Caffè Democratico BLOG

Il BLOG del periodico Caffè Democratico Il BLOG della partecipazione politica!

giovedì 24 gennaio 2008

Intervista a Michail Gorbaciov. Give peace a chance

di Pino Nazio

Intervista a Michail Gorbaciov. Give peace a chance

Sono passati 20 anni dalla firma dello storico trattato sugli euromissili tra Usa e Urss.
Di fronte alla minaccia terroristica bisogna lavorare per il disarmo nucleare.
Un'altra priorità? L'acqua….

“Give peace a chance" cantava John Lennon negli anni '60, in piena Guerra fredda, e quarant'anni dopo il mondo ha ancora bisogno di chance, di possibilità. Allora c'erano due superpotenze che si spartivano il mondo e avevano istaurato un sistema che si reggeva sulla paura reciproca. L'"equilibrio del terrore" era definito, basato su migliaia di testate nucleari in grado di distruggere la Terra una volta, poi un'altra, e un'altra ancora…. Alla metà degli anni '80, nel pieno della corsa agli armamenti, arriva sul gradino più alto dell'Unione Sovietica un signore di 54 anni, il più giovane leader del Pcus (il partito Comunista dell'Urss) dai tempi di Lenin. Michail Gorbaciov è un riformatore, uno che inventa per la politica del suo paese parole come glasnost, trasparenza, e perestrojka, ristrutturazione. In quel tempo presidente degli Stati Uniti è un ex-attore conservatore, Ronald Reagan. Il riformatore Gorbaciov e l'ultradestro Reagan, l'8 dicembre 1987, sottoscrivono a Washington il trattato per l'eliminazione degli euromissili. E' una data storica.

Mikail Gorbaciov, il mondo era più sicuro allora o adesso?

Venti anni fa incombeva veramente una minaccia, eravamo sulla soglia del baratro. Poi .....prosegue leggi l'articolo completo

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Un partito che nasce in mezzo alla crisi

di Gianni Paris

Un partito che nasce in mezzo alla crisi

La crisi del Governo Prodi provocata da ricatti incrociati, particolarismi, interessi di clan, carica sulla nascita del PD enormi responsabilità ed in qualche modo ne ridefinisce il ruolo e la funzione.

Il processo con il quale si deve garantire al nuovo partito un’organizzazione efficiente ed efficace, capace di cogliere ed articolare la pluralità di forme di partecipazione e di sensibilità che il momento richiede, deve subire un’evidente accelerazione.

Un partito moderno deve innanzitutto riflettere sulle modalità con le quali si è dato vita ad un’esperienza straordinaria quali le primarie il cui successo va analizzato in maniera più analitica di quanto avvenuto fino ad oggi e considerarlo un patrimonio della nuova cultura politica che il partito democratico vuole imporre (ed il nostro giornale tenta di farlo nelle pagine successive).

I costi delle primarie (e in alcuni casi anche i risultati), infatti fanno pensare ad un loro uso sensato,
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Il Partito Democratico ha il suo simbolo!

di Daniela Gentili

Il Partito Democratico ha il suo simbolo!

"E' il simbolo di un grande partito

che guarda al futuro e vuole bene all'Italia.

Il partito del patriottismo dolce.

Noi saremo così"

E' con queste parole che Ermete Realacci, responsabile comunicazione del Partito Democratico, presenta il nuovo simbolo.

Il Caffè Democratico riceve il comunicato stampa, apro l'allegato e provo una grande e sana emozione..

Il simbolo di un partito è qualcosa di più di un biglietto da visita, è la presentazione di un'identità e il PD così oggi prende forma e colore: nel modo più bello.

I colori della patria, un sapore antico, un obiettivo quanto mai moderno, senso di appartenenza e valori atavici, quelli del bene comune, di una identità tutta nostra e solo nostra, l'identità del popolo italiano.

