Partito Democratico il giornale caffè democratico a cura dei democratici arvalia. Testata giornalistica di informazione e di partecipazione politicaCaffè Democratico

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Il Caffè Democratico è un giornale stampato e on-line dedicato a chi vuole leggere di politica vissuta, sentita, commentata da chi opera "in prima linea" , confrontandosi con i problemi della quotidianità, con le speranze dei giovani, con le amarezze dei cittadini, con i bisogni che la società esprime....prosegue

Daniela Gentili Presidente dei Democratici Arvalia e Direttore editoriale di Caffè DemocraticoDaniela Gentili
direttore editoriale e presidente dei Democratici Arvalia.


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Direttore editoriale:
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Capo redattore:
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Questo giornale è realizzato grazie al contributo dei Democratici Arvalia

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Editoriale
di
Gianni Paris
Presidente del XV Municipio di Roma
 

Partito Democratico. Una nuova classe dirigente per il Paese.
Per guardare con ottimismo verso il destino economico e democratico.

Se due partiti come i Democratici di Sinistra e la Margherita decidono dimettersi in discussione e di dar vita ad una fase costituente, utile alla nascita di un nuovo soggetto politico, questo avviene, tra l’altro, per raggiungere l’ambizioso obiettivo di mettere a disposizione della società uno strumento più adeguato del precedente a dare risposte qualificate alle nuove sfide che il progresso ci impone....prosegue

 

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Che ve state a 'nventà?!
 

 di Emanuele Faina

 

Sabato ventuno giugno sono andato a trovare zia Peppina.

Non è l’inizio di un tema delle elementari, è proprio che mia zia mi ha chiamato perché non stava bene e mi ha chiesto di farle la spesa e portarle il giornale. Sono andato al supermercato e ho preso una coscetta di pollo, un litro di latte, un etto di prosciutto e una rosetta (mezza a pranzo e mezza a cena). Poi sono passato dal giornalaio e ho comprato Repubblica. E poi, mestamente, mi sono incamminato per le scale, visto che la zia abita al quarto piano di una palazzina senza ascensore. A ottantun anni fa le scale due volte al giorno, che Dio glielo mantenga sempre.

 

“L’hai messo er pollo in frigo?”
Sì zia.
“E il preciutto?”
Sì zia.
E pure il latte! Il pane no!
“Bravo a zia tua! Mò viemme a fa’ un po’ de compagnia, và. Leggeme er giornale che ‘sti occhiali nun me fanno più. Nun vedo ‘na lira né da vicino né da lontano.”

Breve pausa di silenzio.

Prima di addentrarmi nel racconto mi scuso con i lettori che non hanno dimestichezza col vernacolo romanesco, ma è impossibile cogliere il senso dei concetti espressi da zia Peppina sganciandoli dalla lingua originale.

Dopo un momento di gelo rispondo.

Zia, io veramente… Dovrei andare a lavorare.

“Nun c’hai mai un momento pe’ tu’ zia vecchia!”

Non è vero zia!

“Sì che è vero!”

Non si può discutere con zia Peppina.

Va bene, allora ti leggo i titoli più importanti e poi vado. Allora… In prima pagina c’è Berlusconi. “Strano! Che je s’è sciorto?”

Dice che i PM sono sovversivi perché lo perseguitano ingiustamente.

“Ingiustamente? ‘Sto fijo de ‘na…”

Ascolta zia! Senti questa: l’arcivescovo di Milano dice che gli immigrati non sono nostri nemici. “Giusto! Bravo! In Italia c’è sempre stata la cultura dell’accoglienza!”

Però, dopo l’intervista di Tettamanzi c’è un articolo a doppia pagina sui Centri di detenzione degli immigrati clandestini.

“E che dice? Che dice?”

Beh, dice che non sono proprio luoghi di vacanza.

“Vabbé, ma mica staranno in gabbia, no?”

In camerate con le sbarre.

“Come in galera?”

Simile.

