Caffè Democratico BLOG

Il BLOG del periodico Caffè Democratico Il BLOG della partecipazione politica!

domenica 1 luglio 2007

Intervista a Massimo D'Alema La partecipazione contro la crisi della politica

di PINO NAZIO

“Non solo io, ma anche gli altri;

Non solo qui, ma anche il mondo;

Non solo oggi, ma anche domani”.



.......prosegue leggi l'articolo completo con l'intervista sul Caffè Democratico !

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Il baratro dell'antipolitica

di Gianni Paris

Viviamo in un tempo in cui l’antipolitica avanza e divora il confronto.
Lo scontro e le battaglie leali, che dovrebbero essere il sale della politica vera, lasciano il posto alla violenza, verbale e non solo, alla strumentalizzazione, di quei tanti che non hanno ancora capito che la “polis” è il luogo di tutti e che, pertanto, va onorato e difeso. La disinformazione, le comunicazioni populiste volte all’accaparramento di nuovi bacini elettorali, non rendono un buon servizio al Paese.

Il Presidente della Repubblica ha fatto un severo richiamo sull’argomento. E lo ha fatto attraverso un appello tanto saggio quanto inequivocabile: “bisogna avere il senso del limite e della responsabilità nel denunciare quel che non va; se si fa di tutte le erbe un fascio, si semina ulteriore sfiducia, non si aiuta la definizione di obiettivi precisi di rinnovamento”.

Sembrerebbe folle, ma più o meno funziona così: di fronte alla crisi della politica, alla non adeguata capacità di essa di rappresentare i bisogni della gente, invece di stringersi intorno alle Istituzioni, di proporre soluzioni, elaborare nuove strategie, piovono insulti e critiche strumentali proprio su queste e sui loro rappresentanti. L’urgenza di molte riforme impone un dialogo trasversale che vede anche il superamento dei due poli su quelle che sono le questioni, condivise largamente, che consentono al Paese il rilancio economico e sociale. E la gente, i cittadini, la politica la subiscono. La volontà popolare, che dovrebbe essere espressa attraverso i suoi rappresentanti in Parlamento, appare impotente. Ma la volontà popolare non si può soffocare. Non si può ammansire per sempre. Si sente un ribollire di idee. Nelle piazze, nelle scuole, nei circoli, nella straordinaria esperienza delle primarie si ripete l’eco di un’istanza insopprimibile: quella di partecipare, quella di riformare. Le grida sguaiate di chi denuncia a oltranza senza proporre soluzioni porteranno presto all’afonia.

L’antipolitica si muove solamente sull’onda della demagogia, del populismo, creando disorientamento e non avanzando alcuna proposta concreta.
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Partito Democratico: una nuova classe dirigente per il Paese

di Gianni Paris

Se due partiti come i Democratici di Sinistra e la Margherita decidono dimettersi in discussione e di dar vita ad una fase costituente, utile alla nascita di un nuovo soggetto politico, questo avviene, tra l’altro, per raggiungere l’ambizioso obiettivo di mettere a disposizione della società uno strumento più adeguato del precedente a dare risposte qualificate alle nuove sfide che il progresso ci impone.

Se non fosse così avrebbero ragione coloro che giudicano non conveniente il percorso intrapreso, denso di rischi e risolutivo di una identità faticosamente consolidata nel percorso di allontanamento dal partito comunista.

Io sono convinto, invece, che del partito democratico ci sia veramente bisogno e che questo bisogno è percepito dall’opinione pubblica molto di più di quanto sia oggi patrimonio dell’elaborazione politica. Questa consapevolezza diffusa è animata da una impellente necessità di mettere mano velocemente a quello che comunemente chiamiamo “sistema Paese” ed avviare così una modernizzazione dell’Italia che gli permetta di recuperare gli enormi ritardi accumulati negli ultimi anni.

