Intervista al candidato fatta dalla gente!
Enrico Letta
"Nuova generazione"
di Corrado Belmonte
Rosaria
Macchioni
Casalinga
Tutti parlano di legalità e rispetto delle regole. Poi nessuno fa niente.
Secondo lei cosa bisognerebbe fare?
Letta
Non è vero che nessuno fa niente. Ci sono l’impegno e la professionalità di migliaia di poliziotti, carabinieri, esponenti delle Forze dell’ordine che ogni giorno sovraintendono, tra mille ostacoli, alla nostra sicurezza. C’è il coraggio di tanta parte della magistratura, spesso in trincea per affermare il primato della legalità e la presenza dello Stato in città e territori difficili. Certo, molto ancora c’è da fare. Contro la criminalità organizzata e le mafie; contro i piccoli e grandi soprusi ai quali sono esposte soprattutto le fasce deboli della popolazione. Dobbiamo tutti maturare la consapevolezza che in una società complessa come quella in cui viviamo garantire sicurezza significa garantire libertà. La libertà di fare una passeggiata nel quartiere la sera senza sentirsi in pericolo; la libertà di aprire o gestire un’impresa senza sentirsi obbligati a sottostare a ricatti e intimidazioni. Proviamo allora a de-ideologizzare la questione, cercando di costruire intorno a proposte concrete un consenso il più ampio possibile.
Concetta
Merolla
Pensionata
Ho sempre avuto una curiosita’: ma com’è la vita familiare di uno che sta al
Governo?
Letta
È ridotta al lumicino, purtroppo. Ma quel lumicino è così prezioso per me da meritare il massimo della dedizione e, soprattutto, il massimo della riservatezza.
Erika
Tini
Impiegata call center
Scendono gli extra-terrestri: trattare o combattere?
Letta
Conoscere, in primo luogo. Capire chi sono e da dove vengono. Scoprire cosa vogliono. E poi decidere che fare. Non è detto, naturalmente, che abbiano intenzioni bellicose. Proviamo a metterci nei loro panni. Siamo arrivati su Marte – sia pure per interposta “presenza”, diciamo così – ma senza velleità colonialiste. Lo stesso potrebbe accadere, in una prospettiva non so quanto futuribile, per un altro pianeta o per un’altra galassia. Dietro ci sono sempre il piacere della scoperta e del progresso scientifico e la volontà di superare confini inesplorati. Più in generale, quando due mondi si incontrano, la circospezione iniziale e la diffidenza sono in qualche modo fisiologiche. Circospezione e paure che si superano attraverso, appunto, la conoscenza e il rispetto reciproco. Vale per gli extraterresti e vale soprattutto, fuor di metafora, per i terrestri.
Erika
Tini
Impiegata call center
Viviamo nella precarietà, non abbiamo alcuna certezza per il futuro economico,
come facciamo ad essere “flessibili” ed allo stesso tempo costruire una
famiglia?
Letta
È difficile, me ne rendo conto. Difficile slegare il concetto di flessibilità da quello di precarietà. Difficile, ad esempio, fare in modo che una coppia di giovani, entrambi con contratto parasubordinato, accetti la responsabilità di metter su famiglia e fare figli senza poter contare su un’entrata stabile, una casa, una prospettiva sostenibile di realizzazione. Da tempo ormai ripeto che questo rappresenta il problema forse più grave che il nostro Paese deve affrontare. Un Paese che rinuncia a fare figli – abbiamo, insieme al Giappone, il tasso di natalità più basso al mondo! – rinuncia semplicemente al proprio futuro. Non possiamo permetterci di chiudere un occhio. Occorre mettere la questione in cima all’agenda delle priorità. Il tutto con una convinzione: il punto non è “voler fare figli”, ma “poter fare figli”. Poter sperare di ottenere, dopo un periodo ragionevole, un contratto a tempo indeterminato. Poter contrarre un mutuo per l’acquisto della casa, senza chiedere un prestito ai propri genitori. Per le donne, poter conciliare, grazie a una rete di servizi efficienti e a nuove forme di organizzazione del lavoro, la maternità con un’occupazione gratificante. In una simile prospettiva è evidente che non si tratta solo di un tema relativo alle politiche per la famiglia. È una questione che investe la società nel suo complesso e che tira in causa l’interesse generale e come tale va trattata.
