Partito Democratico: una nuova classe dirigente per il Paese
Se due partiti come i Democratici di Sinistra e la Margherita decidono dimettersi in discussione e di dar vita ad una fase costituente, utile alla nascita di un nuovo soggetto politico, questo avviene, tra l’altro, per raggiungere l’ambizioso obiettivo di mettere a disposizione della società uno strumento più adeguato del precedente a dare risposte qualificate alle nuove sfide che il progresso ci impone.
Se non fosse così avrebbero ragione coloro che giudicano non conveniente il percorso intrapreso, denso di rischi e risolutivo di una identità faticosamente consolidata nel percorso di allontanamento dal partito comunista.
Io sono convinto, invece, che del partito democratico ci sia veramente bisogno e che questo bisogno è percepito dall’opinione pubblica molto di più di quanto sia oggi patrimonio dell’elaborazione politica. Questa consapevolezza diffusa è animata da una impellente necessità di mettere mano velocemente a quello che comunemente chiamiamo “sistema Paese” ed avviare così una modernizzazione dell’Italia che gli permetta di recuperare gli enormi ritardi accumulati negli ultimi anni.
In principal modo si tratta di colmare quella distanza che separa l’azione delle istituzioni dalla società e ricreare le condizioni affinché si torni a guardare con ottimismo verso il destino economico e democratico del Paese. ......prosegue leggi l'articolo pubblicato sul periodico telematico Caffè Democratico
Etichette: editoriale

5 Commenti:
Alle 18 luglio 2007 18.42 ,
Anonimo ha detto...
Sarebbe ora davvero di cambiare !
Mi piace ciò che dici... Ma riusciranno a capire che per salvare l'Italia devono andare in pensione !!! Con tanti ringraziamenti ma in pensione !!!
Alle 29 luglio 2007 22.00 ,
Anonimo ha detto...
Il giornalista romano ha rinunciato in extremis alla candidatura
Antonello De Pierro non correrà più per la guida del Partito Democratico
Il direttore di Italymedia.it e storico conduttore di Radio Roma, oltre che leader del movimento “L’Italia dei diritti”, aveva deciso di candidarsi, ma come si apprende dal coordinatore nazionale del movimento stesso Dario Domenici, è stato costretto a ritirarsi per motivi personali
Aveva accettato di candidarsi per le Primarie del 14 ottobre 2007, per concorrere alla carica di segretario nazionale del Partito Democratico, dopo che da più parti gli erano giunte richieste in tal senso, e, sostenuto da più associazioni e gruppi, oltre naturalmente che dal movimento per i diritti dei cittadini “L’Italia dei diritti”, di cui è presidente, aveva avviato in tutta la penisola la raccolta delle firme necessarie da consegnare entro il termine fissato, per accedere all’elenco degli aspiranti. In extremis però il popolare giornalista Antonello De Pierro, direttore di Italymedia.it http://www.italymedia.it e voce storica dell’emittente radiofonica Radio Roma, giannizzero di tante battaglie in campo sociale, sempre per tutelare i diritti dei più deboli, schierato contro l’arroganza dei potenti e la corruzione dilagante di settori deviati delle istituzioni, per motivi personali ha rinunciato a candidarsi. E’ quanto è stato reso noto dal coordinatore nazionale del movimento “L’Italia dei diritti” Dario Domenici, che non ha specificato il motivo della defezione, che come già accennato risalirebbe a motivi prettamente personali. Sembra che la decisione di De Pierro di concorrere alla carica per cui sono candidati Walter Veltroni, Furio Colombo, Enrico Letta, Rosy Bindi, Mario Adinolfi ed altri, sia scaturita dalla necessità soggettiva di apportare una ventata di forte coinvolgimento sociale in una classe politica ormai impopolare, e sempre fedele al suo motto, ripescato nell’archivio geniale di Cesare Pavese “Non bisogna andare incontro al popolo, ma essere popolo”. Ed è proprio ciò che il giornalista romano ha da sempre fatto, dalle pagine dei giornali diretti, dalle frequenze radiofoniche, ma soprattutto grazie all’indole solidale che lo caratterizza, facendosi carico di problemi che nella maggior parte dei casi, con l’impegno, la caparbietà e la forza mediatica ha brillantemente risolto, rivendicando la sua indipendenza e non preoccupandosi giammai di potersi mettere contro i cosiddetti potenti. Spesso ha pagato anche sulla propria pelle le omissioni e le falsificazioni clamorose a livello istituzionale, e successivamente le ritorsioni, solo, in virtù del suo innato senso di giustizia, per aver tentato di far rispettare dei sacrosanti diritti, che nelle circostanze erano stati spudoratamente calpestati. Italymedia.it è da sempre un portale di informazione libera che denuncia tutto il marcio che riesce a smascherare, in maniera politicamente trasversale, la giustizia e i diritti non hanno colore, anche perché è pura retorica, peraltro piuttosto patetica la convinzione che le ingiustizie e i soprusi siano peculiarità di questa o di quella classe politica. Dove esiste l’uomo c’è il pericolo di degenerazione morale, ed è dovere sacrosanto di chi si muove nella legalità denunciarlo, anche se ciò non sempre avviene, ed è un dato di fatto che spesso il delinquente è più forte dell’onesto, e muoversi nell’illecito è più agevole che addentrarsi nei vincoli che la codificazione legale impone.
