Partito
Democratico:
senza “se” e senza “ma”
Non tutti sanno navigare, non tutti sanno tracciare la
rotta, non tutti vogliono partire…
ma una cosa è certa “l’isola che non c’è” ormai non c’è più davvero…
e gli italiani non vogliono e non possono attendere.

La generazione dei ventenni ritiene, probabilmente a ragione, di avere meno opportunità dei propri genitori. La mobilità sociale appare paralizzata. Anche i matrimoni in netto calo lo evidenziano.
I giovani hanno poca fiducia nel sistema partitico e nelle istituzioni. L'impegno politico attivo, secondo l’Istituto Iard (cooperativa di ricerca e formazione), coinvolge una piccolissima fetta di ragazzi - appena il 4% - ed il 23% dichiara di non interessarsi affatto di politica. Ben l’80% dei giovani dichiara di non aver fiducia nel futuro.
Leggiamo che, secondo Mediobanca, le imprese di medie e grandi dimensioni, hanno realizzato il massimo dei profitti degli ultimi 15 anni (i 2/3 di questi profitti sono relativi alle aziende che si occupano di energia e telecomunicazioni, settori dove esistono situazioni di monopolio o duopolio). D’altra parte, basta guardare la tabella relativa alla dinamica delle retribuzioni reali pro-capite nel periodo 1998-2005 per vedere l’andamento modesto dei redditi di un cittadino italiano rispetto ad uno britannico.
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|
1998 |
2005* |
CRESCITA |
|
REGNOUNITO |
102,9 |
127,8 |
24,9 |
|
FRANCIA |
101,2 |
109 |
7,8 |
|
GERMANIA |
99,9 |
103,9 |
4,0 |
|
ITALIA |
96,4 |
98,1 |
1,7 |
Fonte: elaborazione su dati Commissione europea («European Economy» - n. 5, 2003) – parametro base = 100 - * stima
Infiniti potrebbero essere gli esempi con le relative fonti da citare, i dati statistici, che ci dicono c’è crisi, c’è declino, almeno dal punto di vista del cittadino. Ma non è necessario ricorrere alle cifre ufficiali o ascoltare comizi e trasmissioni televisive per accorgersi delle variazioni del potere di acquisto, del sostanziale cambiamento, in peggio, del tenore di vita. Non c’è da scomodare l’Istat o altri autorevoli istituti di ricerca per constatare la difficoltà di trovare un’occupazione stabile che garantisca una remunerazione soddisfacente, di acquistare o affittare una casa, di creare un nuovo nucleo familiare garantendone poi i bisogni primari. I provvedimenti del governo Prodi hanno iniziato ad invertire la tendenza. La Legge Finanziaria 2007 ne è un chiaro segno, anche se approvata attraverso passaggi travagliati e a seguito di discussioni a volte un po’ troppo accese nell’ambito della maggioranza.
Ora è il momento di accelerare. I segnali sono evidenti.
E’ cambiato
radicalmente lo scenario internazionale, ci troviamo di fronte a nuovi rapporti di
forza. Rende bene l’idea la definizione di Lucio Caracciolo, direttore della
prestigiosa rivista di geopolitica Limes “l’Italia si collocava in passato
come un grande paese in un piccolo mondo”, dove la crescita economica,
l’industrializzazione, la ricerca, lo sviluppo erano prerogative di pochi Stati,
di una sparuta minoranza della popolazione mondiale.
“Oggi l’Italia rischia di essere un piccolo
paese in un grande mondo”.
Occorre fare i conti con lo sviluppo e le
pressioni asiatiche, la crescita economica esponenziale di parti importanti
dell’ex terzo mondo.
E noi non siamo al passo.
I problemi italiani sono strutturali, il sistema politico/partitico, nel passato, non ha elaborato risposte efficaci, né ha espresso progettualità o pianificato interventi adeguati. I governi che si sono susseguiti non hanno avuto la forza e/o la lungimiranza per poter prendere le decisioni radicali, necessarie, improrogabili.
