Le due facce della sinistra: Conservatori e Riformisti
E’ dura ammetterlo, ma troppo spesso, nell’arco della
storia, la battaglia per il progresso sociale non si è combattuta sul campo
della concretezza. Non nella ricerca di soluzioni a fronte di evidenti
criticità. Ma, prima di tutto, sulle resistenze dei Conservatori al cambiamento
cercato dai Riformisti.
I cannoni si armano nel momento in cui, di fronte
all’esigenza forte di un cambiamento, di una risposta strutturale che il
contesto ci propone e ci impone, le reazioni delle due parti, pre-determinate da
un atteggiamento di fondo dell’essere umano nel modo di vivere e di approcciare
le cose, esplodono e si contrappongono.
Lo vediamo oggi, come nel passato.
Il paradosso, però, nasce dalle posizioni conservatrici che
tendono ad arrogarsi la proprietà della storia, rivendicando il mantenimento
dello “status quo” e l’irrinunciabilità alle proprie identità.
Perché paradosso? Per comprendere
dobbiamo analizzare il gene riformista, da quali
elementi è composto e su quali reazioni combina il proprio essere e il proprio
vivere.
La storia è parte di noi, è tracciata sui cambiamenti, è
segnata dalle svolte.
Le svolte sono avvenute grazie al coraggio, alla maturità di
identità pre-esistenti che si sono rapportate alle problematiche delle varie
epoche - ideato e gestito un cambiamento - generando risposte adeguate,
orientate al progresso in maniera naturale e si sono evolute in identità
migliori, più complesse, capaci di rispondere al nuovo.
Il mantenimento
accanito dello “status quo”, nella storia, ha segnato il declino delle civiltà,
non l’evoluzione. Tanto più un ritorno al passato è improponibile. Il
progresso è stato determinato dalle contestuali capacità dell’uomo di adattarsi
all’ambiente e di adattare l’ambiente ad esso, assicurandogli la sopravvivenza,
la differenziazione con il mondo animale, la sua evoluzione, la sua crescita
sociale e morale, lo sviluppo del mondo di oggi come lo conosciamo, con i suoi
splendori ed i suoi orrori, che hanno ancora bisogno di tanto progresso.
Il modo di vivere
riformista, si fonda sulla consapevolezza della propria identità, risultato di
una storia di battaglie e traguardi. Il riformista ha sviluppato una gestione
sana dell’essere e del divenire, che è forte e consapevole del passato, ma è
orientato al futuro ed ha il coraggio e la lungimiranza di agire nel presente
per migliorarlo, producendo cambiamenti, a volte modesti, a volte epocali.
Anche nelle aziende da circa un decennio si parla di
miglioramento continuo come chiave del successo.
Le economie aziendali si basano generalmente sulla formula PLAN
pianificare, DO fare, CHECK controllare,
verificare gli effetti ed il raggiungimento degli obiettivi pre-definiti,
ACT attuare tutte le azioni correttive necessarie, anche un’eventuale
ripianificazione.
Nella storia non abbiamo avuto questa capacità costante di
porci degli obiettivi, di monitorarci e di attivarci nei tempi e nelle modalità
più efficaci per raggiungerli ed individuarne di nuovi. Di fatto,
dopo un periodo di evoluzione, di boom economico e
sociale, spesso segue un declino, determinato dalla spinta non riformista a
consumare l’acquisito, senza proiettarsi verso il futuro, senza investire.
Quello che è mancato, come Massimo D’Alema con forza
sottolinea, è un’idea di Società verso cui tendere. E’ mancata la spinta
riformista. E’ mancato forse il coraggio di farla emergere.
Il nostro riformismo
In Italia, nel mondo ci troviamo di fronte ad un forte
cambiamento di contesto, a nuovi rapporti di forza, a nuovi diritti civili da
tutelare, a nuove identità e pressioni sociali. La
scelta riformista oggi non è un’opzione, non è neanche una scelta: è un obbligo
morale nei confronti della società, nei confronti della storia, nei confronti
della nostra identità nel più intimo dei suoi geni.
Quello che Aristotele definiva “animale sociale”, l’Uomo con
la maiuscola, l’artefice evoluto, quello che non si rassegna e prende in mano la
sua vita, ha trovato sempre, nel fluire dei secoli, un modo per abbattere e uno
per ricostruire. Dalla rivoluzione francese alla nascita del partito comunista,
dalla rivoluzione operaia al femminismo al fenomeno del ’68, intere generazioni
hanno dato risposte importanti ed adeguate al momento storico, ai problemi ed
alle spinte dei loro tempi. Il riformista li riconosce e non li rinnega, come i
conservatori tendono a voler far apparire. Anzi, trae da essi l’esempio. Ed è
con strumenti adeguati all’oggi, ma con la stessa determinazione e forza di
sempre, con consapevolezza del giusto e voglia di futuro, che si deve rispondere
all’attuale crisi. Crisi della politica, crisi della rappresentanza e della
democrazia, crisi della mobilità sociale, crisi economica, crisi del sistema
Italia.