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Le priorità della politica e la fantapolitica

di Daniela Gentili

Le priorità della politica e la fantapolitica

Fortunatamente la fantascienza può mostrarci come funzionano le dimensioni alternative, così alcuni aspetti della politica possono apparire comprensibili.
Mi è capitato di incappare in una storia dove i protagonisti della vicenda si trovavano accidentalmente in una dimensione alternativa. Potevano vedere le persone dell’altra dimensione ma queste, invece, non erano in grado di percepire loro. Quando ho visto la puntata della serie televisiva Stargate ho capito cosa è successo ai protagonisti del precedente Governo. Il resto del mondo si trovava in una dimensione alternativa e li vedeva alla guida del Paese ma loro non potevano accorgersi che certe cose in Italia, nella nostra dimensione, accadevano e andavano male anche allora.
Anzi forse proprio allora sono state create le condizioni che hanno portato alla crisi economica e sociale che l’Italia sta vivendo e che il Governo Prodi sta affrontando, cercando soluzioni e ottenendo già qualche importante risultato.
Diversamente, se non prendessi in considerazione l’ipotesi fantascientifica, non saprei proprio spiegarmi il 99% delle loro dichiarazioni.
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Cosa vuole il popolo del 14 ottobre?

Cosa vuole il popolo del 14 ottobre?

Ricerca condotta dal master in Comunicazione e Consulenza Politica della LUMSA di Roma e dall’associazione MODEM

Otre tremilioni e mezzo di persone sopra i sedici anni si sono recate a votare alle elezioni per il segretario del partito Democratico lo scorso 14 ottobre.Un risultato inaspettato che ha colto di sorpresa politici e osservatori. Di questi, duemilioniseicentosessantaseimila hanno dato la loro preferenza a Walter Veltroni. Ma aldilà dei numeri nessuno sa veramente come la pensano e cosa vogliono quelli che hanno affollato sezioni di partito e sedi dell’Anpi, associazioni culturali e università popolari. A dare una definizione qualitativa del cosiddetto popolo delle primarie ci ha provato una ricerca condotta dal master in Comunicazione e Consulenza Politica della LUMSA di Roma e dall’associazione che raccoglie esperti della comunicazione e della formazione MODEM. Ventitré domande per riuscire a scoprire meglio chi sono e cosa pensano gli elettori del partito Democratico, cinquantacinque le località – piccole, medie e grandi - distribuite su tutto il territorio nazionale, in modo da rappresentare l’intero universo dei votanti. Da Biella a Messina, da Abbasanta a Venafro, passando per Torino, Milano, Roma e Lecce ecco la fotografia dell’unica ricerca qualitativa condotta il 14 ottobre. Tra gli elettori si registra una sostanziale parità di genere, con una leggera prevalenza di uomini.

TITOLO DI STUDIO

Colpisce la quantità di laureati, 38,7%, e di diplomati, 35,2, che si sono recati
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Si può parlare di finanziaria e divertirsi?

Si può parlare di finanziaria e divertirsi?

Si è tanto discusso di necessità di contatto con i territori e di nuove modalità di partecipazione.
Ed ecco un esempio concreto. Lunedì 17 dicembre, l’associazione Democratici Arvalia ha organizzato un’iniziativa rivolta ai cittadini e ai volontari della politica che vede il coinvolgimento di illustri relatori, alcuni al loro battesimo politico, che formano e informano sull’attività di Governo e la legge finanziaria, ma non solo.. Una full immertion: dal cosa è la finanziaria ai provvedimenti in corso di approvazione, dai contenuti al senso politico della manovra ed all’impatto nel quotidiano, nei territori.
Daniela Gentili (presidente dei Democratici Arvalia) ha coordinato l’iniziativa.
Relatori il presidente del XV Municipio di Roma Gianni Paris, promotore
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L'America di Obama

di Manuele Marcozzi

L'America di Obama

Barack Obama 46 anni nato il 4 Agosto del 1961 ad Honolulu (Hawaii), figlio di un mussulmano del Kenya e di una ragazza bianca del Kansas. E’ la vera sorpresa delle elezioni primarie del Partito democratico statunitense, a cui stanno partecipando gli elettori per scegliere chi nel novembre di questo anno sarà il candidato che avrà l’obiettivo di riportare un democratico alla Casa bianca.

Obama è il nuovo fenomeno della politica a stelle e strisce, ha superato nel New Hampshire, senza troppe difficoltà, la candidata inizialmente più autorevole, Hilary Clinton.

