Di lei dicono: “ha la corazza di una testuggine tanto è testarda, pugnace e capace di tirare fuori gli artigli proprio nei momenti di maggiore difficoltà, quando sembra che stia per sprofondare.”
E’ soprannominata “regina di denari”, grazie alla straordinaria macchina elettorale messa appunto negli anni insieme al marito che conta sui migliori esperti insieme ad una grande capacità di fundraising (raccolta fondi).
“Quando voglio una cosa la ottengo sempre”, dice.
Non è ben vista da una parte del suo partito ma ha dalla sua una grande esperienza a Washington come senatrice, cosa che la pone in vantaggio rispetto al suo avversario che non vanta esperienze di governo, e una forte visibilità nazionale e internazionale.
Hillary Rodham Clinton (nata Hillary Diane Rodham; Chicago, 26 ottobre 1947) è senatrice del Partito Democratico nello stato di New York, ed è stata first lady dal 1993 al 2001. Attualmente candidata alla presidenza degli Stati Uniti per le elezioni del 2008.
Si è sposata con Bill Clinton nel 1975. Nel 2000 è entrata in politica e nel 2003 ha scritto un libro autobiografico: La mia vita, la mia storia.
Nel suo programma focalizza l’attenzione sull’importanza della ricerca scientifica, sulla necessità di allargare le maglie della cittadinanza americana anche agli immigrati che entrano clandestinamente. E’ favorevole alle unioni civili e chiede anche lei, così come il suo competitor Obama, una revisione del welfare state soprattutto sul versante sanità. Altro punto focale del suo programma elettorale è la possibilità di accesso alle università anche alle fasce meno abbienti della popolazione. Viene criticata dall’ala sinistra del partito per il suo “si” alla guerra in Iraq, ma è assolutamente una convinta sostenitrice della possibilità della pace in Medio Oriente.
Presentata con troppo anticipo come la vincitrice predestinata nella lunga corsa verso la Casa Bianca, Hillary Clinton ha saputo correggere la rotta dopo la sconfitta in Iowa e grazie a un momento di commozione, secondo i suoi detrattori sapientemente offerto alle telecamere nel New Hampshire, ha dato di sé, non si sa se per calcolo o per reale tensione emotiva, un’immagine meno fredda e sprezzante, più umana ed emotiva, simpatetica con quell’elettorato democratico che sembrava essersi perdutamente innamorato di Obama e delle sue promesse di cambiamento. E la sua corsa è ripartita appunto dal New Hampshire, sconfiggendo per qualche migliaia di voti il senatore dell’Illinois. Quello che accadrà lo dirà il tempo, e soprattutto quello “tsunami-tuesday” del 5 febbraio quando si voterà in ventidue Stati, tra cui New York e California. Ma lei ha un obiettivo, vincere le primarie ed entrare nello Studio Ovale. Comunque finirà la battaglia tra i candidati il prossimo rappresentante dei Democratici alla casa bianca sarà o una donna o un nero in qualsiasi caso un grande segno del cambiamento.
vedi articolo collegato:
L'America di Obama
Articolo pubblicato e stampabile dal numero 3 del Caffè Democratico
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