di
Gianni ParisViviamo in un tempo in cui l’antipolitica avanza e divora il confronto.
Lo scontro e le battaglie leali, che dovrebbero essere il sale della politica vera, lasciano il posto alla violenza, verbale e non solo, alla strumentalizzazione, di quei tanti che non hanno ancora capito che la “polis” è il luogo di tutti e che, pertanto, va onorato e difeso. La disinformazione, le comunicazioni populiste volte all’accaparramento di nuovi bacini elettorali, non rendono un buon servizio al Paese.
Il Presidente della Repubblica ha fatto un severo richiamo sull’argomento. E lo ha fatto attraverso un appello tanto saggio quanto inequivocabile: “bisogna avere il senso del limite e della responsabilità nel denunciare quel che non va; se si fa di tutte le erbe un fascio, si semina ulteriore sfiducia, non si aiuta la definizione di obiettivi precisi di rinnovamento”.
Sembrerebbe folle, ma più o meno funziona così: di fronte alla crisi della politica, alla non adeguata capacità di essa di rappresentare i bisogni della gente, invece di stringersi intorno alle Istituzioni, di proporre soluzioni, elaborare nuove strategie, piovono insulti e critiche strumentali proprio su queste e sui loro rappresentanti. L’urgenza di molte riforme impone un dialogo trasversale che vede anche il superamento dei due poli su quelle che sono le questioni, condivise largamente, che consentono al Paese il rilancio economico e sociale. E la gente, i cittadini, la politica la subiscono. La volontà popolare, che dovrebbe essere espressa attraverso i suoi rappresentanti in Parlamento, appare impotente. Ma la volontà popolare non si può soffocare. Non si può ammansire per sempre. Si sente un ribollire di idee. Nelle piazze, nelle scuole, nei circoli, nella straordinaria esperienza delle primarie si ripete l’eco di un’istanza insopprimibile: quella di partecipare, quella di riformare. Le grida sguaiate di chi denuncia a oltranza senza proporre soluzioni porteranno presto all’afonia.
L’antipolitica si muove solamente sull’onda della demagogia, del populismo, creando disorientamento e non avanzando alcuna proposta concreta.
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