“Ma c’hanno fatto? So’ criminali? Delinguenti?”

Sono clandestini.

“E che mò c’è er reato de clandestineria?”

Lo vogliono inserire nel codice.

“Ma che se so’ ‘mpazziti?”

E’ il nuovo governo, zia.

“Macché novo! A me me pare che stamo a torna’ ‘ndietro!”

Zia…

“Vabbé vai allo sport. Come stanno a annà l’Europei?”

Allora… (sfoglio il giornale) La prima semifinale è Germania – Turchia.

“’A Turchia? Ma che ‘a Turchia sta in Europa?”

Geograficamente no, zia, ma politicamente ed economicamente sì.

“Ah, ho capito. E l’Italia?”

Ancora non si sa. Dobbiamo ancora giocare contro la Spagna.

“Zapatero è un bell’omo. Me piace proprio. Se c’avessi quarant’anni de meno…”

Sei sempre la solita, zia.

“E che avrò detto mai? Mamma mia come sei all’antica! Piuttosto, leggeme la cronaca de Roma. Quanno comincia l’Estate Romana?”

Ehm, ecco… (sfoglio nervosamente il giornale) Pare che ci siano dei problemi.

“Come sempre. A Roma ce so’ sempre i problemi.”

Mi fisso a guardare una pubblicità dal titolo “Per fortuna che c’è il Teatro”.

“Ahò, ma che te sei addormito?”

No zia, stavo guardando i cartelloni del Teatro Brancaccio e del Parioli.

“Il Parioli non è quello de Maurizio Costanzo?”

Sì zia.

“Bono quello. So’ anni che mette in cartellone solo spettacoli dei personaggetti de Mediaset. Tutti l’amichetti sua. Meno male che ar Brancaccio ce sta Proietti. Quello sì che è forte, me piace tanto.” No, zia...

“Me piaceva pure da giovane!”

Sì zia, ma al Brancaccio non c’è più…

“Proietti me lo ricordo quanno faceva A me gli occhi please… E che fanno? Che fanno ar Brancaccio?”

Allora… La stagione inizia il quattordici ottobre con Valeria Valeri…

“Tanto brava! Eh! Le attrici dell’epoca mia nun se battono! M’aricordo che faceva la signorina Stoppani in Gian Burrasca! E co’ chi recita?”

Con i ragazzi di amici.

“Co’ chi?”

I ragazzi di amici.

“L’amici de chi?”

Amici, zia, è il programma di Maria De Filippi.

“La moje de Costanzo?!”

Sì zia.

“Sta sempre in mezzo quella. E’ peggio der marito. E poi che artro fanno ar Brancaccio?”

Biagio Izzo.

“E chi è?”

Un comico zia. Che ha fatto film con Vanzina.

La zia suda. Oggi fa caldo. Ma glissa sul commento.

“E poi chi artro c’è?”

Glielo dico tutto d’un fiato.

Andrea Roncato con Manuela Villa e Cristiano Malgioglio. Poi Marco Marzocca, un comico di Zelig. E poi…

Esito perché ho paura della reazione.

“E poi che altro può esserci?!”

Platinette.

“Chii?!?!?!”

La zia boccheggia. Cerco di farla riprendere.

Però ci sono anche due musical! Uno della Compagnia della Rancia e uno con Manuel Frattini.

La zia estrae un rosario di granato rosso. Lo tiene in mano, ma ha il buon gusto di non recitarlo.

“Platinette!  E poi?”

Sono al penultimo spettacolo in cartellone, ma temo che l’ultimo le dia il colpo di grazia.

E poi… I Professionisti di amici.

“Sempre l’amici de quella?!”

Sì zia.

La zia cede. Ha un mancamento. Decido di risparmiarle i fuori abbonamento: la Superserata Zelig potrebbe ucciderla.

“Proietti se dev’esse’ rincojonito!”

Ecco zia, stavo cercando di dirtelo… Proietti non è più il direttore del Brancaccio.

