Il senso della
cultura
Il senso della ricerca, l’amore per la conoscenza, l’urgenza
di sapere, sono tratti distintivi dell’essere umano. In ogni epoca e ad ogni
latitudine.
Dai culti misterici dell’antichità ai raduni di massa per i
concerti pop, questa necessità interiore, intima e insopprimibile, ha cercato e
trovato modalità sempre diverse e raffinate di venire alla luce.
Così, per esempio, dai misteri eleusini ha visto la luce il
Teatro.
Dalla ritualità esoterica di pochi iniziati, la celebrazione
dei valori spirituali, artistici, letterari (nonché religiosi) si è trasformata
in patrimonio e manifestazione sociale.
La cultura si è svincolata dal concetto di rito preordinato
per diventare bagaglio esperienziale dei singoli individui. Con un termine usato,
non sempre a proposito, si può dire che sia diventata laica.
E nelle molteplici forme che ha assunto si è incanalato il
flusso straordinario e inestinguibile dello spirito e dell’intelligenza
dell’uomo.
Dalla filosofia all’architettura, dalla poesia alla
medicina, il flusso è diventato metodo, diventando vita. La vita come oggi la
conosciamo.
Ed ogni gruppo etnico, ogni sottogruppo sociale ha
sviluppato la sua cultura. Ci si è aggregato intorno. L’ha curata e coltivata
con cura, fino a difenderla strenuamente, con ogni arma disponibile.
In un’epoca come quella contemporanea, nella quale sono
ancora tristemente definite le contrapposizioni, la condivisione delle culture
diverse è forse l’unica strada verso la pacifica convivenza tra popoli.
Negare l’assunto delle diversità, evitando il “pericolo”
della contaminazione, si è dimostrato, oltre che un’assurdità umana, etica e
morale, un terribile errore di valutazione politica, acuendo scontri e millenari
dissidi.
In una realtà multietnica e cosmopolita come quella della
Roma di oggi, si è cominciato a prendere una direzione diversa: quella del
recuperare e assimilare i valori profondi della nostra cultura millenaria e di
renderli disponibili alla condivisione.
Una progettualità che si manifesta, di conseguenza, animata
da un duplice obiettivo.
Prendendo ad esempio il
territorio del Municipio XV Arvalia Portuense,
è possibile individuare i passaggi che hanno accompagnato la trasformazione di
un vecchio modo di intendere la politica culturale in uno nuovo di fare cultura
in maniera viva e vitale.
Quelle che una volta erano
frettolosamente identificate e catalogate come periferie, nell’accezione più
lugubre del termine, stanno affermandosi come luoghi privilegiati per il
risveglio delle coscienze. Culturali, sociali, politiche.
E noi siamo qui. Potremo dire che c’eravamo.
Come individui, come associazioni, come amministratori, a
dar vita a questo passaggio.
Un passaggio fatto di scelte, a volte difficili, spesso
coraggiose, ma davvero necessarie e urgenti.
La voce della gente ora è chiara, evidente. Le richieste
sono circostanziate e ineludibili.
Si è cominciato a fare.
Nel 1999 le risorse economiche destinate allo sviluppo e
alla valorizzazione della cultura per l’allora Circoscrizione XV era di quindici
milioni di lire che, divise per i centocinquantamila residenti, davano un
investimento di ben cento lire a testa!
Si è scelto di cambiare.
Di dare risalto al patrimonio storico e architettonico già
presente sul territorio e, contemporaneamente, dare impulso alla nascita di
eventi culturali di piazza che fossero occasione d’incontro e di aggregazione
per i cittadini. Di tutti i cittadini. Con il loro senso di appartenenza e le
diversità.
E’ nata una tradizione.
Le visite guidate ai siti archeologici e monumentali
organizzate con laboratori didattici per i ragazzi e rappresentazioni
teatrali; l’istituzione della consulta storico - archeologica con
sede nel casale adiacente alle catacombe di Generosa; l’apertura delle
biblioteche di Corviale e Marconi; diversi progetti realizzati nelle
scuole; visite guidate lungo il Tevere; e poi ancora seminari e
laboratori scientifici relativi a tematiche storiche e d’attualità.
In particolare su tre eventi – interventi è necessario porre
un accento particolare: il premio Fabrizio De Andrè, primo in Italia a
portare il suo nome e a svolgersi in una piazza della Magliana intitolata al
cantautore; l’estate Arvalia, con spettacoli teatrali e concerti
all’aperto che hanno la caratteristica di essere itineranti nelle piazze dei
quartieri per arrivare sotto casa di tutti; e, infine, l’inaugurazione del
primo teatro municipale dedicato alla ricerca.
E molto altro.
La cultura abbraccia ogni aspetto dell’esistenza e della
quotidianità. Di tutti.
Ed ecco proliferare eventi sportivi ed escursioni a
cavallo lungo il fiume, la nascita dell’impianto per il rugby a Corviale,
le rappresentazioni e i laboratori per gli anziani.
E non finisce qui.

TO
10 aprile 2007
Caffè
Democratico

Editoriale