Obama è riuscito a scuotere le anime .....prosegue leggi l'articolo completo

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L'America di Hillary

di Cristiano Dani

L'America di Hillary

Di lei dicono: “ha la corazza di una testuggine tanto è testarda, pugnace e capace di tirare fuori gli artigli proprio nei momenti di maggiore difficoltà, quando sembra che stia per sprofondare.”

E’ soprannominata “regina di denari”, grazie alla straordinaria macchina elettorale messa appunto negli anni insieme al marito che conta sui migliori esperti insieme ad una grande capacità di fundraising (raccolta fondi).

“Quando voglio una cosa la ottengo sempre”, dice.

Non è ben vista da una parte del suo partito ma ha dalla sua una grande esperienza a Washington come senatrice, cosa che la pone in vantaggio rispetto al suo avversario che non vanta esperienze di governo, e una forte visibilità nazionale e internazionale.

Hillary Rodham Clinton
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La Francia di Sarkozy

di Bénédicte Monville

La Francia di Sarkozy

Quando passeggio nella città di Roma, sono spesso sorpresa di quanto la gente consideri positivamente l’elezione di Sarkozy. Più volte mi sono posta la domanda, o gli italiani trovano nell'elezione di Sarkozy un modo di rassicurarsi sulle loro proprie scelte passate o non sanno niente di quello che sta accadendo in Francia. Devo dire pero' che i francesi stessi cominciano solo ora ad aprire gli occhi e qualcuno sembra ancora ubriacato dalla frenesia gesticolante del nostro presidente.

Il presidente Sarkozy ed il governo di François Fillon hanno intrapreso una serie di riforme sociali ed economiche: il cosiddetto "pacchetto fiscale", la riforma
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martedì 9 ottobre 2007

Prima delle primarie, un po' di storia..

di Bernardo Leone

Il 16 ottobre del 2005 le elezioni primarie hanno consentito di eleggere il candidato premier dell’Unione per le elezioni politiche che si sarebbero svolte nell’aprile 2006. Quelle consultazioni, lo ricorderanno i lettori, vide l’affermazione di Romano Prodi con il 74% delle preferenze.

Ma la vera vittoria schiacciante la ottennero proprio le primarie. Il meccanismo, il sistema della partecipazione. Più di quattro milioni di persone si misero in fila per partecipare alla scelta. Per esserci. Per contare. E forse anche per contarsi.

Il 14 ottobre 2007 la macchina torna in pista per designare il segretario e le assemblee costituenti nazionale e regionali del nuovo Partito Democratico. Di nuovo i cittadini sono chiamati a scegliere.


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domenica 1 luglio 2007

Intervista a Massimo D'Alema La partecipazione contro la crisi della politica

di PINO NAZIO

“Non solo io, ma anche gli altri;

Non solo qui, ma anche il mondo;

Non solo oggi, ma anche domani”.



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Il baratro dell'antipolitica

di Gianni Paris

Viviamo in un tempo in cui l’antipolitica avanza e divora il confronto.
Lo scontro e le battaglie leali, che dovrebbero essere il sale della politica vera, lasciano il posto alla violenza, verbale e non solo, alla strumentalizzazione, di quei tanti che non hanno ancora capito che la “polis” è il luogo di tutti e che, pertanto, va onorato e difeso. La disinformazione, le comunicazioni populiste volte all’accaparramento di nuovi bacini elettorali, non rendono un buon servizio al Paese.

Il Presidente della Repubblica ha fatto un severo richiamo sull’argomento. E lo ha fatto attraverso un appello tanto saggio quanto inequivocabile: “bisogna avere il senso del limite e della responsabilità nel denunciare quel che non va; se si fa di tutte le erbe un fascio, si semina ulteriore sfiducia, non si aiuta la definizione di obiettivi precisi di rinnovamento”.

Sembrerebbe folle, ma più o meno funziona così: di fronte alla crisi della politica, alla non adeguata capacità di essa di rappresentare i bisogni della gente, invece di stringersi intorno alle Istituzioni, di proporre soluzioni, elaborare nuove strategie, piovono insulti e critiche strumentali proprio su queste e sui loro rappresentanti. L’urgenza di molte riforme impone un dialogo trasversale che vede anche il superamento dei due poli su quelle che sono le questioni, condivise largamente, che consentono al Paese il rilancio economico e sociale. E la gente, i cittadini, la politica la subiscono. La volontà popolare, che dovrebbe essere espressa attraverso i suoi rappresentanti in Parlamento, appare impotente. Ma la volontà popolare non si può soffocare. Non si può ammansire per sempre. Si sente un ribollire di idee. Nelle piazze, nelle scuole, nei circoli, nella straordinaria esperienza delle primarie si ripete l’eco di un’istanza insopprimibile: quella di partecipare, quella di riformare. Le grida sguaiate di chi denuncia a oltranza senza proporre soluzioni porteranno presto all’afonia.

