La
storia è stata scritta: con il voi che diventa noi!
Emozioni e ragioni, passioni e speranze, storia e futuro a confronto, anzi in incontro.

Non è un caso che sia Cristina, 23 anni, ad aprire il IV Congresso Nazionale dei Democratici di Sinistra. La scelta è stata fatta per lei, prima di tutto e soprattutto per lei e per la generazione che rappresenta. Per le generazioni che verranno. E anche Rutelli, dal contemporaneo Congresso della Margherita, dice <<giovani fatevi avanti, conquistatelo questo partito, conquistate la politica di domani>>. Riprendiamoci tutti il nostro futuro. E il domani stavolta è arrivato: è lunedì.
Infatti dal giorno dopo la conclusione dei congressi è iniziata la fase costituente.
Chi li ha vissuti in prima persona, nei territori, a livello cittadino o nazionale, li ricorderà per la vita
. Lacrime e sangue, passioni e speranze. Un mix di timori e nuove determinazioni, dettate dalla ragione, con la forza dei valori di sempre e la pressione di quelli di oggi e di domani, che si confrontano, a volte si scontrano, poi si ritrovano.Quanto tempo era
, quanti anni sono trascorsi, da una tale svolta che segna un nuovo profilo della politica, dal modo di essere alla grandezza della sfida che si propone e si impone.Una cosa è certa: è un momento storico. La configurazione partitica e la politica italiana sono da oggi cambiate. Dove andrà il PD e cosa farà adesso è nelle mani dei cittadini. Nelle mani di tutti coloro che credono che insieme, tutti insieme, si possano trovare contenuti ed energie per operare la trasformazione che l’Italia -fin da troppo- attende.
L’appello è stato lanciato per una nascita immediata dei comitati costituenti, perchè ognuno apporti liberamente ed apertamente il proprio know-how, la propria determinazione, le proprie ragioni.
Pari dignità dunque. Tutt’altro che l’infamante etichetta attribuita da critici e media di una fusione a freddo.
Tutto è stato, tranne che freddo, il dibattito e così pure il percorso che ha consegnato questi risultati congressuali. E la fusione è un cammino che inizia e si concluderà negli anni o forse mai, come è saggio che sia, in un divenire progressista e riformista, in un sano confronto plurale, in una sintesi matura e condivisa.Su questo, il coro Fassino-Prodi-Rutelli, di apertura nei rispettivi congressi, è stato all’unisono.
E’ e sarà il partito di tutti, un partito nuovo nella forma, nella modalità, nella democrazia interna, negli obiettivi che si pone.
Ci saranno perdite? Non credo. In minima parte. Ci saranno tanti soggetti nuovi, tante persone giovani e donne che raccoglieranno la sfida. Questo il messaggio di Rutelli.
E non può non essere così. Non può essere e non sarà la risultante della fusione dei due partiti. Il PD è capace di mettersi a servizio del paese se sarà capace di essere davvero un partito nuovo: con nuova militanza, con nuove radici, con nuove forme di partecipazione, con nuovi rapporti con la società italiana, strumento di crescita contro ogni discriminazione e degenerazione. Questo è il messaggio di Prodi. Preceduto la sera prima dall’uguale appello di Fassino che in quest’avventura è riuscito ad essere punto di riferimento carismatico, equilibrato e coraggioso, di coloro che hanno avuto l’intuizione di intraprendere questo cammino, di vincere i timori, di rimettersi in gioco ed anche di rinunciare ad un proprio ruolo, uscendo di scena per favorire il ricambio generazionale e la crescita di nuovi talenti. Scelta già annunciata da Prodi, appello di generosità e lungimiranza già da tempo lanciato dalla Finocchiaro, nonostante sia tutt’altro che anziana rispetto alla media dei ledears politici, con una passione, una competenza, una classe e una potenza tutta sua nell’intervento non ha lasciato spazi a dubbi: o questo partito sarà il partito dei giovani e delle donne o non sarà. La valorizzazione dei talenti, il riconoscimento dei meriti, senza paura. Messaggio raccolto dalla sinistra giovanile: non è solo per noi questo partito, ma ci staremo dentro. Questo partito lo faremo noi.
Le perdite ci saranno ma sono da attribuire ad una minoranza che, nel caso dei DS, è tutta da verificare. Il 15% dei voti contrari non riflette l’equivalente esodo di un potenziale 15% delle attuali strutture di partito, tra militanti e dirigenti, che nella loro posizione pregiudiziale hanno scelto di votare contro il progetto. Quanti di loro effettivamente, seppur contrari, abbandoneranno il partito per navigare verso lidi ignoti e non accoglieranno invece l’appello dei compagni ad intraprendere il percorso della costituente? Correranno il rischio di veder davvero disperso proprio quel caro patrimonio di identità e valori che nessuno gli nega nella nuova casa comune? E cosa ben diversa, inoltre, è il corrispondente elettorato, che ha votato Ulivo e che verrà chiamato da oggi a partecipare in prima persona. Ogni cittadino potrà contribuire alla stesura del manifesto dei valori e degli obiettivi che sarà alla base del partito nuovo. Sarà chiamato a candidarsi e/o a votare per i propri rappresentanti secondo quel sano meccanismo proposto di una testa un voto e che al contempo tutelerà la rappresentanza paritaria al femminile, portando dentro il nuovo partito, nei fatti, finalmente quello che da tempo era sempre un intento.
