Indulto: un male
necessario
Senza rispetto non può esistere rieducazione ma solo afflizione
In genere, quando si tratta l’argomento indulto, i giudizi non sono certo lusinghieri. Né verso il provvedimento né verso quegli ex detenuti che invadono le nostre città. La reazione è dovuta al fatto che una parte dei media, in maniera spesso strumentale, ha cavalcato i malumori della gente per fare sensazionalismo. E allora giù a scrivere e a raccontare di detenuti rientrati dopo poche ore in carcere per aver ricommesso lo stesso delitto, fino ad inventare la storia di una immigrato che avrebbe brutalmente sterminato la sua famiglia, mentre, in realtà, si trovava nel suo paese d’origine. Ma della stragrande maggioranza di ex detenuti che cercano faticosamente di inserirsi nella comunità chi ha scritto?
Il detenuto, indipendentemente dalla gravità del reato commesso, è sempre e comunque una persona. Per quale motivo chi ha scontato legalmente la sua pena sembra non aver diritto a rifarsi una vita? Forse tutta questa paura nei confronti dei fuoriusciti tramite l’indulto potrebbe non essere motivata. I dati ci dicono che bilancio e' positivo a livello nazionale. Uno strumento da potenziare: le pene alternative al carcere. Attività scolastiche e di formazione professionale, potrebbero essere ulteriori possibilità di recupero molto più efficaci della detenzione per un possibile e funzionale reinserimento.
Altro dato: la situazione delle carceri è migliorata dopo l'indulto. Non parliamo di grandi cose, ma del raggiungimento dei livelli minimi di vivibilità. E questo aiuterà anche gli operatori carcerari a lavorare meglio, per far sì che non si ponga il rischio della reiterazione del crimine. Bisogna lavorare alla creazione di un circuito regionale per operare in sinergia sul fronte del reinserimento sociale dei detenuti, così come nel Lazio si stà già facendo. Emblematica al riguardo la situazione della regione Lombardia: con l'indulto sono stati scarcerati oltre 6mila detenuti e di questi ne sono tornati in carcere circa 200 (fonte rete). Purtroppo fanno più rumore i 200 rispetto ai 5800 che vivono nella piena legalità.
| APPROFONDIMENTI |
| L'indulto è una causa di estinzione della pena prevista dall'art.
174 del Codice Penale. Si tratta di un provvedimento generale di clemenza,
ispirato, almeno originariamente, a ragioni di opportunità
politica e pacificazione sociale, a volte strumento di sfoltimento delle carceri. L'indulto in senso proprio è un provvedimento con il quale il Parlamento condona o commuta parte della pena per i reati commessi prima della presentazione del disegno di legge di indulto. La Costituzione richiede una maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, per la sua approvazione; legge deliberata in ogni suo articolo e nella votazione finale. Per l’applicazione dell’indulto è competente il giudice dell’esecuzione, il quale procede secondo la procedura prevista anche per l’amnistia. L'indulto è un provvedimento di indulgenza a carattere generale e si differenzia dall'amnistia perché si limita ad estinguere in tutto od in parte la pena principale, che viene in tutto o in parte condonata oppure commutata in altra specie di pena consentita dalla legge e pertanto non estingue le pene accessorie, salvo che la legge di concessione non disponga diversamente e, a maggior ragione, lascia sussistere gli altri effetti penali della condanna, mentre l'amnistia estingue il reato. Diversamente dalla grazia, che è un provvedimentoindividuale, l'indulto è un istituto di carattere generale e si riferisce a tutti i condannati che si trovino in determinate condizioni di pena. Tratto da Wikipedia Libera Enciclopedia |
TO
10 aprile 2007
Caffè
Democratico

Editoriale