Economia dalla crisi alla
sviluppo

La vittoria di misura dell’unione alle elezioni richiedeva da parte della coalizione uno sforzo in avanti per ottenere crescita e stabilità.
L’Italia, per cause imputabili alla congiuntura ed alla concorrenza internazionale correlata ad una bassa produttività, usciva da un quinquennio in cui l’economia aveva avuto una crescita troppo bassa. Le istituzioni finanziarie avevano visto l’Italia arretrare anno dopo anno in termini di competitività. Occorreva uno scatto in avanti che fosse sostenuto dagli altri paesi europei.
Prodi, per il ruolo internazionale avuto nella Commissione e Padoa Schioppa per il proprio ruolo all’interno della Banca Centrale Europea, risultavano essere gli uomini giusti al posto giusto. Occorreva fare una scelta strategica: o dentro Maastricht o fuori dal mondo. Ogni scelta ha però un prezzo da pagare: l’aumento della pressione fiscale.
Occorreva trovare le risorse, occorreva trovare i fondi per fare innovazione. Padoa Schioppa li ha trovati. Con due finanziarie: luglio 2006 e dicembre 2007 il Governo in un anno ha riformato il sistema fiscale, non annullando quanto era stato fatto in passato. Tra l’8 e il 9 giugno sui giornali è apparsa la dichiarazione di Padoa Schioppa di una diminuzione delle aliquote imposte per aumentare la trasparenza ed il controllo delle voci di spesa dell’amministrazione pubblica. L’accumulo di risorse, prevede ora la possibilità di creare sviluppo e occupazione. Tuttavia l’aumento della pressione fiscale potrebbe costituire un vincolo per la crescita: il vero obiettivo della politica fiscale dell’unione.
In questo senso, le
dichiarazioni del segretario ds Piero Fassino sono inequivocabili:
“Quando importanti categorie economiche, che impiegano migliaia di operatori e
lavoratori, manifestano un disagio, è dovere di chi ha responsabilità politiche
e istituzionali ascoltarli”.

Il segretario Ds interpreta in questo modo il diffuso sentire del mondo economico produttivo che teme che il peso delle imposte possa gravare in modo eccessivo sulla competitività delle imprese.
Inoltre, in questo modo, le istanze dei lavoratori autonomi potrebbero diventare parte integrante del futuro programma di governo dell’Unione. In questo senso sia Visco, con il comunicato del ministero dell’Economia, pubblicato anche sul sole 24 ore, che Padoa Schioppa, stanno dando segnali opportuni in linea con quanto concordato nella stesura del programma dell’Unione e dando ascolto alle esigenze della gente di tutti i ceti sociali.
Tuttavia, un segnale alla crescente evasione fiscale e ad un senso troppo diffuso d’illegalità andava dato ed è stato fatto.
Ora occorre un segnale preciso verso il sostenimento dello sviluppo. Sviluppo che all’Italia è mancato per troppo tempo.
Il Governo dovrà cercare un punto d’incontro fra tutte le categorie sociali e dare nuova energia alle iniziative. Le liberalizzazioni sono state un buon inizio, ma è necessario andare oltre. Solamente se sarà unita la coalizione potrà dare al paese quel segnale di svolta che si attende e che il Governo può dare. Il Partito democratico serve anche a questo.
TO
Caffè
Democratico

Editoriale