Democratici? Una figata!
Uno dei limiti alla partecipazione è la rara piacevolezza

Ora che il Partito Democratico sta
per diventare realtà si alza un coro che intona “non posso morire
democristiano”al quale risponde il contro canto “non voglio morire comunista”.
Io, a prescindere dal fatto che non vorrei morire proprio per niente, ritengo
oziose e prive di senso affermazioni di questo tipo.
Sì perché, data per assunta l’impraticabilità della mia pretesa d’immortalità,
mi sono chiesto spesso non tanto come “non vorrei morire” ma, piuttosto, come
voglio vivere.
Ho scoperto quindi di essere aristotelico, almeno nel senso che dà Aristotele
definendo l’essere umano: “l’uomo è un animale sociale”. Forte! Mi piace essere
sociale! Magari sarà anche vero che duemilatrecento anni ci dividono dal grande
filosofo, ma la definizione mi pare, oggi, più appropriata che mai.
Certo, i greci vivevano in un mondo tutt’altro che globalizzato, dove il sapere
e la conoscenza venivano trasmessi in ristrette cerchie d’iniziati anziché
attraverso la rete informatica, ma non mi pare che le esigenze di comunità e
coesione sociale si siano granché modificate.
E allora, visto che sono un aristotelico del terzo millennio, sfrutto le
possibilità che il mio tempo dà: ho fatto un giretto su internet e ho scoperto
un sacco di cose interessanti che mi hanno fatto riflettere.
Ho fatto una ricerca sui siti dei Democratici USA, non tanto per mutuare o,
peggio ancora, copiare idee, ma per pura e semplice curiosità. Per esempio il
fatto che oltreoceano l’attività politica dei partiti a livello locale è
attivissima per tutto il periodo dell’anno, al contrario che da noi dove, troppo
spesso, gli incontri e gli eventi territoriali sono limitati agli appuntamenti
elettorali.
E’ anche vero che molte sezioni e circoli di partito organizzano periodicamente
giornate di lavori e dibattiti su temi pressanti e urgenti ma, mi chiedo, quando
ci si incontra per stare un po’ insieme? Mi vengono in mente i raduni popolari
estivi stile “feste dell’Unità”, ma si tratta anche qui, per lo più, di
situazioni in cui la gente si ritrova per fruire di spettacoli d’arte varia, ivi
compresi i comizi di questo o quel leader.
E allora di nuovo mi chiedo quando ci si incontra per stare insieme a parlare di
noi, per conoscerci, per dialogare e, perché no, giocare? Magari nei piccoli
centri è possibile che le feste di partito abbiano anche, marginalmente, questo
obiettivo ma, di base, c’è la sacrosanta necessità di organizzare per
autofinanziare.
E quindi vada per le birrerie, le paninoteche, i ristoranti, i bar, gli
spettacoli teatrali, i concerti, le riffe e le lotterie.
Ma non basta.
Occorre, e in questo il Partito Democratico può inaugurare una nuova stagione,
inventare sistemi per i quali siano gli stessi cittadini ad incontrarsi per la
necessità e la voglia di stare insieme, magari autorganizzandosi in piccoli
nuclei trainanti che diano vita, in prospettiva, a feste, incontri, giornate
ecologiche e di condivisione conviviale. Perché un problema serio
dell’aggregazione politica italiana è l’assenza di piacevolezza.
Chiariamo: non intendo in alcun modo confondere o paragonare le lotte sociali
con l’incontrarsi al parco la domenica pomeriggio.
Il fatto è che credo che anche le lotte sociali trarrebbero benefici e nuovi
impulsi dalla vicinanza delle persone. “Being a democrat is groovy!” Più
o meno: è una figata essere democratico!
Lo slogan americanoide è stato, ovviamente, accuratamente scelto. Sì perché
durante la ricerca cibernautica a cui accennavo prima ho scoperto che gli
americani sono forti per davvero! In particolare i cugini del Partito
Democratico americano.
Ad Huntsville in Alabama, per esempio, il 9 giugno il partito organizza “un
brindisi alle vittorie future” (in Italia diremmo che porta jella), un party
dove i politici e i cittadini passano la giornata insieme sorseggiando il vino
del loro Stato. In un parco di Concord in California, il 24 giugno si tiene il
“picnic democratico”: tutti i democratici della città, magari con qualche
infiltrato repubblicano, si rimpinzano di hot dog, hamburger e pollo fritto
(divini, ma generatori di obesità), ciambelle (meglio le nostre, ma non si può
avere tutto), burro d’arachidi (discutibile, ma ad alcuni piace), muffin
(spaventosamente buoni), caffè americano (questo però lo sconsiglio).
Ci sono anche cose più serie: a Willow Creek, in Colorado, il 12 giugno le
signore dell’Associazione “Mamme del Colorado” si riuniscono nel parco per
ripulirlo all’insegna di una grande giornata ecologica.
Ma più di tutto sono affascinanti i raduni ludici. Ad Atlanta, in Georgia, il 18
giugno si tiene un grande karaoke cittadino! Il 22 giugno, nello Stato di New
York, ha luogo un megalitico torneo di golf che si conclude con premi per i
vincitori e… Un barbecue a base, manco a dirlo, delle splendide schifezze
gastronomiche precedente elencate. Ma il mio preferito è uno straordinario
evento che si realizza in quasi tutti gli Stati dell’Unione: si chiama “drinking
liberally”, letteralmente “bevendo liberalmente”.
Si tratta di appuntamenti mensili o bimestrali durante i quali i compagni di
partito si riuniscono all’aria aperta per stare insieme a parlare di politica
bevendo non più di una pinta (per volta) di birra.
Siamo sicuri che la politica sia davvero noiosa?
TO
Caffè
Democratico

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