La nostra storia recente, le scelte di governo degli ultimi anni, unitamente alle scelte mancate, hanno generato un sistema Italia che non ha investito sul futuro. Questo non è più consentibile. Basta pensare all’ambiente, alla crisi energetica, al sistema previdenziale ed a mille altri aspetti che attendono risposte concrete e che non sono e non possono essere patrimonio rivendicativo di movimenti specifici.
Ma l’Italia ha una storia ricca di tradizioni e ingegno, coraggio e valori, ha risorse naturali, culturali, umane, ha talento.
Il Partito Democratico nasce, o meglio nascerà, grazie ad una profonda spinta riformista che parte dall’analisi del sistema Italia, dalla consapevolezza dell’urgenza di un profondo cambiamento del sistema politico.
Esso si dovrà proporre in una nuova forma-partito, nell’adozione di nuove modalità di partecipazione che la società reclama, lasciando alla storia antiche ideologie ed esigenze di appartenenza, con tutto il rispetto ed il valore che queste hanno rappresentato nella crescita sociale e culturale del nostro paese. L’obiettivo è perseguire una politica che parta dai contenuti, che si costituisca e si articoli sulla base di valori universali. Una politica che coinvolga tutte le componenti economiche – culturali - sociali che sono la base della ricostruzione e del rilancio del nostro paese.
Un partito nuovo che trae dal pluralismo l’ambizione a governare il Paese, che nel pluralismo fonda la sua forza, l’abilità di rappresentare, la determinazione, la capacità di riformare.
E’ necessario ed improrogabile pensare ad una politica che sappia e voglia porre il cittadino ed i suoi diritti al centro delle scelte, un cittadino inteso come consumatore, come abitante, come lavoratore, come persona. Occorre pensare ad una politica che promuova lo sviluppo sostenibile del territorio, della tecnologia e del benessere strutturando interventi organici, sulla base di investimenti derivanti da risorse pubbliche e private rispetto ad un piano complessivo, secondo un’idea di società, un’idea di civiltà.
I grandi temi devono necessariamente essere trattati, nell’ambito di un piano complessivo, da un Governo, che sia espressione di un partito largamente rappresentativo, che sappia superare logiche di parte ed operare nell’interesse vero dell’Italia e del suo popolo.
Il cittadino, l’elettore, non si cura delle crisi ideologiche, identitarie, non si cura delle paure, legittimamente umane, di perdita di visibilità dei piccoli partiti, movimenti, correnti e correntoni che si contrappongono alla nascita del PD. Attende, piuttosto, una riforma elettorale che garantisca governabilità, stabilità, equilibrio ma anche efficacia. Chiede equità, ragionevolezza ed è portatore di bisogni e di interessi.
Il cittadino rivendica il suo futuro, rivendica contenuti e non demagogia, rivendica crescita economica e sociale, mestieri nuovi, strumenti adeguati per la sua competitività sia in ambito nazionale sia internazionale, rigetta l’idea di un paese assimilabile ad una carcassa da spolpare, rivendica la voglia e la capacità di sognare e la possibilità di realizzare.
Da dove cominciare? Dal territorio. Dalle specifiche vocazioni. Dal sostenere l’industria del sapere. Dall’assicurare il supporto alla piccola e media impresa. Dalla riscoperta dell’artigianato. Dalla valorizzazione del turismo. Dall’esportazione del “modello Roma”, ecc.. ecc…
Quando cominciare? Subito.
Come cominciare? Con coraggio. Nel modo in cui quattro milioni di italiani hanno saputo, voluto e mostrato in occasione delle primarie: partecipando.