Tra l’altro il giornalista e conduttore era considerato l’unico che avesse qualche improbabile e comunque inutile chance in più, di fronte a Superwalter, che dopo il grande consenso conquistato meritatamente alla guida dell’amministrazione capitolina, ha già in tasca la leadership del nascente Partito Democratico. I candidati Rosy Bindi ed Enrico Letta, facenti parte di un governo che ha fortemente deluso anche il suo stesso elettorato, non hanno alcuna speranza a cui aggrapparsi per ottenere l’ambita posizione di vertice. Il leader de “L’Italia dei diritti” comunque sosterrà Walter Veltroni, persona che ha dichiarato in più occasioni di stimare umanamente e politicamente da sempre e in cui ripone grande fiducia, ed ha annunciato che presto, “viste le pressioni della gente e dei fedeli lettori, ascoltatori e sostenitori, non potrà esimersi dall’affacciarsi sulla scena politica romana e nazionale, per ottenere uno strumento in più al fine di tutelare gli interessi di chi spesso non ha voce, in quanto soffocata dal potere e dall’arroganza di pochi eletti”, priorità diventata ormai una missione ed una ragione di vita.
Alle 26 agosto 2007 12.15 ,
Fabio Pancrazi ha detto...
ED I LAICI, TRA PARTITO DEMOCRATICO E PARTITO DELLA LIBERTÀ?
Il partito che manca: cominciamo a parlare della costruzione del Partito Laico?
In Italia i poli di centrosinistra e centrodestra hanno disperso, frammentato e reso ininfluenti partiti storici come il Partito Socialista, il Partito Socialista Democratico, il Partito Liberale, il Partito Repubblicano.
Le idee e le persone però ci saranno sempre, accomunate da una comune visione su questioni fondamentali della gestione dello Stato e della società, SENZA INGERENZA DI NESSUNA RELIGIONE NEGLI AFFARI TEMPORALI. Oggi più che mai!
Proviamo a riunire TUTTI i Socialisti, i Repubblicani, i Liberali, i laici in un partito? Per partecipare alle elezioni, veramente negli interessi della collettività!
La discussione può iniziare sul sito amatoriale www.partitolaico.it
Grazie
Alle 29 settembre 2007 9.13 ,
Laura Tussi ha detto...
INNOVATORI EUROPEI: LA RETE DEL FUTURO.
Il Partito Democratico nel web per una nuova Società della Conoscenza.
di LAURA TUSSI
“Innovare” significa apportare il nuovo in un vissuto prestabilito, per modificare e rinnovare un contesto culturale predefinito e spesso arroccato su un passato appunto da rivedere e ripristinare con un approccio innovativo verso le cose, i saperi, le istituzioni, le culture proprie, nostre, altre e altrui.
Innovazione ed Europa si sviluppano in un sito tramite forme di e-democracy, in una rete di talenti, saperi, valori, orientati alla nascita del Partito Democratico, verso l’Assemblea Costituente, per realizzare partecipazione, tramite le Associazioni operanti per il Partito Democratico, attraverso la creazione di un portale web, centro catalizzatore di un network, di gruppi e persone residenti in Italia e in Europa.