Valentina
Catalano
Studentessa
Se non facesse il politico che lavoro farebbe?
Letta
Non ho mai avuto dubbi: farei l’inviato del National Geographic. Adoro viaggiare, visitare luoghi poco battuti dal turismo di massa, capire come vivono quelli che siamo abituati a considerare “gli altri”. Mi piacerebbe moltissimo poter descrivere ciò che vedo con i miei occhi, fotografare con le parole, raccontare. Cynthia Lattarini biologa Qual è la sua posizione sulla legge sulla procreazione medicalmente assistita? Ritiene sia necessario apportarvi modifiche? Letta È una legge approvata dal Parlamento che va rispettata. Naturalmente è possibile migliorarla, attraverso un dialogo costante e responsabile con tutte le forze politiche, sempre nel rispetto delle posizioni di ciascuno. Questo mi sembra un imperativo imprescindibile: non possiamo innescare la miccia dello scontro politico quotidiano su temi eticamente sensibili che toccano la coscienza individuale.
Chi è ENRICO LETTA
Enrico Letta ha 41 anni ed è sposato. Ha due figli. Pisano, frequenta la scuola
dell’obbligo a Strasburgo. A Pisa si laurea in Diritto internazionale e consegue
il dottorato di ricerca in Diritto delle comunità europee alla Scuola Superiore
“S. Anna”. A 25 anni è presidente dei Giovani del Partito Popolare europeo. Nel
1990 conosce Beniamino Andreatta e diventa ricercatore dell’Arel, l’Agenzia di
ricerche e legislazione di cui è segretario generale dal 1993. Nello stesso anno
il primo contatto con le istituzioni. Segue infatti Andreatta, come capo della
sua segreteria, al Ministero degli Esteri, nel governo Ciampi. Proprio Ciampi lo
chiama nel 1996 al Ministero del Tesoro come segretario generale del Comitato
per l’euro. Dal gennaio 1997 al novembre 1998 è vicesegretario del Partito
popolare italiano. Nel novembre del 1998, con il primo governo D’Alema, diventa
ministro per le Politiche Comunitarie. È il più giovane ministro della storia
repubblicana e batte Andreotti, ministro a 35 anni. Nel 2000 è ministro
dell’Industria, Commercio e Artigianato nel secondo governo D’Alema.
Incarico che conserva, con il governo Amato, per il quale è anche ministro del
Commercio
con l’Estero fino al 2001. Nel 2001 diventa deputato, per la prima volta,
e s’iscrive alla Margherita. Nel giugno 2004 rassegna le dimissioni dalla Camera
e, da capolista dell’Ulivo, viene eletto deputato europeo per la circoscrizione
Italia Nord-Est. Nella XV Legislatura torna deputato della Repubblica italiana e
il 17 maggio 2006 viene nominato sottosegretario di Stato alla Presidenza del
Consiglio dei ministri nel governo Prodi. Dal 2004 è vicepresidente di Aspen
Institute Italia. Ha svolto attività di insegnamento e di ricerca presso la
Scuola superiore S. Anna di Pisa e l’Haute Ècole de Commerce di Parigi.
Tra i suoi libri: Euro sì - Morire per Maastricht (Laterza 1997); La Comunità competitiva (Donzelli 2001); Dialogo intorno all’Europa (con Lucio Caracciolo, Laterza 2002); L’allargamento dell’Unione europea (Il Mulino 2003); Viaggio nell’economia italiana (con Pierluigi Bersani, Donzelli 2004); L’Europa a Venticinque (Il Mulino 2005). Gli piace leggere tutto. Tra gli autori preferiti alcuni degli scrittori italiani dell’ultima generazione, come Santo Piazzese, Marcello Fois, Gianrico Carofiglio. Ultimo romanzo letto Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio, del giovane algerino Amara Lakhous.
È un appassionato lettore di Dylan Dog. Tifa da sempre per il Milan e gioca ancora oggi a subbuteo. Ascolta Irene Grandi, Elio e le Storie Tese, Vasco Rossi e Zucchero.
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Editoriale