di Roma, che con i suoi 160.000 abitanti, per estensione è la ventiquattresima città d’Italia, mi sono trovato a dover fare i conti con una duplice realtà che è andata sempre più accentuandosi negli anni.
Da un lato, il tentativo di restituire il territorio ai cittadini, rendendoli artefici delle scelte e della politica comune, ci ha portato a mettere in campo idee e azioni che hanno messo in moto un meccanismo virtuoso, sempre crescente, di partecipazione ed entusiasmo.
Dall’altro, la crisi dei partiti di riferimento ha portato un diffuso disamore verso le Istituzioni e soprattutto il proliferare di quel sentimento di antipolitica che nulla offre se non vuota polemica o, peggio ancora, la generazione di un senso di sfiducia, la destabilizzazione dei partiti che sono indubbiamente l’unica forma di rappresentanza veramente democratica
che uno Stato che voglia definirsi civile può avere.
Questo non significa che quel sentimento di antipolitica va ignorato. Tutt’altro.
E’ indice sintomatico di una profonda crisi della rappresentanza, di un rigetto dei metodi, di un deficit sui contenuti.
Ma la risposta la si può dare solo e soltanto con la politica stessa. Una politica nuova. Un partito nuovo. Che offra anche a noi amministratori l’adeguato supporto, il tessuto che accolga, sperimenti ed attui l’elaborazione politica che negli ultimi anni è venuta a mancare.
Ho
avuto la possibilità di amministrare un territorio dove la partecipazione è
divenuta la parola d’ordine. Sono stati aperti tavoli di confronto sui più
disparati temi con tutte le forze, le realtà, le sensibilità locali per
costruire insieme un grande progetto, quello che amo chiamare un’idea di città.
Grazie al sistema elettorale applicato per le elezioni amministrative, che
garantisce un’effettiva maggioranza, Roma ha avuto grandi sindaci, grandi
amministratori. E’ riuscita ad andare
nelle politiche sul territorio ad un passo diverso rispetto a quelle nazionali. Per questo credo che sia auspicabile e urgente applicare un sistema elettorale maggioritario spinto che garantisca stabilità ed efficiacia di governo. Non possono esserci nuove elezioni senza aver prima garantito questo.
E come ha reagito rispetto a questa crisi dei partiti di riferimento?
In occasione delle ultime elezioni amministrative si era raccolto intorno a me un cospicuo numero di cittadini, molti dei quali non avevano mai fatto politica, non erano mai stati iscritti ad un partito, ma avevano deciso di sostenermi e si erano attivati ed appassionati.
Con loro ho deciso di fondare un’associazione, i Democratici Arvalia, che ha dato vita ad un vero e proprio laboratorio
di elaborazione politica e sperimentazione partecipativa. Ho visto, ho vissuto, il successo, l’entusiasmo, la crescita dei militanti sia nel numero che nella qualità, lo sviluppo di nuovi talenti. E’ stato straordinario.
E’ un’esperienza che ci ha condotto localmente, con ancora più convinzione, alla costituzione del PD. E’ un’esperienza che ci ha dimostrato che il PD si può fare, serve ed è il partito “della gente”, è, sarà, un partito plurale.
Quello che abbiamo fatto è stato conoscerci e coniugare esperienza e rinnovamento. Questa per me è la strada, no l’antipolitica, no il tutto nuovo, no il tutto come prima. Servono modalità innovative, che catturino le più diverse forme di partecipazione, perché la partecipazione è democrazia. Serve un partito del XXI secolo. Serve un partito che abbia le
basi nella nostra storia ma che abbia come obiettivo il domani.
Chi è GIANNI PARIS
Nasce a Roma 43 anni fa e abita alla Magliana dal 1970. Laureato in Storia Contemporanea subito dopo gli studi, ha prestato servizio civile nella città di Ascoli Piceno.
Dal 1993 è impegnato nelle istituzioni locali, prima come consigliere nell’allora Circoscrizione e poi, dal 1995 al 2000, come Presidente di una coalizione di Centro - Sinistra. Nelle elezioni amministrative del 2001 è stato eletto Presidente del XV Municipio, per la prima volta direttamente dai cittadini. Alle elezioni del 2006 è stato riconfermato Presidente al primo turno, con oltre il 61% dei voti. Oltre ad essere il Presidente del XV Municipio, è membro dell’esecutivo cittadino dei Democratici di Sinistra e della Direzione dell’Anci Lazio, l’associazione dei Comuni italiani, è tra i promotori del nuovo Partito democratico. L’essere cresciuto in un quartiere popolare come la Magliana gli ha dato la forza e l’ostinazione per affrontare i tanti problemi del territorio e anche l’umiltà per riconoscere uguale dignità tanto alle grandi sfide, quanto alle scelte quotidiane più minute.
Il forte legame con i quartieri e la gente che li abita non si è mai interrotto. In questi oltre 7 anni di governo del Municipio ha sempre cercato il confronto diretto e leale con i cittadini e le loro organizzazioni e associazioni. Crede che questo sia il segreto che ha permesso alla maggioranza che lo ha sostenuto di ottenere tanti e importanti risultati e di rilanciare l’immagine del XV Municipio a Roma. In questo contesto ritiene di straordinario valore, tra l’altro, i successi avuti con l’arrivo della Fiera di Roma a Ponte Galeria, con l’organizzazione del Premio Nazionale Fabrizio De André dedicato alla canzone d’autore e alla poesia, e con l’arrivo della seconda sede del Teatro di Roma al teatro India di Marconi. E’ per questo che ritiene ancora di forte attualità e quindi fa sua la frase di Italo Calvino nella quale affermava: “D’una città non godi le 7 o 77 meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”. La politica, però, non è la sua unica passione. Cerca, tra gli impegni istituzionali e politici, di ritagliare momenti che dedica alla lettura di romanzi, al cinema ed al gioco del calcio. Ama suonare la chitarra classica, che ha studiato diversi anni. Memorabile la sua performance all’ultima edizione del premio De André, in piazza nella “sua” Magliana, quando gli organizzatori del premio lo hanno chiamato a sorpresa sul palco e chiesto di intonare le note di De André: non si è perso d’animo e tra gli altri, ad ascoltare rapiti le note del Pescatore di De André, anche Dori Ghezzi, insieme a un numeroso pubblico.
L’amore per la musica lo ha portato anche a perseguire il progetto di una scuola di musica nel quartiere Magliana: nei prossimi mesi se ne vedrà la luce e sarà un ulteriore tassello del suo lavoro per il Municipio in tanti anni, e il segno di tanti sogni che si avverano e prendono forma. Ma fra tutti l’alleato più potente che ha, e del quale ammette candidamente di non riuscire a fare a meno, è la cioccolata fondente, sua grande passione.
TO
Caffè
Democratico

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