Il lato oscuro dell'universo

La Nasa ha messo on line le foto di una scoperta sensazionale nel mondo della fisica moderna: l’esistenza della materia oscura: ovvero di quella massa mancante che viene percepita dagli strumenti, ma non si vede. Per comprendere la grandezza di questa scoperta si deve fare una salto indietro nel tempo. La teoria della relatività di Einstein rappresenta la pietra angolare della fisica moderna. Di fatto, quella della relatività è la teoria scientifica che ha subito più controlli e verifiche e le cui previsioni sono state sempre verificate. Secondo questa teoria il tempo può essere considerato una misura dello spazio: ovvero un secondo è lo spazio percorso dalla luce in questa unità di tempo. Ragionando in questi termini lo spazio ed il tempo diventano un’unica dimensione per cui le grandezze di velocità ed accelerazione non dipendono più da fenomeni fisici, ma dal punto di vista e dalla velocità di moto dell’osservatore. La percezione delle cose è dunque relativa al moto proprio e delle cose osservate. Il moto delle cose dipende, come aveva scritto Sir Isaac Newton, dalla propria massa che altro non è che uno stato d’energia. Si spiega in questo modo la famosa frase che Einstein disse: “nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”. La fisica moderna, soprattutto quella teorica, in questo senso ha fatto passi da gigante. Tuttavia più si verificava la teoria della relatività, maggiori erano i nuovi problemi che questa poneva. Infatti, osservando il moto delle galassie si è osservato come la loro velocità non fosse conforme a quella prevista. Tra le varie ipotesi fu avanzata anche quella dell’esistenza di una distorsione dovuta ad una sorta di lente gravitazionale capace di distorcere il moto della luce. Per essere più chiari, la massa delle stelle non emette solo luce, ma anche una forza di attrazione che si manifesta, in modo eccezionale per i buchi neri, deviando il moto dei fotoni che sparati a 300.000 km/s raggiungono la terra da ogni angolo del cosmo e ci trasmettono le immagini di un universo la cui bellezza è a dir poco stupefacente. Tuttavia, l’effetto distorsivo delle stelle non basta a spiegare il fenomeno, I scienziati giunsero ad ipotizzare l’esistenza di una qualche altra massa nascosta che dovesse in qualche modo attrarre e distorcere la luce. Tale massa ignota fu definita materia oscura, perché c’è, ma non si può vedere. Secondo questa ipotesi l’universo che si vede dai telescopi rappresenta il 5% della massa dell’universo. La materia oscura ne rappresenta il 20% ed il restante 75% è completamente ignoto. La Nasa, attraverso complesse analisi spettrografiche ed il telescopio spaziale Hubble ha, per la prima volta nella storia della scienza, fotografato la materia oscura dimostrando reale quella che era solo una teoria.
Molti fisici pensano che la massa mancante fossero i pianeti coperti dalla luce delle stelle che defletterebbe la luce riflessa dai pianeti stessi. Quest’ipotesi, se pur credibile logicamente, s’è rivelata errata perché anche se riflessa, la luce dei pianeti extrasolari in qualche modo ci arriva e perché la massa mancante è stata finalmente individuata. Tuttavia fatta questa scoperta, si pongono nuovi problemi. Il più importante di tutti è che la teoria della relativa funziona solo per grandi masse, ma risulta completamente inaffidabile per le masse delle particelle. La teoria quantistica, elaborata da Von Neumann e Feyman, invece funziona perfettamente per le particelle, ma è inaffidabile per le grandi masse. Adesso che siamo in grado di vedere il 25% della massa dell’universo, che si distribuisce in cento miliardi di stelle per ogni galassia su un totale di cento miliardi di galassie, c’è ancora un grande problema: che cos’è quel 75% che non conosciamo. E questa è una nuova frontiera della ricerca.
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