Il futuro economico di Roma
Dopo le elezioni amministrative, il futuro dello sviluppo di Roma appare sempre più legato alla questione del federalismo fiscale, con l’attuale governo impegnato a varare norme che consentano di contenere la spesa pubblica degli enti locali.
A tal proposito, il governo Prodi aveva trasformato l’irap in un’imposta a prevalente carattere regionale in modo tale che le regioni potessero usufruire di risorse direttamente gestibili dalle proprie tesorerie, attuando una sorta di federalismo fiscale. L’equivalente dell’irap per le regioni, era l’ici per i comuni, ma al fine di mantenere le promesse con gli elettori, il governo ha tolto l’ici sulla prima casa. Il problema, che il governo non deve sottovalutare, è l’arretratezza del catasto urbano che censisce i fabbricati secondo categorie che non rispecchiano più la realtà economica e sociale del comune dato che, negli ultimi 10 anni il mercato immobiliare ha radicalmente mutato i valori delle case. Per cui l’ici non è stata abolita, ma si paga solo per i possessori di case cosiddette di lusso: categorie A1, A8 e A9 come riportato nel d.l. 93/2008. In ogni caso, per analogia, l’ici si paga per le case classificate dal redditometro di lusso. Solamente sorgono due problemi. Primo le case accatastaste di lusso sono nettamente inferiori a quelle reali, proprio perché c’è un catasto da aggiornare e secondo le entrate che ne deriverebbero sono del tutto insufficienti a coprire le spese che la vecchia ici copriva. Inoltre, si noti che questi immobili molto spesso godono di una tassazione agevolata perché vincolati dalle belle arti. Trovare i soldi per gli impegni già assunti dai comuni in precedenza delle elezioni è il problema.
Su Roma, inoltre, rischia di abbattersi una vera e propria crisi di liquidità, dal punto di vista della finanza pubblica poiché l’annosa questione delle strisce blu vede il verificarsi di un vuoto normativo la cui diretta conseguenza è il venir meno delle entrate dei parcheggi ed anche delle multe che venivano fatte a chi parcheggia in divieto di sosta. Il pagamento del parcheggio, il pagamento delle multe, il pagamento dell’ici sono tutte risorse finanziarie che prima erano a disposizione del comune di Roma e che servivano non al risanamento del bilancio, ma a mantenere in equilibrio le spese ordinarie in termini di servizi erogati dalla complessa e vasta amministrazione comunale romana. Inoltre, il debito accumulato dal comune per finanziare la costruzione delle nuove linee della metro di cui Roma ha bisogno necessita del pagamento degli interessi passivi. Dove trovare dunque le risorse ? Il governo ha fatto sapere che il prima possibile rifinanzierà i comuni restituendo la previsione di quanto avrebbero incassato con la vecchia ici. Intanto però, si crea un gap temporale e come si dice: il tempo è denaro. Una delle possibili soluzioni può essere la richiesta di restituzione dei crediti erogati dal comune di Roma alla regione Lazio la quale però, a causa dell’enorme deficit in campo sanitario, si trova in una situazione finanziaria difficile. Per cui, tale richiesta potrebbe portare la regione Lazio in una situazione alquanto complicata dalla quale sarebbe difficile uscire in tempi brevi. Questa situazione viene scontata principalmente dai municipi del Comune di Roma che si vedono tagliati drasticamente i fondi e dai cittadini che non si vedono erogati più i servizi. Per questo, si può pensare che un modo per fare cassa, da parte degli enti locali, potrebbe essere la messa in vendita o in gestione del proprio patrimonio immobiliare che è assai cospicuo e che dovrebbe essere censito. Su questi problemi grava inoltre la riforma della pubblica amministrazione voluta dal governo che vede la trasformazione dell’ente pubblico in società per azioni. Quali possano essere gli effetti economici di questa riforma è difficile prevedere. Quello che appare certo è che si renderà indispensabile un intervento ponte del governo di rifinanziamento degli enti in questione, ma il miglioramento della gestione del patrimonio immobiliare è una questione che non appare più rimandabile. Questi problemi comporterebbero come conseguenza la possibilità di drastici tagli al personale ed il relativo accorpamento dei municipi per risparmiare. Per i cittadini si potrebbero prospettare tempi lunghi e servizi scarsi.
Articolo pubblicato e stampabile dal numero 4 del Caffè Democratico
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