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Daniela Gentili Presidente dei Democratici Arvalia e Direttore editoriale di Caffè DemocraticoDaniela Gentili
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Partito Democratico. Una nuova classe dirigente per il Paese.
Per guardare con ottimismo verso il destino economico e democratico.

Se due partiti come i Democratici di Sinistra e la Margherita decidono dimettersi in discussione e di dar vita ad una fase costituente, utile alla nascita di un nuovo soggetto politico, questo avviene, tra l’altro, per raggiungere l’ambizioso obiettivo di mettere a disposizione della società uno strumento più adeguato del precedente a dare risposte qualificate alle nuove sfide che il progresso ci impone....prosegue

 

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Dottore, ho sognato che votavo...
 

 di Giovanni de Lucia

 

Le scorse elezioni, con le loro innegabili novità, pongono anche allo psicologo alcuni interessanti interrogativi.

Di solito si vota pensando di stare da una parte del mondo e sentendosi ben lontani dall’altra parte.
Andare a votare realizza quindi un momento importante di conferma della propria identità, di rassicurazione che siamo ciò che siamo, e non altro.
Robusti processi di ridefinizione inconsapevole delle informazioni provenienti dalla realtà consentono di confermare quotidianamente che siamo dalla parte giusta e gli altri sono “amici”, o “nemici”, che sbagliano.

Recenti ricerche hanno mostrato che, una volta fatta una scelta, la tendenza ad interpretare i fatti in modo che confermino la stessa è davvero molto forte.
Le ricerche sono importanti, ma chiunque osservi una qualsiasi discussione di politica ne può anche fare a meno, poiché questa cosa la vede con chiarezza, semmai difficile è riconoscere quanto noi stessi siamo vittime di questo processo.

I politici sanno bene queste cose e quindi si sforzano di accentuare le differenze cercando persino di infangare l’avversario, con effetti paradossali, e a volte persino comici, nel caso di primarie o d’ex alleati del giorno prima.

In definitiva, sul piano psichico, si vota per riconoscersi in “valori”, tanto è vero che spesso la propaganda politica usa questa parola in modo assoluto, senza neppure prendersi la briga di chiarire a cosa si voglia davvero dare valore.

Ci sono ovviamente anche motivi più immediati ed opportunistici che spingono al voto, ma penso che le persone genuinamente opportuniste siano poche. Di solito si preferisce, anche in questi casi, rivestire con un valore, pertanto si dirà, ad esempio, che è ”sacrosanto” non pagare le tasse, oppure che è “sacrosanto” pagarle.

Più difficile è provare a comprendere cosa ci spinge da una parte piuttosto che dall’altra, soprattutto oggi che i processi di globalizzazione fanno rassomigliare tutte le proposte politiche. Si possono scomodare i geni (genetica), l’educazione ricevuta (sociologia), le caratteristiche di personalità (psicologia e psicoanalisi), ma penso che ne sapremo qualcosa di più solo, quando ci faremo un’idea convincente di perché si diventi della Roma piuttosto che della Lazio…

Questa volta le carte sono state rimescolate, pertanto potrebbero aver contato degli stimoli inediti: la voglia di riconoscersi in una novità, in una certa leggerezza, nell’odore di pulito o nel bisogno di esprime un disagio, di sposare una protesta…

Andare a votare per molti è stato provare a sognare un po’, e il sogno fa parte delle motivazioni di voto, ma poi ci si sveglia ed oggi siamo costretti a fare i conti con la realtà.

   

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Articolo pubblicato e stampabile dal numero 4 del Caffè Democratico

n° 4  Lug/Set 2008

 

 

 

 

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