| GLOSSARIO |
| Sviluppo sostenibile: Il miglioramento della qualità di vita di ciascuno, oggi e per le generazioni future. Si tratta di una visione del progresso che associa sviluppo economico, tutela dell’ambiente giustizia sociale (www.europa.eu) |
| Pluralismo: Nelle scienze sociali, il termine pluralismo si riferisce a una struttura di interazioni nella quale i diversi gruppi si mostrano rispetto e tolleranza reciproci, vivendo ed interagendo in maniera pacifica, senza conflitti e senza prevaricazioni e senza che nessuno tenti di assimilare l’altro. Il pluralismo è probabilmente una delle caratteristiche più importanti e più tipiche delle società moderne, e sarà sempre più un elemento propulsore del progresso scientifico ed economico. Nelle società autoritarie od oligarchiche il potere politico è concentrato poche mani e le decisioni vengono prese da un ristretto numero di persone. Al contrario, in una società pluralistica il potere e la facoltà di prendere decisioni sono distribuiti. Si ritiene che questo conduca ad una più ampia partecipazione all’impegno politico e sociale a favore di tutti, e che ciò possa dare risultati migliori di quelli delle forme politiche menzionate in precedenza. Alcuni esempi gruppi umani basati sul pluralismo sono l’azienda e la comunità scientifica. (Tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera http://it.wikipedia.org) |
| APPROFONDIMENTI |
| Negli ultimi 30 anni (tra il 1975 e il 2005) le unioni coniugali hanno segnato una diminuzione del 32,4%, con un decremento medio annuo dell'1,1%, passando da 373.784 nel 1975 (con un indice pari a 6,7 ogni 1000 abitanti) a 250.974 nel 2005 (4,3 ogni 1000 abitanti); inoltre l'età media per le prime nozze, negli ultimi tre decenni, è salita di sette anni tra gli uomini (da 26,3 anni nel 1975 a 33,2 nel 2003) e di oltre cinque anni tra le donne. Questo ci viene evidenziato in un rapporto dell' Eures (Istituto per le Ricerche Economiche e Sociali). |
| A Roma, una ricerca sempre condotta dall’Eures, promossa dal Comune, pubblicata a febbraio 2003, su un campione di giovani tra i 15 e i 29 anni, relativa alla condizione giovanile, evidenzia che la tipologia contrattuale nel rapporto di lavoro è prevalentemente virtuale o atipica. E’ elevato il numero di giovani che pur lavorando (o avendo lavorato) non ha (o non ha avuto) un vero e proprio contratto di lavoro: tale quota raggiunge il 43,1% del campione esaminato, più elevata tra le ragazze (il 44,7% contro il 41,8%). Per i regolari emerge con forza l’assoluta predominanza e diffusione dei contratti a termine o atipici rispetto a quelli a tempi indeterminato; tale dato risulta in linea con le tendenze attuali del mercato del lavoro dove tra i nuovi contratti, quelli flessibili incidono in maniera rilevante. Il lavoro a tempo indeterminato interessa solamente l’11,9% del campione intervistato, mentre in tutti gli altri casi sono stati stipulati contratti di collaborazione occasionale (16%), di collaborazione coordinata e continuativa (9,2%), di formazione lavoro (5,2%), di apprendistato (3,7%) e infine l’interinale (1,8%). Risulta elevatissima la quota di giovani - tra gli occupati - che svolge un lavoro part-time (56%). |
| Ben sette giovani europei su dieci secondo l’Eurobarometro (analisi e sondaggi dell’Unione Europea) attribuiscono a ragioni di carattere materiale la tardiva uscita di casa. Questo allarme è stato lanciato già nel 2001. |
| L’età media dei ricercatori a ruolo – in un settore così vitale per lo sviluppo – fino allo scorso anno superava i 50 anni. La migrazione di talenti all’estero rappresenta un fenomeno gravissimo per lo sviluppo di un paese. |