L’antipolitica si muove solamente sull’onda della demagogia, del populismo, creando disorientamento e non avanzando alcuna proposta concreta.
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Non nominare il nome di Dio invano!

di Daniela Gentili

Pezzotta (portavoce del Family Day) dichiara: “il Partito democratico? Non c'è posto per noi cattolici”.

Sicuro signor Pezzotta?

Quello che forse non si è compreso è che il Partito Democratico parte da presupposti diversi. Il Pd è tale e nasce in quanto propone un approccio ed una visione opposti alle logiche di parte e rigetta le strumentalizzazioni atte ad allocare appartenenze sociali, di cultura o di fede, dentro o fuori da esso. Il Pd è, dovrà essere, il partito di tutti, il partito delle persone, degli individui in carne e ossa. Un cittadino inteso a 360°, che vede prendere forma, nel suo partito, la pluralità dell’individuo ed il pluralismo della collettività.

Il Pd è un partito laico. Ma laicità è rispetto e considerazione di tutti.

Laicità è battersi per i diritti di tutti. Dei conviventi e dei single che non si riconoscono nella scelta del matrimonio, ma anche delle famiglie, degli operai e del ceto medio, dell’industria e della produzione culturale. Laicità è rappresentare tutti quei diritti che la Costituzione sancisce e che il buon senso e il civismo reclamano. Laicità è affermare tutti quei bisogni, spirituali e materiali, che danno senso alla vita e ne migliorano la qualità. Laicità è garantire la libertà di esprimersi, di professare il proprio credo religioso, di affermare le proprie istanze sociali e individuali.

Per questo il Pd può essere il partito di tutti. Nessuno escluso.

Insomma si parla di equità. Non trova, signor Pezzotta?

Si parla di non prevaricazione, si parla di quello che proprio (noi) cattolici, credenti, da duemila anni predichiamo: ......prosegue leggi l'articolo completo

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Italia: patria dell’eleganza, ma non in tutto.

di Daniela Gentili

Svolgendo attività politica e vedendo la tv, come qualsiasi altro cittadino, alcuni quesiti mi sono venuti spontanei, anzi si sono imposti.

Qual’è l’immagine che la politica comunica di sé?

Aggressiva, spesso arrogante, volgare. Raramente propositiva, sempre in contraddittorio con l’avversario o meglio il nemico. Un nemico da offendere, intellettualmente, personalmente, senza inibizioni, senza pudori, senza buon gusto. La comunicazione non si fonda sulla diffusione di contenuti, sulla promozione di idee, sull’illustrazione di analisi e soluzioni, ma sul contraddittorio. Sulla negazione dell’altro, non perché diverso o portatore di idee, bisogni interessi opposti -già sarebbe un motivo- ma semplicemente perché è l’altro.

Qual'è la storia della cultura, della comunicazione italiana?

Eleganza, classe. Lo stile ammirato ed imitato in tutto il mondo ed in tutte le epoche. Manifestato, comunicato, in tutte le espressioni e nei secoli. Dall’architettura alla letteratura, dalla poesia alle azioni degli eroi, dei gentiluomini e gentildonne di ieri e di oggi.

Noi, popolo italiano, siamo cresciuti leggendo il Manzoni, abbiamo a mente i versi di Dante......prosegue leggi l'articolo completo

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Democratici? Una figata!