Da rilevare, per entrambi i congressi, un dibattito denso di contenuti e di riflessioni che colgono l'attualità e le nuove sensibilità della società italiana, come ad esempio l'accento posto dalla Sereni sulla multietnicità ed il dialogo interculturale "Serve una robusta capacità di leggere le paure della società multietnica, serve un grande dialogo tra credenti e non credenti sui valori, sulle sfide e le insidie della modernità..."
Qual è stata la vera novità di questo passaggio congressuale?
L’unità dei leaders, i quali hanno messo in campo non solo un progetto comune, la loro esperienza politica ma prima di tutto la loro convinzione, la spinta emotiva, sentimentale, nel proporre prima e nel lottare dopo, per il compimento di questo percorso. Compimento, percorso e spesso anche travaglio, ritrovato nella passionalità degli interventi, come quello di Veltroni che, partendo proprio dalla storia della progressiva trasformazione della sinistra, traguardata oggi nella scelta del PD, il partito del popolo, ha fatto vibrare la sala e visibilmente scosso lo stesso Mussi a cui era più volte rivolto.
Ma anche il lungo percorso pre-congressuale sul territorio nazionale che ha visto un Franceschini, trasversalmente apprezzato, al fianco dei suoi colleghi diessini, fare da apostolo dell’unione, come tanti altri che hanno ritrovato il contatto ed il confronto con l’elettorato e la militanza.
E al di sopra di qualunque valutazione soggettiva lo straordinario risultato del voto congressuale, ottenuto su un passaggio così drastico ed importante.
Tutti elementi che portano a credere che stavolta il cambiamento non è un sogno, non è un desiderio, non è un auspicio, è già realtà. E già si percepisce, si respira in questi congressi un partito nuovo. Che ha una Bindi moderna, laica, che ha visto ospiti illustri che hanno offerto alla platea contributi anche internazionali come quello del Vicepresidente del Consiglio dell’Afghanistan, una giovane donna, che non sono stati solo auguri ed intese ma prove evidenti, schiaccianti, che il mondo sta cambiando, che gli scenari sono diversi e che mai come ora c’è davvero bisogno di un partito nuovo, un pensiero nuovo, per un secolo nuovo.
Ed in ultimo Massimo D’Alema –dove l’ultimo in politica non è mai il minore- "Noi stiamo facendo ciò che abbiamo promesso agli elettori: l’Ulivo era li come promessa di un nuovo grande partito… Non è una scelta frettolosa ma tardiva rispetto alla forza con cui il progetto dell’Ulivo si è imposto come una grande novità della seconda stagione della nostra Repubblica… Sono le ricerche di visibilità ad infastidire il paese che chiede alla politica serietà, fermezza, coesione… Dobbiamo uscire dalla logica devastante di darsi la colpa gli uni con gli altri anziché assumersi responsabilità per il destino dell’Italia… Dobbiamo vedere cosa c’è da fare per ricostruire una struttura politica che liberi il paese da quel senso di paura e per rispondere alle sfide che abbiamo di fronte... La paura si sconfigge con la capacità di governare e di rispondere alle questioni da cui dipende il destino comune e non la somma di destini individuali… Non si possono rappresentare solo i bisogni di una parte della società… Occorre un grande partito che vede il lavoro come componente essenziale ma che non può prescindere dal mondo delle imprese, dalla cultura, in un nuovo patto sociale, insieme liberare e socialista a favore della concorrenza e del mercato ma anche dell’uguaglianza e di nuove opportunità…Nel mondo vi sono molti giovani e il loro sguardo non è opaco, è vivo, può esprimere odio, disperazione, spesso speranza, fiducia nel futuro, i nostri giovani no, guardano avanti senza fiducia e senza convinzione… La sinistra riformista punta a conquistare il centro e a governare il paese, questa è la sinistra riformista italiana e questo è il vero socialismo europeo… Finalmente torna dalla sinistra italiana un messaggio innovativo, un messaggio creativo…La sfida contro il terrorismo e la violenza si vince se si impara a convivere, rispettarsi e conoscersi… Guardare al futuro, guardare con generosità ad una nuova grande forza, per il nostro paese.. "
E Fassino conclude con “democrazia”, democrazia come metodo, come fine, come senso, come scelta di donne e di uomini che hanno messo e metteranno idee, passione, anima e cuore verso la costruzione di un partito che rappresenti e rivendichi l’universalità dei diritti, universalità che non è in contraddizione con le identità, l’universalità dei diritti che è il fondamento della democrazia, donne e uomini che hanno scelto di costruire il partito democratico, dove democratico vuol dire progressista, democratico vuol dire riformista, democratico vuol dire di sinistra.
Rutelli e Fassino si abbracciano nell'ultimo atto del congresso DL, Franceschini sorride. Rutelli non poteva in miglior modo sancire l'inizio di questo nuovo capitolo di storia: già adesso siamo lo stesso partito, già adesso condividiamo gli stessi orizzonti. Ultimo atto con un Voi che diventa noi!
Questo è stato l’ultimo congresso dei Democratici di Sinistra, questo è stato l’ultimo congresso della Margherita. Si è chiuso con sguardi rivolti al futuro, anche con sguardi un po’ persi, con qualche lacrima sui visi, con qualche lacrima nei cuori, ma non è un addio. E' l’inizio di un nuovo capitolo della democrazia italiana e non solo italiana, scritto con l’inchiostro del coraggio di chi la storia non la subisce ma la fa.
2 maggio 2007
O
Caffè
Democratico

Editoriale