Ci sono due modi per
vivere il cambiamento: subirlo, soffrirlo e possibilmente combatterlo o esserne
protagonisti, incidere su di esso. Ma non è possibile fermarlo. Occorre guardare al
passato proprio per costruire il futuro, non per mettere in naftalina le anime
per paura di non conservarle, così come sono.
All’attuale generazione è stato divorato il futuro e, di
conseguenza, il naturale progresso dalla precedente. I figli hanno meno
opportunità dei padri. E’ per questo che le identità politiche/partitiche di
oggi devono necessariamente subire una profonda ed urgente trasformazione. Per
far fronte e rispondere all’emergenza. L’attuale sistema politico non ha saputo
dare risposte concrete, anche perché non ha saputo rinunciare ai personalismi.
E’ trincerato dietro paure ed alibi di confronto con il nuovo che avanza,
invece, a ritmi e con “armamenti” assolutamente moderni.
Non è certo con il proliferare dei partiti, correnti e
movimenti di specifico interesse, che si costruisce un’idea di società. Non è
praticando ancora la divisione, la scissione dell’inscindibile, che si
ridurranno le fratture antiche. E’ per questo che noi diciamo si al Partito
Democratico. Il partito nuovo che nasce dall’unione. Che si fonda su una sana
spinta riformista, che vuole vedere coinvolti come in un puzzle tutti gli attori
sociali, perché proprio e solo dal lavoro congiunto, dalla sinergia, dal
pluralismo, può emergere un comune denominatore di valori, di bisogni, di
contenuti e di forze nuove. Un partito che deve avere come protagonista proprio
il cittadino, la persona, che oggi richiede alla nuova generazione politica
progettualità, nuove capacità, volontà, coraggio. E pretende unità.
Da un lato sono comprensibili le posizioni conservatrici che
non vogliono affrontare il cambiamento, quelle che hanno nello “status quo”
raggiunto un proprio equilibrio; l’equilibrio indubbiamente dà benessere ed al
benessere è difficile rinunciare. Dall’altro lo stallo non è accettabile. La
discussione ci sarà, è ovvio, ma non ci può essere, da parte dei paladini
dell’immobilismo, condizionamento alcuno: è un lusso che l’Italia non si può e
non si vuole permettere… E poi, la storia siamo noi!
| GLOSSARIO |
| Il Riformismo è una metodologia da applicare alle iniziative politiche, con l'intento di favorire un'evoluzione degli ordinamenti politici e sociali mediante la teorizzazione e l'attuazione di riforme |
| Il conservatorismo è una posizione politica similare al tradizionalismo, secondo la quale è necessario preservare un determinato stato politico, sociale, religioso, ecc., oppure ritornare a sistemi del passato |
| APPROFONDIMENTI |
| In sociologia, antropologia e nelle altre scienze sociali il concetto di
identità riguarda, per un verso, il modo in cui l'individuo considera
sé stesso come membro di determinati gruppi: nazione, classe sociale,
cultura, etnia, genere, professione, e così via; e, per l'altro, il modo in
cui i codici di quei gruppi consentono a ciascun individuo di pensarsi,
muoversi, collocarsi e relazionarsi rispetto a sé stesso, agli altri, al
gruppo a cui afferisce ed ai gruppi esterni intesi, percepiti e classificati
come alterità. […] Il processo di formazione dell'identità si può distinguere in due componenti: una di identificazione e una di individuazione. Con la prima il soggetto si rifà alle figure rispetto alle quali si sente uguale e con le quali condivide alcuni caratteri; produce il senso di appartenenza a un'entità collettiva definita come noi (famiglia, patria, gruppo di pari, comunità locale, nazione fino ad arrivare al limite all'intera umanità). Con la componente di individuazione il soggetto fa riferimento alle caratteristiche che lo distinguono dagli altri, sia dagli altri gruppi a cui non appartiene (e, in questo senso, ogni identificazione/inclusione implica un'individuazione/esclusione), sia dagli altri membri del gruppo rispetto ai quali il soggetto si distingue per le proprie caratteristiche fisiche e morali e per una propria storia individuale (biografia) che è sua e di nessun altro. Tuttavia, tutti noi rivestiamo più ruoli, di conseguenza abbiamo un'identità multipla, definita come identità sociale. È opportuno, infatti, chiarire che l'identità è contestuale e relazionale, cioè essa può variare in base al contesto, al ruolo che si intende assumere in tale contesto ed alla posizione, autodeterminata o meno, che si gioca (o ci viene fatta giocare dagli altri con le loro identità) all'interno della rete di relazioni e percezioni (simmetriche ed asimmetriche) al cui interno ci si trova inscritti ed attivi Tratti da wikipedia Libera enciclopedia |
TO
10 aprile 2007
Caffè
Democratico

Editoriale