In principal modo si tratta di colmare quella distanza che separa l’azione delle istituzioni dalla società e ricreare le condizioni affinché si torni a guardare con ottimismo verso il destino economico e democratico del Paese. ......prosegue leggi l'articolo pubblicato sul periodico telematico Caffè Democratico

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Non nominare il nome di Dio invano!

di Daniela Gentili

Pezzotta (portavoce del Family Day) dichiara: “il Partito democratico? Non c'è posto per noi cattolici”.

Sicuro signor Pezzotta?

Quello che forse non si è compreso è che il Partito Democratico parte da presupposti diversi. Il Pd è tale e nasce in quanto propone un approccio ed una visione opposti alle logiche di parte e rigetta le strumentalizzazioni atte ad allocare appartenenze sociali, di cultura o di fede, dentro o fuori da esso. Il Pd è, dovrà essere, il partito di tutti, il partito delle persone, degli individui in carne e ossa. Un cittadino inteso a 360°, che vede prendere forma, nel suo partito, la pluralità dell’individuo ed il pluralismo della collettività.

Il Pd è un partito laico. Ma laicità è rispetto e considerazione di tutti.

Laicità è battersi per i diritti di tutti. Dei conviventi e dei single che non si riconoscono nella scelta del matrimonio, ma anche delle famiglie, degli operai e del ceto medio, dell’industria e della produzione culturale. Laicità è rappresentare tutti quei diritti che la Costituzione sancisce e che il buon senso e il civismo reclamano. Laicità è affermare tutti quei bisogni, spirituali e materiali, che danno senso alla vita e ne migliorano la qualità. Laicità è garantire la libertà di esprimersi, di professare il proprio credo religioso, di affermare le proprie istanze sociali e individuali.

Per questo il Pd può essere il partito di tutti. Nessuno escluso.

Insomma si parla di equità. Non trova, signor Pezzotta?

Si parla di non prevaricazione, si parla di quello che proprio (noi) cattolici, credenti, da duemila anni predichiamo: ......prosegue leggi l'articolo completo

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Italia: patria dell’eleganza, ma non in tutto.

di Daniela Gentili

Svolgendo attività politica e vedendo la tv, come qualsiasi altro cittadino, alcuni quesiti mi sono venuti spontanei, anzi si sono imposti.

Qual’è l’immagine che la politica comunica di sé?

Aggressiva, spesso arrogante, volgare. Raramente propositiva, sempre in contraddittorio con l’avversario o meglio il nemico. Un nemico da offendere, intellettualmente, personalmente, senza inibizioni, senza pudori, senza buon gusto. La comunicazione non si fonda sulla diffusione di contenuti, sulla promozione di idee, sull’illustrazione di analisi e soluzioni, ma sul contraddittorio. Sulla negazione dell’altro, non perché diverso o portatore di idee, bisogni interessi opposti -già sarebbe un motivo- ma semplicemente perché è l’altro.

Qual'è la storia della cultura, della comunicazione italiana?

Eleganza, classe. Lo stile ammirato ed imitato in tutto il mondo ed in tutte le epoche. Manifestato, comunicato, in tutte le espressioni e nei secoli. Dall’architettura alla letteratura, dalla poesia alle azioni degli eroi, dei gentiluomini e gentildonne di ieri e di oggi.

Noi, popolo italiano, siamo cresciuti leggendo il Manzoni, abbiamo a mente i versi di Dante......prosegue leggi l'articolo completo

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Democratici? Una figata!

"BEING A DEMOCRAT IS GROOVY"
Uno dei limiti alla partecipazione è la rara piacevolezza
di Emanuele Faina