| Fa riflettere anche il dato delle imprese italiane che nel 2005, sempre secondo Mediobanca, hanno investito il 10% in meno rispetto a dieci anni fa. Il primato del rendimento del capitale risulta massimo proprio nell’energia dove il Roi (Return on investiment), l’indice misurato dal rapporto tra reddito operativo e capitale investito, raggiunge il 17,3%. |
| Rallenta la mobilità sociale. Il grande ceto medio ristagna Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) giugno 2006: Meno mobilità, più ceti, meno classi La mobilità sociale rallenta nel nostro paese, fino a una stasi incipiente. […] L’unica classe che sembra essere riuscita a tutelare bene la posizione delle generazioni successive è quella borghese imprenditoriale; mentre non può dirsi lo stesso per la classe borghese professionale e per quella intellettuale, i cui figli molto spesso hanno conosciuto processi di mobilità discendente.[…] La mobilità discendente ha riguardato il 15,3% dei lavoratori, per il 10,2% figli delle classi intermedie oggi nella classe operaia, e per il 5,1% figli di borghesi defluiti nelle classi intermedie. E’ soprattutto nella forte differenziazione dell’accesso alle opportunità formative che probabilmente si sostanzia l’elemento più concreto di scarsa mobilità sociale. La possibilità di accedere agli studi universitari rimane appannaggio quasi esclusivo delle classi più elevate: sono studenti il 18,1% dei maggiorenni figli della borghesia contro il 4,1% dei figli della classe operaia. E questi dunque si trovano a dover affrontare una serie di ostacoli preliminari anche solo per poter provare ad investire le loro risorse e le loro capacità in un’aspirazione di scalata sociale. |
|
Paese |
Città |
Retribuzione lorde |
Retribuzioni nette |
Incidenza oneri fiscali e contributivi |
Retribuzioni nette relative (Roma=100) |
Potere di acquisto delle retribuzioni |
|
Danimarca |
Copenaghen |
43.000 |
29.000 |
48,3 |
329,5 |
15,4 |
|
Regno Unito |
Londra |
29.900 |
22.100 |
35,3 |
251,1 |
11,9 |
|
Lussemburgo |
Lussemburgo |
22.800 |
19.300 |
18,1 |
219,3 |
13,0 |
|
Irlanda |
Dublino |
22.700 |
18.100 |
25,4 |
205,7 |
11,5 |
|
Svezia |
Stoccolma |
26.900 |
17.400 |
54,6 |
197,7 |
10,0 |
|
Olanda |
Amsterdam |
23.800 |
16.400 |
45,1 |
186,4 |
11,1 |
|
Austria |
Vienna |
22.300 |
15.900 |
40,3 |
180,7 |
9,9 |
|
Finlandia |
Helsinki |
20.500 |
15.800 |
29,7 |
179,5 |
9,6 |
|
Germania |
Berlino |
23.100 |
15.000 |
54,0 |
170,5 |
10,5 |
|
Belgio |
Bruxelles |
22.400 |
14.500 |
54,5 |
164,8 |
9,6 |
|
Spagna |
Madrid |
14.800 |
12.400 |
19,4 |
140,9 |
9,5 |
|
Francia |
Parigi |
15.800 |
12.300 |
28,5 |
139,8 |
7,2 |
|
Italia |
Milano |
15.500 |
10.200 |
52,0 |
115,9 |
7,2 |
|
Portogallo |
Lisbona |
12.700 |
10.000 |
27,0 |
113,6 |
8,1 |
|
Grecia |
Atene |
10.800 |
8.800 |
22,7 |
100,0 |
6,3 |
|
Italia |
Roma |
13.500 |
8.800 |
53,4 |
100,0 |
6,3 |
Fonte: elaborazione su dati Ubs 2003 («Prices and Earnings», gennaio 2004) – Osservatorio Fiom-Cgil
La perdita cumulata
di potere d’acquisto dei redditi delle famiglie con capofamiglia operaio o
impiegato nel periodo 2002-2005 si contrappone ad una crescita del potere
d’acquisto delle famiglie degli imprenditori e dei liberi professionisti:
con le manovre fiscali del governo di centro-destra si è registrato un
ulteriore allargamento della forbice a sfavore dei bassi redditi. Ponendo
nel 2005 il reddito familiare medio italiano pari a 100, il reddito delle
famiglie di operai in proporzione si traduce in 78, mentre per gli
imprenditori e autonomi in 215.
Fonte: elaborazione IRES su dati Banchi d’Italia (i bilanci delle famiglie italiane – 2004) e ISTAT (Rapporto annuale 2004)
TO
Caffè
Democratico

Editoriale