"BEING A DEMOCRAT IS GROOVY"
Uno dei limiti alla partecipazione è la rara piacevolezza
di Emanuele Faina

Ora che il Partito Democratico sta per diventare realtà si alza un coro che intona “non posso morire democristiano”al quale risponde il contro canto “non voglio morire comunista”.
Io, a prescindere dal fatto che non vorrei morire proprio per niente, ritengo oziose e prive di senso affermazioni di questo tipo.
Sì perché, data per assunta l’impraticabilità della mia pretesa d’immortalità, mi sono chiesto spesso non tanto come “non vorrei morire” ma, piuttosto, come voglio vivere.
Ho scoperto quindi di essere aristotelico, almeno nel senso che dà Aristotele definendo l’essere umano: “l’uomo è un animale sociale”. Forte! Mi piace essere sociale! Magari sarà anche vero che duemilatrecento anni ci dividono dal grande filosofo, ma la definizione mi pare, oggi, più appropriata che mai.
Certo, i greci vivevano in un mondo tutt’altro che globalizzato, dove il sapere e la conoscenza venivano trasmessi in ristrette cerchie d’iniziati anziché attraverso la rete informatica, ma non mi pare che le esigenze di comunità e coesione sociale si siano granché modificate.
E allora, visto che sono un aristotelico del terzo millennio, sfrutto le possibilità che il mio tempo dà: ho fatto un giretto su internet e ho scoperto un sacco di cose interessanti che mi hanno fatto riflettere.
Ho fatto una ricerca sui siti dei Democratici USA, non tanto per mutuare o, peggio ancora, copiare idee, ma per pura e semplice curiosità. Per esempio il fatto che oltreoceano l’attività politica dei partiti a livello locale è attivissima per tutto il periodo dell’anno, al contrario che da noi dove, troppo spesso, gli incontri e gli eventi territoriali sono limitati agli appuntamenti elettorali.
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Lettera aperta ad un conduttore della sera

Sono mesi che la tv si occupa della nascita del Partito democratico, ospitando negli studi uomini politici della Margherita e dei Ds, rappresentanti di altri partiti, esperti, estensori del noto “Manifesto”. Addetti ai lavori, insomma. O addetti alla politica, se si preferisce.
In tutti gli interventi aleggia sempre un convitato di pietra: la gente comune. Alcuni la definiscono “la società civile”, per altri è “il popolo delle primarie”, in qualche intervento si preferisce dire “quelli che non si riconoscono nei Ds e nei Dl”, ma la sostanza non cambia. Negli interventi e nelle domande dei giornalisti si ripete che la nascita del nuovo soggetto “non deve essere una fusione a freddo tra i due maggiori partiti di governo”.
I massimi dirigenti dell’Ulivo, da Fassino a Prodi, hanno sancito che il percorso che porta alla costruzione del Partito democratico si fonda su due principi basilari: da una parte le primarie come metodo per la selezione dei candidati alle elezioni e dall’altra “una testa un voto”. Questo vuol dire che chiunque, e non solo gli iscritti ai due partiti, potranno partecipare a questo grande processo democratico.
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Referendum: buona l'idea, sbagliati i mezzi

di Francesco Bracci

È auspicabile che la legge elettorale venga decisa per referendum? Nulla da ridire in linea di principio, e anche molti avversari del referendum riconosceranno ai promotori il merito di agire da pungolo nei confronti del parlamento, mai più apatico di quando deve decidere di se stesso; ma se si entra nel merito, più di un dubbio è legittimo sui suoi effetti.

Le intenzioni di Guzzetta e di coloro che lo appoggiano sono senz’altro condivisibili: si tratta della semplificazione del sistema politico mediante una legge elettorale che spinga in senso maggioritario. Il principale scopo del referendum è l’abolizione del concetto di coalizione, in seguito alla quale il premio di maggioranza andrebbe direttamente al partito che ha preso più voti. Un primo dubbio, avanzato da molti, è che la spinta in senso maggioritario non avrebbe luogo, e il referendum verrebbe aggirato con un semplice stratagemma: i partiti alleati si presenterebbero con una lista unica per poi dividersi in vari gruppi in parlamento dopo aver conseguito il premio di maggioranza; in tal modo l’unico effetto del referendum sarebbe quello di rendere la scelta dei parlamentari ancora meno controllabile da parte dei cittadini di quanto già non sia.......prosegue leggi l'articolo completo

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venerdì 18 maggio 2007

DICO. Chi ha ragione?

di Corrado Belmonte

In questi giorni si assiste ad un confronto aspro su una delle leggi più controverse in materia del diritto di famiglia: i dico, perché, se introdotti, cambierebbero il diritto vigente in materia.

