L'angolo
dello psicologo:
Idealisti e pragmatici
Chiamiamo “Ideali” quella visione prospettica delle cose che dovrebbe realizzare le nostre aspirazioni più profonde, o quelle che sentiamo di dover avere.
La parola è ricca di risonanze nobili, ma non supera tutte le perplessità.
E’intanto, evidentemente, una visione di parte: ognuno ha, infatti, le proprie aspirazioni.
Gli ideali nascono dall’irriducibile insoddisfazione degli umani per la realtà così com'è.
Sono, tuttavia, e con tutta evidenza, una cosa buona e importante: contribuiscono all’identificazione delle mete, riducono l’angoscia esistenziale, aggregano coloro che li condividono, fanno bene …al cuore.
Un po’ meno buoni sono, a volte, gli idealisti, che troppo spesso dimenticano la legittimità delle prospettive altrui, innamorandosi delle proprie come fossero verità assolute.
Possono così creare molti danni, in buona fede, convinti della santità delle proprie azioni.
Il “pragma” è il “fatto”, i pragmatici si attengono e riferiscono ai fatti.
Perfetto! Come dir male di questa prospettiva. Non apparirà aulica come per gli ideali, ma seria e concreta senz’altro.
Accade però che, sotto l’alone rassicurante dell’oggettività, ad essere tutelati, a volte, siano più i “fatti propri”. Così mentre per gli idealisti, sostenuti dalla nobiltà attribuita al loro credo, possono finire, magari senza accorgersene, col prevaricare gli altri, anche i pragmatici, con l’alibi dell’oggettività concreta possono nascondere qualche egoismo di troppo.
Come uscirne?
Imparando a tenersi i propri ideali, ma considerandoli una scelta e non una fede.
Riconoscendo che un fatto può avere numerosi significati, mentre siamo noi a scegliere quale attribuirgli.
In entrambi i casi, abbiamo una scelta, ed è proprio la consapevolezza di questo “scegliere” che ci aiuta a crescere e ci consente di dialogare con le scelte degli altri.
Questa è la crescita che il PD deve portare nella vita politica italiana.
Mourir pour des idées [Morire per delle idee]
Titolo originale:
Mourir pour
des idées
Traduzione di
Fabrizio De
André
Morire per delle idee, l'idea è affascinante
per poco io morivo senza averla mai avuta,
perché chi ce l’aveva, una folla di gente,
gridando “viva la morte” proprio addosso mi è caduta.
Mi avevano convinto e la mia musa insolente
abiurando i suoi errori, aderì alla loro fede
dicendomi peraltro in separata sede
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta, va bè,
ma di morte lenta.
Approfittando di non essere fragilissimi di cuore
andiamo all’altro mondo bighellonando un poco
perché forzando il passo succede che si muore
per delle idee che non han più corso il giorno dopo.
Ora se c’è una cosa amara, desolante
è quella di capire all’ultimo momento
che l’idea giusta era un’altra, un altro movimento
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta, va bè,
ma di morte lenta.
Gli apostoli di turno che apprezzano il martirio
lo predicano spesso per novant’anni almeno.
Morire per delle idee sarà il caso di dirlo
è il loro scopo di vivere, non sanno farne a meno.
E sotto ogni bandiera li vediamo superare
il buon matusalemme nella longevità
per conto mio si dicono in tutta intimità
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta, va bè,
ma di morte lenta.
A chi va poi cercando verità meno fittizie
ogni tipo di setta offre moventi originali
e la scelta è imbarazzante per le vittime novizie
morire per delle idee è molto bello ma per quali.
E il vecchio che si porta già i fiori sulla tomba
vedendole venire dietro il grande stendardo
pensa “speriamo bene che arrivino in ritardo”
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta, va bè,
ma di morte lenta
E voi gli sputafuoco, e voi i nuovi santi
crepate pure per primi noi vi cediamo il passo
però per gentilezza lasciate vivere gli altri
la vita è grosso modo il loro unico lusso
tanto più che la carogna è già abbastanza attenta
non c’è nessun bisogno di reggerle la falce
basta con le garrote in nome della pace
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta,
ma di morte lenta.
TO
Caffè
Democratico

Editoriale