Gli schiavi della porta
accanto.
Non è storia, è presente, Non è altrove è sotto casa
Le ragazze di Benin City “la tratta delle nuove schiave dalla Nigeria ai marciapiedi d’Italia”

Partire, lasciare la propria casa, gli affetti, con un solo bagaglio: il dolore della separazione da una terra tanto amata e tanto devastata. La promessa, il miraggio di un lavoro presso un supermercato europeo, offerto da eleganti personaggi, contattati tramite agenzie di viaggio o pubblici uffici, nella ricerca di un futuro. Vitto, alloggio e l’opportunità di sostenere i cari, ai quali la speculazione petrolifera non ha lasciato neanche la possibilità di coltivare le terre, le terre nigeriane, ormai troppo inquinate.
Arrivare, senza conoscere la lingua, la destinazione. Sentire freddo, avere paura. Essere picchiate. Perdere la verginità con la violenza. Essere vendute. Diventare merce. Una merce che vale in media 60.000 euro. Il riscatto che ragazze, spesso minorenni, private dell’identità, dovranno pagare ai loro padroni per poter vivere. Quello che Dio gli aveva donato, quello che pensavano fosse l’unica cosa in loro possesso: la vita, che non è più loro. Appartiene ad altri. Una vita che comunque non potrà più essere definita tale.
Non c’è via d’uscita. La speranza di un miracolo. Un miracolo che non si realizza quando incontrano le volanti della polizia, che non si realizza quando sono ricoverate negli ospedali, spesso in fin di vita, dopo percosse, coltellate, violenze. Che non si realizza quando si rivolgono alle strutture pubbliche o private, sempre che riescano a raggiungerle. Le schiave che, grazie anche all’attuale legge Bossi-Fini sull’immigrazione, quello che ottengono dal Bel Paese è un foglio di via. Un foglio che non da la possibilità di un ritorno. Di un ritorno in una terra che le incarcererebbe. Per uscire di prigione in Nigeria i parenti dovrebbero pagare un riscatto. Parenti che potrebbero non esserci più. Le schiave non possono denunciare i loro padroni. Le famiglie di origine per ritorsione sarebbero sterminate. Le schiave in Italia oggi potrebbero essere 50.000, difficile a dirsi. Donne che non hanno scelto la prostituzione. Donne che invidiano anche le condizioni della schiavitù che la società evoluta condanna sui libri di storia. I clienti: maschi (uomini non sarebbe appropriato), che con la consapevolezza nel cuore che la schiava quasi sempre regala nei suoi racconti e con 15 euro affittano una donna, compiono lo scempio. Sono forse in 4000 ad averla usata, ad averla comprata. Ad aver sfogato su di lei frustrazioni, sadismi, per poi tornare a casa, per poi tornare a lavoro. Ragazze che vedono nella strada e nei loro carnefici il loro unico spazio di evasione da una realtà ancora peggiore che le attende nelle case che le maman gestiscono. Case dove vengono tenuti prigionieri, come arma di ricatto, anche i loro figli. Bambini che non hanno mai visto il sole, che non sono mai potuti uscire, nascosti ad un mondo che volutamente li ignora.
Le ragazze di Benin City “la tratta delle nuove schiave dalla Nigeria ai marciapiedi d’Italia” non è solo un libro, non è solo una testimonianza. E’ la nostra vergogna. La vergogna della società moderma, la vergogna della nostra indifferenza. Laura Maragnani giornalista di Panorama incontra Isoke e con lei percorre questo viaggio nella verità, con lei denuncia al mondo il mondo, con lei chiede aiuto. Un aiuto che non può essere negato. Nello scorrere le pagine del libro, che il coraggio di queste due donne ci ha regalato, nel fluire delle parole, delle frasi non si può che chiudere gli occhi e perdersi nella sofferenza. Non si può che dire basta!
Si parla e si discute di valori universali, si parla di diritti umani, ma non si parla di ciò che viene consumato ogni giorno, ogni momento, sul suolo della nostra nazione. Si parla di vittime di guerra nei paesi lontani, si parla di new-economy, perché si tace sulla schiavitù? Le martiri del nuovo millennio attendono una risposta che la politica può e deve dare. Una prima risposta viene dalla recente circolare che concede il permesso di soggiorno. Un permesso che non corrisponde però ad un alloggio seppur temporaneo, alla possibilità di apprendere una lingua, di apprendere un mestiere.
Il loro sogno? Questa è la domanda che tutti i partecipanti alla presentazione del libro hanno posto ad Isoke. La risposta: poter fare qualcosa per loro stesse e per tutte le altre, che già ci sono e che nelle condizioni attuali verranno e verranno e continueranno a venire.
Il 50% della prostituzione in Italia è costituita da schiave nigeriane.
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Laura Maragnini, giornalista di Panorama, si occupa da sempre di
diritti civili, emarginazione e minoranze. Ha lavorato anche per l'Europeo e
Società civile. Attualmente vive a Roma. |
La casa di Isoke aprirà ad Aosta. Molte ragazze hanno chiesto di entrare. Servono fondi e aiuti. Per informazioni, donazioni e prenotazioni del libro e/o di iniziative per la presentazione scrivi a : rbc_isoke@yahoo.it
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