In pochi sono tecnicamente in grado di valutare la legge sulle convivenze civili. Il difficile sta nel comprendere le conseguenze di questa legge.

Che il legislatore italiano sia chiamato ad intervenire in merito è sicuro, vista la portata della legge ed il fatto che l’esistenza di un vuoto normativo in merito, è riconosciuta da ambedue gli schieramenti laici e cattolici.

Mentre la sinistra democratica preme per il pieno riconoscimento dei Dico e spinge per la piena omologazione fra coppie di fatto e matrimonio, la chiesa cattolica, in modo inequivocabile, manifesta la propria assoluta contrarietà. ......prosegue leggi l'articolo completo

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lunedì 14 maggio 2007

Sotto le bandiere del riformismo, per immaginare il futuro

di Andrea Secci

Come ha ben sottolineato, sul Sole 24 Ore, lo storico Valerio Castronuovo, la cultura riformista è stata a lungo assente dalla vita politica italiana, sostituita di volta in volta dalle riforme di struttura (PCI), dalla programmazione statuale del progetto 80 (sinistra PSI), dal solidarismo delle coscienze individuali accompagnato da un intervento pubblico assistenzial–clientelare (DC), il tutto mescolato ad un protezionismo corporativo tutelato da una certa politica sindacale.
Altri tempi, altri contesti internazionali, altra divisione internazionale del lavoro.
Non c’è dubbio. Il problema è l’eredità che pesa sulle spalle di tutti noi contribuenti attuali:
-un debito pubblico altissimo (107% del pil), che impedisce di fatto manovre pubbliche di un certo peso, con un onere annuo oscillante tra i 70 e gli 80 miliardi di interessi;
-il ritardo di investimenti nelle infrastrutture essenziali per la competitività del paese (rete energetica, stradale, ferroviaria, sistema portuale, trasporto locale metropolitano);
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Il coraggio della Libertà

di Corrado Belmonte

“Fermati Piero, fermati adesso, lascia che il vento ti passi un po’ addosso, dei morti in battaglia ti porti la voce, di chi diede la vita ed in cambio ebbe una croce.”
Il 25 aprile 2007 non è soltanto la data dell’anniversario della liberazione dal nazifascismo. Quest’anno, lo si può affermare, il 25 aprile segna la data della nascita del partito democratico. Il 26 aprile, all’indomani della stessa data, segnava la vittoria alle elezioni dell’ulivo nel 1996. Era il primo governo Prodi, la prima grande vittoria del centrosinistra contro il progetto politico delle destre.
In molti discutono sulla storia del partito democratico e riflettono sul passato delle varie formazioni politiche che lo compongono o che si aggregheranno. La storia di questo nuovo partito nasce all’alba del 1943 quando i giovani ragazzi di una generazione si unirono costituendo i comitati di liberazione nazionale, si unirono per l’Italia regalandoci il futuro. Nella storia recente dei vecchi partiti, con i loro gruppi e sottoinsiemi, i grandi assenti dalla politica erano quei giovani eroi che scelsero di dare la propria vita per noi. Ebbero in cambio la morte, ma la loro lezione morale rimane scritta nella storia dell’Europa. Giovani che si unirono alle brigate Garibaldi, ai comitati civici, che costituirono il partito d’azione. Giovani liberali, cattolici, comunisti, anche monarchici, ma antifascisti, uniti dal desiderio di libertà.......prosegue leggi l'articolo pubblicato sul periodico telematico Caffè Democratico

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Rock e Lento

di Pino Nazio
La partecipazione è Rock
Il verticismo è Lento
Rutelli è Rock
Casini che fa l’ironico è Lento
Le liberalizzazioni sono Rock
Il liberismo è Lento
Il Partito delle libertà è Lentissimo
I valori sono Rock
Il pantheon è Lento
Fare il Partito Democratico è Rock
Dire “anche noi dobbiamo fare…” è Lento
Le primarie sono Rock
Il partito-azienda è Lento
Una testa un voto è Rock
Un voto senza testa è Lento
Anna Finocchiaro è Rock
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martedì 24 aprile 2007