Il risultato: un Think-Tank per il nascente Partito Democratico, per realizzare un’unica rete di associazioni, persone e operatori che basino la propria partecipazione su concetti e valori di innovazione, merito, conoscenza, sapere. Nella Community si crea politica e si sperimenta l’innovazione nel talento creativo delle persone orientate all’Europa del futuro, promuovendo la partecipazione “bottom-up” di tutte le cittadinanze che sperimentano, nelle politiche locali e globali, la formazione di priorità sociali, di scelte economiche, di innovativi orizzonti politici di partecipazione collettiva e comunitaria. Dunque un Think-Tank dove coinvolgere le potenzialità per la creazione di un’intelligenza collettiva, al fine di contribuire concretamente all’evoluzione di una Società della Conoscenza. L’innovazione e il cambiamento consistono nella trasformazione che un individuo sperimenta su un piano evolutivo, anche intenzionalmente, ossia voluto, provocato e indotto da uomini per il benessere o il malessere di altri uomini. In filosofia il cambiamento innovativo può definirsi il rendere o divenire diverso; nelle scienze sociali è riferito al mutamento sociale; in sociologia è legato all’evoluzione e al progresso; in pedagogia è un’esperienza temporale da cui si esce con diverse percezioni del sé. L’innovazione è un laboratorio in cui il soggetto si scopre “capace di…” ciò non si verifica se non vi è un contenuto come qualcosa da apprendere, capire, usare, costruire, così importante da rigenerare e sviluppare una parte nuova o rigenerare la parte sepolta dall’identità adulta, verso un cambiamento di innovazione, un mutamento di positività. Secondo i cognitivisti il cambiamento riguarda il soggetto attivo. L’educazione è concepita come evoluzione della mente, innescamento e attivazione di processi cui il soggetto può rispondere per cambiare, per evolversi, per rin-novarsi ed in-novarsi, ossia rendersi nuovo, innovativo, diverso da dentro, fondamentalmente, senza comunque perdere totalmente i propri capisaldi, i propri punti di riferimento, ma facendo memoria di sè e della Storia degli eventi. Il cambiamento nell’innovazione, inteso come trasformazione rappresentativa, avviene prima a livello cognitivo, poi emotivo e affettivo. Secondo la psicologia culturale postpiagetiana il cambiamento avviene quando il soggetto si accorge che da passivo ricettore diventa attore della formazione del proprio conoscere e si accorge di pensare di pensare: ciò genera il panico della mente necessario al cambiamento. Per la psicanalisi, Freud ha elaborato il modello psicanalitico di resistenza al cambiamento, oltre all’istinto di piacere subentra l’istinto di morte, meta di tutto ciò che è vivo è morte, ossia pulsione a ritornare allo stato inanimato, nella pulsione che è cambiamento apparente. Il cambiamento in base all’approccio fenomenologico, con Rogers, analizza il soggetto che tende all’autorealizzazione mediante una continua ricombinazione degli elementi del suo sé. Il cambiamento innovativo è un modo nuovo di guardare la realtà, lasciando immutati i fatti concreti e oggettivi da cui è composta e trasformando la loro interpretazione soggettiva. Secondo l’approccio sistemico, Bateson sostiene che la mente è un aggregato di parti e componenti interagenti e le differenze che percepiamo si trasformano nella mente in informazioni. L’informazione è un cambiamento in quanto processo soggetto a trasformazione. La Gestalt di Polster vede il cambiamento innovativo come effetto del contatto, in quanto far proprio l’elemento di novità o rifiutarlo, comporta l’interferenza nel sistema percettivo dell’individuo. Secondo Bion l’identità è la capacità di continuare a sentirsi gli stessi nella successione dei cambiamenti che si verificano in relazione a momenti di disagio e crisi, in corrispondenza delle fasi evolutive quali lo svezzamento, l’adolescenza, la vecchiaia. Il cambiamento comporta la perdita di rapporti e di relazioni precedenti e di alcuni aspetti della personalità, verso l'innovazione e la trasformazione intrise di molteplici potenzialità.
Laura Tussi
Alle 19 ottobre 2007 11.57 ,
Dario ha detto...
Diciamocelo francamente, il 14 ottobre è stata una rivoluzione democratica.
Una rivoluzione che ha investito il panorama politico italiano, scompaginandolo.
Per dirla con le parole dell'onorevole Rotondi "“Il partito Democratico è un fatto positivo perché dà all’Italia una sinistra liberale e moderna."
Io ci avrei aggiunto anche gli aggettivi "socialista e democratica" ma da un esponente della CdL è anche troppo.
Il fatto sostanziale è che il PD è la vera novità della scena politica. L'alta partecipazione al voto nelle primarie ,anche di militanti che non si rivedono nel PD, la dice lunga, dimostra da una parte quanto gli elettori di centrosinistra abbiano ancora voglia di partecipare e fare buona politica, dall'altra quanto gli stessi si siano rotti le scatole dei continui distinguo, prese di posizione, annunci e diktat di quei partiti che invece di pensare al bene comune preferiscono guardare al proprio orticello elettorale, e poco importa se il Paese finalmente risale la china del debito pubblico e dei conti disastrati.