Ora che il Partito Democratico sta per diventare realtà si alza un coro che intona “non posso morire democristiano”al quale risponde il contro canto “non voglio morire comunista”.
Io, a prescindere dal fatto che non vorrei morire proprio per niente, ritengo oziose e prive di senso affermazioni di questo tipo.
Sì perché, data per assunta l’impraticabilità della mia pretesa d’immortalità, mi sono chiesto spesso non tanto come “non vorrei morire” ma, piuttosto, come voglio vivere.
Ho scoperto quindi di essere aristotelico, almeno nel senso che dà Aristotele definendo l’essere umano: “l’uomo è un animale sociale”. Forte! Mi piace essere sociale! Magari sarà anche vero che duemilatrecento anni ci dividono dal grande filosofo, ma la definizione mi pare, oggi, più appropriata che mai.
Certo, i greci vivevano in un mondo tutt’altro che globalizzato, dove il sapere e la conoscenza venivano trasmessi in ristrette cerchie d’iniziati anziché attraverso la rete informatica, ma non mi pare che le esigenze di comunità e coesione sociale si siano granché modificate.
E allora, visto che sono un aristotelico del terzo millennio, sfrutto le possibilità che il mio tempo dà: ho fatto un giretto su internet e ho scoperto un sacco di cose interessanti che mi hanno fatto riflettere.
Ho fatto una ricerca sui siti dei Democratici USA, non tanto per mutuare o, peggio ancora, copiare idee, ma per pura e semplice curiosità. Per esempio il fatto che oltreoceano l’attività politica dei partiti a livello locale è attivissima per tutto il periodo dell’anno, al contrario che da noi dove, troppo spesso, gli incontri e gli eventi territoriali sono limitati agli appuntamenti elettorali.
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Lettera aperta ad un conduttore della sera

Sono mesi che la tv si occupa della nascita del Partito democratico, ospitando negli studi uomini politici della Margherita e dei Ds, rappresentanti di altri partiti, esperti, estensori del noto “Manifesto”. Addetti ai lavori, insomma. O addetti alla politica, se si preferisce.
In tutti gli interventi aleggia sempre un convitato di pietra: la gente comune. Alcuni la definiscono “la società civile”, per altri è “il popolo delle primarie”, in qualche intervento si preferisce dire “quelli che non si riconoscono nei Ds e nei Dl”, ma la sostanza non cambia. Negli interventi e nelle domande dei giornalisti si ripete che la nascita del nuovo soggetto “non deve essere una fusione a freddo tra i due maggiori partiti di governo”.
I massimi dirigenti dell’Ulivo, da Fassino a Prodi, hanno sancito che il percorso che porta alla costruzione del Partito democratico si fonda su due principi basilari: da una parte le primarie come metodo per la selezione dei candidati alle elezioni e dall’altra “una testa un voto”. Questo vuol dire che chiunque, e non solo gli iscritti ai due partiti, potranno partecipare a questo grande processo democratico.
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Referendum: buona l'idea, sbagliati i mezzi

di Francesco Bracci

È auspicabile che la legge elettorale venga decisa per referendum? Nulla da ridire in linea di principio, e anche molti avversari del referendum riconosceranno ai promotori il merito di agire da pungolo nei confronti del parlamento, mai più apatico di quando deve decidere di se stesso; ma se si entra nel merito, più di un dubbio è legittimo sui suoi effetti.

Le intenzioni di Guzzetta e di coloro che lo appoggiano sono senz’altro condivisibili: si tratta della semplificazione del sistema politico mediante una legge elettorale che spinga in senso maggioritario. Il principale scopo del referendum è l’abolizione del concetto di coalizione, in seguito alla quale il premio di maggioranza andrebbe direttamente al partito che ha preso più voti. Un primo dubbio, avanzato da molti, è che la spinta in senso maggioritario non avrebbe luogo, e il referendum verrebbe aggirato con un semplice stratagemma: i partiti alleati si presenterebbero con una lista unica per poi dividersi in vari gruppi in parlamento dopo aver conseguito il premio di maggioranza; in tal modo l’unico effetto del referendum sarebbe quello di rendere la scelta dei parlamentari ancora meno controllabile da parte dei cittadini di quanto già non sia.......prosegue leggi l'articolo completo

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Economia dalla crisi alla sviluppo

di Corrado Belmonte

La vittoria di misura dell’unione alle elezioni richiedeva da parte della coalizione uno sforzo in avanti per ottenere crescita e stabilità.