La Storia è stata scritta! Con un "Voi" che diventa "noi"

di Daniela Gentili

Non è un caso che sia Cristina, 23 anni, ad aprire il IV Congresso Nazionale dei Democratici di Sinistra. La scelta è stata fatta per lei, prima di tutto e soprattutto per lei e per la generazione che rappresenta. Per le generazioni che verranno. E anche Rutelli, dal contemporaneo Congresso della Margherita, dice
giovani fatevi avanti, conquistatelo questo partito, conquistate la politica di domani
. Riprendiamoci tutti il nostro futuro. E il domani stavolta è arrivato: è lunedì.
Infatti dal giorno dopo la conclusione dei congressi è iniziata la fase costituente.
Chi li ha vissuti in prima persona, nei territori, a livello cittadino o nazionale, li ricorderà per la vita. Lacrime e sangue, passioni e speranze. Un mix di timori e nuove determinazioni, dettate dalla ragione, con la forza dei valori di sempre e la pressione di quelli di oggi e di domani, che si confrontano, a volte si scontrano, poi si ritrovano ......prosegue leggi l'articolo pubblicato sul periodico telematico Caffè Democratico

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Quando la Francia sceglie

di Emanuele Faina

Qual è il riflesso in Italia di ciò che avviene in Europa? Le azioni del governo Zapatero o Merkel incidono o incideranno sul futuro di casa nostra? E se sì, in quale misura? C’è un rapporto diretto tra le elezioni francesi e la situazione politica nostrana?
Il dibattito esiste.
E forse, sotto sotto, ci piace credere che, se l’Europa influisce sull’Italia, per una sorta di auspicabile campanilistica proprietà transitiva, anche noi esportiamo a Eurolandia opinioni ed esempi operativi.
Questo, in Francia, è tempo di scelte. Si sceglie il prossimo Presidente che succederà a Chirac all’Eliseo. E i francesi vanno a votare in massa sfiorando la soglia del 85%.
Il primo turno ha visto un risultato in un certo senso atteso, ma non nelle proporzioni: Sarkozy al 31% ci poteva stare, la Royal al 25% in risalita, Bayrou......prosegue leggi l'articolo pubblicato sul periodico telematico Caffè Democratico

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giovedì 22 marzo 2007

Partito Democratico: senza "se" e senza "ma"

di Daniela Gentili

La generazione dei ventenni ritiene, probabilmente a ragione, di avere meno opportunità dei propri genitori. La mobilità sociale appare paralizzata. Anche i matrimoni in netto calo lo evidenziano.

I giovani hanno poca fiducia nel sistema partitico e nelle istituzioni. L'impegno politico attivo, secondo l’Istituto Iard (cooperativa di ricerca e formazione), coinvolge una piccolissima fetta di ragazzi - appena il 4% - ed il 23% dichiara di non interessarsi affatto di politica. Ben l’80% dei giovani dichiara di non aver fiducia nel futuro......prosegue leggi l'articolo pubblicato sul numero 0 - Aprile 2007 del periodico Caffè Democratico

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Comunica la politica?

di Pino Nazio

La finanziaria non ha avuto un buon impatto nel paese e politici di primo piano come Fassino e Prodi, ammettono candidamente che “c’è stato un problema di comunicazione”.
Certo l’ampiezza dei provvedimenti e l’impopolarità di alcuni interventi erano difficili da digerire.
Ma nulla, nella società della comunicazione, si presta a una sola lettura, a una sola interpretazione.
Comunicata bene la stessa assume un significato diverso.
E dopo l’autocritica del leader dei Ds e del presidente del Consiglio ci si sarebbe aspettati dei provvedimenti.
Cambiamento dei responsabili della comunicazione dei partiti del centrosinistra e del governo, un dibattito pubblico, con la partecipazione di esperti, ricercatori, giornalisti, alla caccia di possibili rimedi......prosegue leggi l'articolo pubblicato sul numero 0 - Aprile 2007 del periodico Caffè Democratico

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Verso il Partito Democratico, anzi contro.

di Pino Nazio

Ho assistito alla presentazione di una delle mozioni che al prossimo congresso dei Ds si batteranno affinché non si costituisca una unica formazione politica con la Margherita.
A Sostenere le ragioni del no alla nascita del Partito Democratico c’era il leader di quella corrente, il ministro dell’Università e della Ricerca, Fabio Mussi.
Contrari o dubbiosi alla costruzione del Pd ci sono anche nel partito di Rutelli, e tutti, a destra e a sinistra dei due partiti, alzano la bandiera dell’identità che verrebbe snaturata nel nuovo soggetto politico......prosegue leggi l'articolo pubblicato sul numero 0 - Aprile 2007 del periodico Caffè Democratico