“Lo dicevo io che nun poteva esse’… E perché s’è dimesso?”

Non si è dimesso. La proprietà del teatro lo ha accompagnato alla porta.

“Ah. E mò…”

Vorrei mentire, ma non posso.

Maurizio Costanzo.

La voce le trema.

“Ma che davero?”

Sì zia.

“Ma così ce ritrovamo pure a teatro quelli de la televisione. Ansai che palle!”

Zia Peppina, quando s’arrabbia, dice le parolacce.

Ma sai, zia, Luca Barbareschi dice che bisogna privatizzare i teatri e sganciarli dalle nomine politiche.

“Chi lo dice?”

Luca Barbareschi.

“Ah sì! Quello che fa il Commissario Montalbano. Me piace tanto!”

No, zia, quello è Luca Zingaretti.

“Er presidente della Provincia de Roma?”

No, zia, il fratello.

“E allora quest’arto chi è?”

E’ un altro attore. Adesso deputato del PDL.

“A me questi che fanno l’attori e poi se buttano in politica poco me piaceno.”

La zia ha un flah mnemonico.

“Me sta a veni’ un dubbio teribbile: ma nun sarà che Barbareschi è lo stesso strufolone che faceva Er gioco de le coppie?”

Rinuncio a risponderle.  Volto pagina. La discussione si sta facendo faticosa.

Oh ecco! Guarda qua: l’assessore alla Cultura Croppi dice che l’Estate romana è salva.

“Lo vedi, allora, che dicono un sacco de bucìe su’ ‘sta giunta de Alemanno.”

Sulle manifestazioni prodotte dal Comune per l’Estate romana 2008 non esiste nemmeno l’ombra del rischio che saltino. Così dice l’Assessore. Al limite potrebbero saltare quelle dei privati che hanno vinto il bando per i finanziamenti annuali.

“Non ho capito bene. Allora vor di’ che nun me fanno più er teatro sotto casa.”

No, zia, probabilmente no.

“Ma come no?! So’ tanto forti quei giovanotti! So’ diec’anni che vanno in giro co’ li spettacoli. Che poi so’ tutti bravi ragazzi de la zona nostra, Magliana, Portuense…”

Ma purtroppo non ci sono i fondi.

“I che?!”

I soldi, zia.

“Ah. Nun ce so’ i sordi. Pe’ quelli che se danno davero da fa’ pe’ la gente. Che porteno un po’ de soriso nelle periferie. Nun ce so’ i sòrdi. E i sòrdi per che ce stanno?”

Per quello che decide l’Assessore. Leggo testualmente. Le dico che cosa per me è “cultura”. Cultura è il Festival delle Letterature, è la Festa della Musica, è la stagione dell’Opera, quella di Santa Cecilia. E’ il Globe Theatre…

“A me me fa impressione quanno uno dice: per me è così e basta. Porta male. Daje e daje porta male. All’epoca mia la cultura era solo quella che se decideva dall’alto.”

Ma i tempi sono cambiati. Oggi si possono leggere gli scrittori americani, mica come nel ventennio. Non c’è più l’omologazione.

“Ma che te stai a ‘nventa’?! I telegiornali dicono sempre tutti le stesse cose, i programmi so’ tutti uguali, ‘i sceneggiati, che mò se chiameno ficcion, so’ du’ palle che levete. Che poi so’ sempre: o la mafia, o padre Pio, o la famija Brambilla. Se no c’è er carcio. Se no i quiz che devi apri’ i pacchi. E se no la prova del cuoco. E se no le veline.”

Ma ci sono anche i telefilm…

“Daje a ride! ‘A fiera der riciclo! Per il trentesimo anno La signora in giallo!”

Zia Peppina è partita per la tangente. Chiudo il giornale e mi avvio.

   

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Articolo pubblicato e stampabile dal numero 4 del Caffè Democratico

n° 4  Lug/Set 2008

 

 

 

 

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