L’Italia, per cause imputabili alla congiuntura ed alla concorrenza internazionale correlata ad una bassa produttività, usciva da un quinquennio in cui l’economia aveva avuto una crescita troppo bassa. Le istituzioni finanziarie avevano visto l’Italia arretrare anno dopo anno in termini di competitività. Occorreva uno scatto in avanti che fosse sostenuto dagli altri paesi europei.

Prodi, per il ruolo internazionale avuto nella Commissione e Padoa Schioppa per il proprio ruolo all’interno della Banca Centrale Europea, risultavano essere gli uomini giusti al posto giusto. Occorreva fare una scelta strategica: o dentro Maastricht o fuori dal mondo. Ogni scelta ha però un prezzo da pagare: l’aumento della pressione fiscale.

Occorreva trovare le risorse, occorreva trovare i fondi per fare innovazione. Padoa Schioppa li ha trovati. Con due finanziarie: luglio 2006 e dicembre 2007 il Governo in un anno ha riformato il sistema fiscale, non annullando quanto era stato fatto in passato. Tra l’8 e il 9 giugno sui giornali è apparsa la dichiarazione di Padoa Schioppa di una diminuzione delle aliquote imposte per aumentare la trasparenza ed il controllo delle voci di spesa dell’amministrazione pubblica. L’accumulo di risorse, prevede ora la possibilità di creare sviluppo e occupazione. Tuttavia l’aumento della pressione fiscale potrebbe costituire un vincolo per la crescita: il vero obiettivo della politica fiscale dell’unione.

In questo senso, le dichiarazioni del segretario ds Piero Fassino sono inequivocabili: “Quando importanti categorie economiche, che impiegano migliaia di operatori e lavoratori, manifestano un disagio, è dovere di chi ha responsabilità politiche e istituzionali ascoltarli”.
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Le cose da fare subito

di Corrado Belmonte

Il colpo che l’Unione ha subito nel nord del paese, in occasione delle ultime elezioni amministrative, nasce da una pressione fiscale eccessiva e da una legislazione innovata dalla finanziaria 2007 troppo complessa.

Occorre riflettere su quello che si può fare per risolvere la situazione.

Innanzitutto il tesoretto, i sette miliardi di euro in più e/o altre successive entrate che già si prefigurano, grazie alla rigorosa politica di recupero avviata dal Governo, contraddistinta dalla lotta all’evasione e dal riequilibro fiscale. Cosa farne?

Invece che distribuire le nuove risorse in modo statistico verso le famiglie più disagiate che non otterrebbero una somma significativa, l’alternativa potrebbe essere di porre in essere un intervento a favore delle imprese e dei cittadini rendendo deducibili fiscalmente gli interessi passivi derivanti da mutui e contratti finanziari al 100%......prosegue leggi l'articolo completo

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Riforma delle pensioni. A che punto siamo?

di Alberto Simone

Mancano pochi giorni all’entrata in vigore della riforma del tfr, ecco una sintetica guida utile a quei lavoratori che non hanno ancora scelto.

TFR o Pensione Integrativa?

È questa la fondamentale domanda che ogni lavoratore dipendente deve farsi nei pochi giorni che ha ancora a disposizione per decidere. Se non si pone questa domanda, se non assume alcuna decisione è la legge che decide al suo posto sul destino del tfr maturando ossia quello, cioè, cui ha diritto a partire dal 1° gennaio 2007, ossia dal momento dell'assunzione se successiva alla predetta data.

Questa regola vale per tutti i lavoratori dipendenti, sia che appartengano ad aziende con meno di 49 dipendenti che a imprese con più addetti.

Come scegliere

E’ bene chiarire i termini della scelta, il lavoratore può optare tra tfr o pensione integrativa. E' poi importante per i lavoratori considerare le modalità con cui una, e una sola, delle predette scelta può essere presa e manifestata.

La legge ha stabilito una particolare procedura che conduce a risultati che sono talvolta definitivi e immutabili. Inoltre, i risultati sono conseguiti anche in assenza di un'espressa manifestazione di scelta da parte dei lavoratori. Questi due aspetti rendono l’importanza della decisione.