Detto questo, proviamo a scattare un'istantanea alle compagini politiche:
IL CENTRODESTRA: un'insieme di partiti che, nonostante le loro dichiarazioni, è più eterogeneo di quello che sembra. Nella casa delle libertà convivono le anime separatiste, che invitano ad usare il tricolore come carta igenica, e quelle nazionaliste che inneggiano all'onore della patria e all'unità nazionale. Il partito principale della coalizione è il partito più antidemocratico di tutto l'arco costituzionale, in esso non sono previste consultazioni della base, i dirigenti ad ogni livello vengono scelti dall'alto insomma un partito piramidale in cui si fa carriera a seconda di un battere di ciglia di chi sta su un gradino più alto del tuo. Separato in Casa troviamo la formazione del bel Casini in Caltagirone, tanto ligio ai dettami della C.E.I. sulla difesa della famiglia che averne una gli sembrava poco e così se ne è fatta pure un'altra. Formazione politica singolare che riesce a far convivere i principi cristiani con il più alto numero di dirigenti indagati e condannati per collusione e partecipazione con varie organizzazioni mafiose.
Questa allegra compagnia ha anche il merito di aver sdoganato le formazioni di dichiarata ispirazione fascista.
Nel complesso un opposizione incapace del suo ruolo, che evita di fare proposte concrete, che rifiuta ogni forma di dialogo e invece di affrontare i problemi reali preferisce coniare uno slogan al giorno da far ripetere come un disco rotto, ad ogni occasione buona, ad un esponente qualsiasi, tanto sono intercambiabili. Una formazione che invece di provare a fare le primarie tenta di imbrogliare a quelle degli altri (vedi Striscia la Notizia commissionata dal Padrone).
IL CENTROSINISTRA: Chiamasi centrosinistra l'insieme di tutte quelle forze che stanno insieme solo perché meglio così che un governo Berlusconi (e anche questo non è poco). Il problema cronico di questo schieramento è l'incapacità comunicativa. Il governo Prodi potrebbe tagliare i migliori traguardi politici e programmatici ma ai posteri rimarrebbe solo il travaglio e la sofferenza con cui sono stati raggiunti. Un raggruppamento di forze che già di per se intravedeva la difficoltà nel governare ha trovato la condanna nel "Porcellum" calderoliano che, grazie alla risicata maggioranza ottenuta in Senato fa si che un solo senatore può tenere sotto scacco tutta la maggioranza. Uno che comanda su tutti, l'esatto contrario della democrazia.
Un altro problema cronico di questo schieramento è il bisogno viscerale che provano i suoi esponenti nell'esprimere i propri distinguo. E' come una malattia. Se un esponente dell'Unione vede una telecamera, sia essa di Televattelappesca poco importa, non riesce a cedere all'irrefrenabile bisogno di dire su cosa non è d'accordo e cosa farebbe lui al posto del governo.
Una domanda sorge spontanea: ma non ci sono altri luoghi, tipo il CDM o i vertici di maggioranza, dove esprimere, usando un eufemismo, le legittime perplessità sull'operato del governo?
Domanda retorica la mia. In questo momento assistiamo alla caccia dei voti e tutte le occasioni sono buone. Se i lavoratori si esprimono all'82% favorevolmente su un protocollo c'è chi deve lottare strenuamente per accaparrarsi quel 18% di scontenti. E allora ci si erge a difensori dei lavoratori dimenticandoci di essere un partito e rimpiazzando i sindacati, tacciati di brogli elettorali. E se l'antipolitica è un fiume in piena che rischia di travolgere tutti gli schieramenti non si cerca di porvi rimedio facendo della "buona politica" ma si cavalca la tigre e allora invece che andare al Bagaglino a tirarsi una torta in faccia ci si erge a paladini dei vaffanculisti grillini. E poi c'è Parisi, ogni giorno vediamo una sua dichiarazione contro Veltroni, da un momento all'altro ci aspettiamo..."ANSA: Parisi,"Non sono d'accordo sull'uso dei calzini blu sulle scarpe nere che fa il sindaco Veltroni". E poi Bordon e Manzione che ci dicono che i veri democratici sono loro e che tre milioni e cinquecentomila persone si sono sbagliate. Per non parlare di Mastella che si va a leggere il libro La Casta su un aereo di Stato mentre se ne va a vedere il GP.
Insomma cari onorevoli: siate seri, se avete qualche cosa da dirvi ditevelo in una stanza chiusa e poi uscite sorridenti! Ci accontentiamo anche di questo.
Alla luce di tutto ciò il Partito Democratico nasce con il suo bel carico di aspettative che se non verranno rispettate rischierà di trascinare giù tutto il centrosinistra e di regalare il paese alla destra per chissà quanto tempo
Posta un commento
Link a questo post:
Crea un link
<< Home page