Il tempo oscuro
Gli uomini si vergognano di Dio e Dio si vergogna degli uomini
Il tempo in cui viviamo è un tempo in cui “Gli uomini si vergognano di Dio e Dio si vergogna degli uomini” (Fernando Camon, Tenebre su Tenebre, Garzanti). La strage di Erba è solo l’ultima esplosione di violenza in una società che vede omicidi efferati essere compiuti per le più diverse ragioni: l’invidia, la passione, l’odio e l’indifferenza.
C’è qualcosa di inquietante nei delitti che hanno sconvolto la provincia italiana. L’omicidio del piccolo Samuele a Cogne, il massacro di Novi-Ligure compiuto dai due fidanzatini, sono solo alcuni dei casi più eclatanti per non parlare dei delitti più efferati con sfondo macabri rituali satanici. Quel qualcosa che rende agghiacciante questi delitti è l’indifferenza al male di chi li commette. C’è un odio feroce verso le vittime che si placa solo con la loro morte. Alla base di questo ragionamento c’è una totale indifferenza verso la loro vita.
Gli assassini di Erba non si sono fermati davanti ad un bambino, come a Novi Ligure o a Cogne. Nessuna pietà per nessuno, indipendentemente dall’età e dal luogo.
Questa indifferenza alla vita non nasce in quest’epoca, ma c’è sempre stata. Il caso dei tedeschi e dello sterminio degli ebrei, il comportamento dei romani al massacro dei gladiatori e dei cristiani nei circhi rivelano che questa “indifferenza” è proprio il frutto di una cultura “della morte” che non può che essere nichilista.
Quando tutto è permesso, quando tutto si può avere, perché può essere comprato, allora gli ostacoli che si frappongono tra il raggiungimento della propria volontà e l’obiettivo prefissato devono essere rimossi con qualsiasi mezzo, indipendentemente dalla crudeltà che occorrerà per realizzarli.
Non importa quale sia l’obiettivo che può essere il divertimento come una macchina, l’uomo commette un omicidio perché lo vuole perché “lo desidera”.
Chi conosce la storia delle SS, sa che questa logica infernale era propria della loro dottrina che sosteneva che la perfezione del “super-uomo” stava nel fare la propria volontà a qualsiasi costo.
In un mondo che ci ha abituati a parlare di morte, ma che, con grandissima ipocrisia, ci mostra raramente il suo orrore, si può diventare indifferenti alla morte altrui per evitare la morte di se stessi: per evitare di non fare la propria volontà. La moderna psicologia sostiene che un omicida deve prima essere ucciso per poter uccidere il suo presunto assassino. E’ così che il male si diffonde e si trasmette, in modo banale. Come sosteneva Hannah Arendt (in Le Origini del Totalitarismo)
Una Società moderna e civile non può sottovalutare questo. Perché, per fare la propria volontà, si può accettare anche una dittatura, si può accettare anche la perdita della propria libertà e dignità. Il Furher ce l’ha insegnato ed i tedeschi lo hanno dimostrato. La perdita del rispetto altrui è l’inizio della propria schiavitù, della propria “morte”. Proprio come fa dire John Milton, in Paradise Lost, al Diavolo con la celebre frase: “Preferisco regnare (che era la sua volontà) all’Inferno, piuttosto che essere schiavo in Paradiso!” Una frase che, purtroppo, ha fatto scuola, ma che è l’ennesima falsa illusione.
TO
10 aprile 2007
Caffè
Democratico

Editoriale