Le modalità con cui è possibile effettuare la scelta sono due:
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Gli schiavi della porta accanto. Non è storia, è presente, Non è altrove è sotto casa

di Daniela Gentili

Le ragazze di Benin City “la tratta delle nuove schiave dalla Nigeria ai marciapiedi d’Italia”

Partire, lasciare la propria casa, gli affetti, con un solo bagaglio: il dolore della separazione da una terra tanto amata e tanto devastata. La promessa, il miraggio di un lavoro presso un supermercato europeo, offerto da eleganti personaggi, contattati tramite agenzie di viaggio o pubblici uffici, nella ricerca di un futuro. Vitto, alloggio e l’opportunità di sostenere i cari, ai quali la speculazione petrolifera non ha lasciato neanche la possibilità di coltivare le terre, le terre nigeriane, ormai troppo inquinate.

Arrivare, senza conoscere la lingua, la destinazione. Sentire freddo, avere paura. Essere picchiate. Perdere la verginità con la violenza. Essere vendute. Diventare merce. Una merce che vale in media 60.000 euro. Il riscatto che ragazze, spesso minorenni, private dell’identità, dovranno pagare ai loro padroni per poter vivere. Quello che Dio gli aveva donato, quello che pensavano fosse l’unica cosa in loro possesso: la vita, che non è più loro. Appartiene ad altri. Una vita che comunque non potrà più essere definita tale.

Non c’è via d’uscita. La speranza di un miracolo. Un miracolo che non si realizza quando incontrano le volanti della polizia, che non si realizza .......prosegue leggi l'articolo completo

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L'angolo dello psicologo: ragione e sentimento in politica

di Giovanni De Lucia

Nella vicenda politica italiana di questi giorni…ci vorrebbe uno psicologo.

Forse si.

La psicologia, soprattutto quella che studia la personalità umana, ha dimestichezza col conflitto fra mente e cuore, fra ragione ed emozione, pertanto ha qualcosa da dire nella vicenda politica dell’Italia d’oggi.

La ragione consente di comprendere le parti in gioco in un sistema, e cercare le sintesi per farlo funzionare mentre lo indirizza verso obiettivi oggettivamente utili.

Le convinzioni, e le passioni a loro connesse, sostengono invece, di fatto, le “verità” di parte.

Servono sia la prima sia le altre, ma la scena politica italiana sembra interamente dominata dalle convinzioni e dai sentimenti. Stiamo ovviamente parlando di cuore e valori in piena buonafede, per la malafede e per l’opportunismo che in politica sono, altrettanto di fatto, presenti un po’ ovunque, occorrono considerazioni apposite.......prosegue leggi l'articolo completo

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Giù le mani da Roma Uno

È questo il richiamo di MODEM, l’associazione che raccoglie centinaia di professionisti della comunicazione e dello spettacolo. All’indomani dell’approvazione unanime della mozione Cirinnà-D’Avach per sollecitare “impegni precisi sui 20 posti di lavoro a rischio e sul cambiamento della linea editoriale della testata giornalistica televisiva della Capitale”.

Romauno è ormai diventata un vero e proprio corredo della vita democratica e civile della citta’, che non merita lo smembramento paventato in questi giorni a causa del recente ingresso di un nuovo socio.......prosegue leggi l'articolo completo

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Trent'anni di Estate Romana

di Emanuele Faina

Il 25 agosto del 1977 nasceva, per iniziativa di Renato Nicolini, allora Assessore alla Cultura del Comune di Roma nella giunta di Giulio Carlo Argan, l’Estate Romana.

Oggi, a trent’anni di distanza, l’Estate Romana è diventata una roccaforte degli Eventi Culturali a livello nazionale. Certo, i tempi sono fortunatamente cambiati, non siamo più negli anni di piombo e se, all’epoca, l’iniziativa nasceva anche dall’esigenza di riportare la gente in piazza restituendole il piacere di stare insieme al di là della paura e dell’incertezza, oggi l’appuntamento dell’Estate Romana è sempre più atteso per motivi culturali e sociali di assoluta eccellenza.