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Partito Democratico: laboratorio Roma

di Cristiana Demi

Ed è a Roma che il PD ha mosso i primi passi sul terreno della concretezza.
Partiti, movimenti e associazioni si sono incontrati per annunciare la prima iniziativa congiunta: sabato 16 dicembre numerosi banchetti sulle piazze e le vie romane dove i cittadini hanno potuto informarsi sui contenuti della Legge Finanziaria 2007.
Intorno ad un tavolo per la prima volta la segreteria romana DS rappresentata dal Sen. Esterino Montino, il coordinamento romano della Margherita con l’On. Roberto Giachetti, le associazioni e i movimenti, in particolare......prosegue leggi l'articolo pubblicato sul numero 0 - Aprile 2007 del periodico Caffè Democratico

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Le radici antiche della libertà

di Corrado Belmonte

Nel 1995, dopo la caduta del governo Berlusconi, il Partito dei Democratici di Sinistra appoggiò il governo tecnico di Lamberto Dini. Fu in quel momento che gli eredi del PCI divennero forza di governo. E lo fecero mantenendo saldo il principio della difesa delle Istituzioni attraverso l’attuazione delle riforme. Stava in questo il senso di una scelta che si rivelò decisiva nella storia d’Italia. Massimo D’Alema fu il primo a capire che ci voleva qualcosa di nuovo per battere le destre, ma la sconfitta di Occhetto era il segnale che il paese non era pronto per una leadership di una sinistra post comunista. L’uomo giusto, D’Alema, lo individuò in Romano Prodi. Già allievo di Nino Andreatta e Sylos Labini, già Presidente dell’IRI. Prodi era espressione di quella parte cattolica più avanzata, di quel mondo dell’associazionismo da sempre estraneo alle logiche del PCI.....prosegue leggi l'articolo pubblicato sul numero 0 - Aprile 2007 del periodico Caffè Democratico

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La storia siamo noi!

di Daniela Gentili

E’ dura ammetterlo, ma troppo spesso, nell’arco della storia, la battaglia per il progresso sociale non si è combattuta sul campo della concretezza. Non nella ricerca di soluzioni a fronte di evidenti criticità. Ma, prima di tutto, sulle resistenze dei Conservatori al cambiamento cercato dai Riformisti.
I cannoni si armano nel momento in cui, di fronte all’esigenza forte di un cambiamento, di una risposta strutturale che il contesto ci propone e ci impone, le reazioni delle due parti, pre-determinate da un atteggiamento di fondo dell’essere umano nel modo di vivere e di approcciare le cose, esplodono e si contrappongono.
Lo vediamo oggi, come nel passato.....prosegue leggi l'articolo pubblicato sul numero 0 - Aprile 2007 del periodico Caffè Democratico

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E se i partiti fossero aziende?

di Daniela Gentili

Il mondo della politica e quello delle aziende appaiono distinti. Tra loro - nel sentire comune - c’è un divario profondo sia in termini strutturali, che metodologici. Non è vero. Può non esserlo.
Le aziende di successo hanno imparato che, per il raggiungimento degli obiettivi, è necessaria un’organizzazione, degli strumenti adeguati, un sistema di comunicazione interno ed esterno efficace ed anche una mission ed una vision.
Le risorse umane sono la componente essenziale dell’organizzazione, gli ingranaggi della macchina. Oltre al raggiungimento di obiettivi personali e gratificazioni, per i combattenti, che sarebbero poco motivati nel profondo dalla sola remunerazione, scendono in campo come arma del successo anche il senso di appartenenza, la percezione di giustezza dell’obiettivo che si sta perseguendo rispetto al benessere della collettività, come ad esempio l’erogazione di un servizio pubblico o di un prodotto che costituisce un valore aggiunto, il contributo al progresso, ecc.....prosegue leggi l'articolo pubblicato sul numero 0 - Aprile 2007 del periodico Caffè Democratico

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