Ma in fondo in fondo l’Estate Romana è una Manifestazione per i romani e per chi ama Roma e la viene a visitare o ha scelto di viverci. Perché più di tutto, oltre le disquisizioni storiche, sociologiche e politiche, l’Estate Romana è un modo di riappropriarsi degli spazi pubblici......prosegue leggi l'articolo completo

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Emergenza rifiuti: un nuovo stile di vita

di Luca Borreale

Dall'emergenza Campania alla chiusura della discarica di Roma-Malagrotta

Le particolari condizioni della emergenza rifiuti in Campania, dove un commissariamento lungo 13 anni non ha portato a nessun risultato tangibile e dove la malavita organizzata ha giocato tutte le sue carte per mantenere in stallo una lucrosa situazione, potrebbero portare a considerare il problema come esclusivo di quella regione. Inutile dire che così non è.

Il 31 dicembre del 2007 infatti chiuderà la discarica di Malagrotta, una delle più grandi d’Europa, ed in conseguenza di questa chiusura ben 4.500 tonnellate al giorno di rifiuti prodotti dalla città di Roma dovranno trovare una nuova collocazione. Una gestione sbagliata di questa situazione potrebbe velocemente portare alle condizioni già viste in Campania.

Ma la questione rifiuti, oltre a toccare da vicino la Capitale, è un problema a livello globale. E’ una partita in cui tutti hanno ruolo: la politica, il mondo industriale, il cittadino-consumatore. L’obiettivo finale è quello della sostenibilità e, specialmente su questo problema, tutti possono e devono fare la loro parte......prosegue leggi l'articolo completo

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L'uovo oggi o la gallina domani?

di Luca Borreale

Il ruolo delle amministrazioni pubbliche nella sostenibilità ambientale.
Il Municipio Roma XV ed i suoi cittadini in prima linea per Kyoto


Molto spesso parlando di risparmio energetico, sostenibilità e difesa dell’ambiente si ha la netta sensazione che i fatti, quelli veri e tangibili, siano decisamente inferiori rispetto alle parole dette ed ascoltate. Questo accade a volte per la mancanza di volontà o di coraggio decisionale, molto spesso per una effettiva assenza di fondi, altre volte per mancata tempestività, ancora più spesso dalla scelta nella definizione dei budget più populista, ma certamente meno civica, dell’uovo oggi rispetto alla gallina domani. Per questo è importante mettere in evidenzia il lavoro svolto dalle amministrazioni che si adoperano in questo campo, supportando le scarse risorse di bilancio con buona volontà, capacità di andare oltre l’oggi e spirito di iniziativa.

Il ruolo delle amministrazioni pubbliche nella difesa e nella sostenibilità ambientale è fondamentale. Infatti mentre il singolo cittadino spesso può intervenire esclusivamente sulle proprie abitudini (riduzione sprechi-consumi e raccolta differenziata), una amministrazione capace può incanalare le risorse e gli sforzi di molti per ottenere grandissimi risultati.

Sul territorio nazionale una delle amministrazioni più efficacemente intraprendenti in campo ambientale è il Municipio XV di Roma. Tanto da essere diventato una realtà pilota a livello europeo......prosegue leggi l'articolo completo

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Ambiente: non basta dire solo NO!

di Luca Borreale

Gli storici della tecnologia sono soliti classificare l’età moderna a partire dalla prima rivoluzione industriale basata sull’introduzione dell’utilizzo del carbone e delle macchine a vapore. In questo senso, l’introduzione dell’energia elettrica e del petrolio come combustile dei motori a scoppio costituisce la seconda rivoluzione industriale. L’invenzione del computer e delle tecnologie di comunicazione rappresenta invece la terza rivoluzione industriale che è il periodo di tempo che stiamo vivendo. La possibilità di condividere le informazioni data da internet rappresenta un unicum nella storia dell’uomo che non ha precedenti. Internet è di fatto la “città virtuale del mondo” con i suoi quartieri, le sue strade, malfamate o benestanti, i suoi abitanti ecc. Eppure, a ben vedere, una quarta rivoluzione industriale è in arrivo. L’applicazione di complesse teorie fisiche tra cui la teoria quantistica ha permesso all’uomo di raggiungere dimensioni così piccole da consentirgli di rivoluzionare la materia creando forme o stati della materia esistenti solo in laboratorio. Tale tecnologia prende il nome dalle sue dimensioni: nanotecnologie ovvero la possibilità dell’uomo di rivoluzionare la natura. L’applicazione delle nanotecnologie è infinita abbraccia tutti i campi e tutti i settori della scienza, nessuno escluso. Il campo della medicina ne sarà totalmente rivoluzionato. Le medicine prodotte in laboratorio contengono micro quantità di principi attivi contro questa o quella patologia. Le nano medicine raggiungeranno la parte lesa dalla patologia e la ripareranno. Nel caso dei tumori, le nanotecnologie ......prosegue leggi l'articolo completo

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La quarta rivoluzione industriale

di Corrado Belmonte

Gli storici della tecnologia sono soliti classificare l’età moderna a partire dalla prima rivoluzione industriale basata sull’introduzione dell’utilizzo del carbone e delle macchine a vapore. In questo senso, l’introduzione dell’energia elettrica e del petrolio come combustile dei motori a scoppio costituisce la seconda rivoluzione industriale. L’invenzione del computer e delle tecnologie di comunicazione rappresenta invece la terza rivoluzione industriale che è il periodo di tempo che stiamo vivendo. La possibilità di condividere le informazioni data da internet rappresenta un unicum nella storia dell’uomo che non ha precedenti. Internet è di fatto la “città virtuale del mondo” con i suoi quartieri, le sue strade, malfamate o benestanti, i suoi abitanti ecc. Eppure, a ben vedere, una quarta rivoluzione industriale è in arrivo. L’applicazione di complesse teorie fisiche tra cui la teoria quantistica ha permesso all’uomo di raggiungere dimensioni così piccole da consentirgli di rivoluzionare la materia creando forme o stati della materia esistenti solo in laboratorio. Tale tecnologia prende il nome dalle sue dimensioni: nanotecnologie ovvero la possibilità dell’uomo di rivoluzionare la natura. L’applicazione delle nanotecnologie è infinita abbraccia tutti i campi e tutti i settori della scienza, nessuno escluso. Il campo della medicina ne sarà totalmente rivoluzionato. Le medicine prodotte in laboratorio contengono micro quantità di principi attivi contro questa o quella patologia. Le nano medicine raggiungeranno la parte lesa dalla patologia e la ripareranno. Nel caso dei tumori, le nanotecnologie ......prosegue leggi l'articolo completo

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Il lato oscuro dell'universo

di Corrado Belmonte

La Nasa ha messo on line le foto di una scoperta sensazionale nel mondo della fisica moderna: l’esistenza della materia oscura: ovvero di quella massa mancante che viene percepita dagli strumenti, ma non si vede. Per comprendere la grandezza di questa scoperta si deve fare una salto indietro nel tempo. La teoria della relatività di Einstein rappresenta la pietra angolare della fisica moderna. Di fatto, quella della relatività è la teoria scientifica che ha subito più controlli e verifiche e le cui previsioni sono state sempre verificate. Secondo questa teoria il tempo può essere considerato una misura dello spazio: ovvero un secondo è lo spazio percorso dalla luce in questa unità di tempo. Ragionando in questi termini lo spazio ed il tempo diventano un’unica dimensione per cui le grandezze di velocità ed accelerazione non dipendono più da fenomeni fisici, ma dal punto di vista e dalla velocità di moto dell’osservatore. La percezione delle cose è dunque relativa al moto proprio e delle cose osservate. Il moto delle cose dipende, come aveva scritto Sir Isaac Newton, dalla propria massa che altro non è che uno stato d’energia. Si spiega in questo modo la famosa frase che Einstein disse: “nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”. La fisica moderna. ......prosegue leggi l'articolo completo

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