Il n° 0 - Anno 1- Aprile 2007
La più grande biblioteca di Roma a Marconi
Non solo libri: internet point, spazi dedicati ai più piccoli, caffetteria. Per incontrare la lettura e vivere il tempo libero.
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di Gino Auriuso
Un salotto e un parco
divertimenti di 3500 metri quadri con 30mila libri, un ampio spazio dedicato ai
piccoli fino a 6 anni, sale multimediali, spazi espositivi e una caffetteria.
Luogo d’incontro, di studio, di svago. Un luogo da vivere.
Gianni Paris, durante l’inaugurazione, ripercorre le tappe. “Da quando abbiamo ottenuto questo edificio nel lontano ’97, vi abbiamo trasferito molti servizi utili ai cittadini come ad esempio lo sportello anagrafico decentrato, un grande Centro Anziani, la sede della Banca del Tempo, della Sovrintendenza Archeologica, del Servizio Civile Internazionale. Aver recuperato quest’edificio per farne un vero polo culturale e di servizi per il quartiere è stato un nostro grande successo. Nel Municipio la biblioteca Marconi si aggiunge a quella di Corviale ed alla biblioteca associata del Trullo. L’obiettivo è quello di aprire una biblioteca in ogni quartiere, la prossima sarà a Magliana”
[I libri] Li interrogo e mi rispondono. E parlano e cantano per me. Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la consolazione nel cuore. Altri mi insegnano a conoscere me stesso e mi ricordano che i giorni corrono veloci e che la vita fugge via. Chiedono solo un unico premio: avere un libero accesso in casa mia, vivere con me quando tanto pochi sono i veri amici. (Francesco Petrarca)
Non esiste vascello che come un libro ci sa portare in terre lontane. Né corsiero come una pagina di scalpitante poesia. È un viaggio che anche il più povero può fare senza il tormento del pedaggio. Quanto è frugale la carrozza che trasporta l'anima dell'Uomo. (Emily Dickinson da Tutte le poesie)
Non esistono libri morali o immorali come la maggioranza crede. I libri sono scritti bene, o scritti male. Questo è tutto. (Oscar Wilde)
Quanti uomini hanno datato l'inizio di una nuova era della loro vita dalla lettura di un libro. (Henry David Thoreau)
| APPROFONDIMENTI |
| La Bibbia di Gutemberg Johann Gensfleisch, conosciuto come Gutemberg (paese di origine), intuì per primo la possibilità di pubblicare un numero illimitato di copie della stessa opera usando l’alfabeto mobile e per questo fu ritenuto l’inventore del libro nella sua forma moderna. Utilizzando i caratteri mobili, dopo quasi trent’anni di esperimenti, segnati da enormi difficoltà tecniche ed economiche, riuscì nel 1456 a consegnare alla storia la prima Bibbia stampata. |
| La scrittura Dopo la tradizione orale, la scrittura è il primo modo di comunicazione tra i popoli ed il primo mezzo usato per la conservazione e la trasmissione di dati. Il primo popolo a sviluppare un sistema di scrittura, furono i Sumeri verso la fine del IV millennio a.C., ma poco dopo iniziarono ad usarla anche in Egitto e nella valle dell’Indo. La teoria classica secondo cui la scrittura sarebbe stata trasmessa dai Sumeri agli altri popoli, è oggi messa in discussione. Una delle teorie recenti sostiene che la scrittura sia – come già il linguaggio – una delle tappe dello sviluppo umano. La necessità di comunicare sarebbe cresciuta parallellamente con il generale sviluppo fisico e mentale dell’uomo. Di conseguenza non si potrebbe parlare della scrittura come di una scoperta peculiare di un popolo, come non si potrebbe affermare che il linguaggio sia il prodotto di una data cultura primitiva. Si tratterebbe in ambedue i casi di un gradino nello sviluppo umano, comparabile ad esempio all’assunzione della stazione eretta. Si spiegherebbe così il fenomeno della scrittura verificatosi in vari punti del mondo in forme diverse ed apparentemente senza influssi esterni. Come l’avvento della scrittura ebbe inizialmente a significare una comunicazione tra appartenenti a diverse culture, così fu più tardi proprio la diversità tra i molteplici modi di scrivere che iniziò a mettere in difficoltà le possibilità di contatto. Si rese necessaria una unificazione delle scritture particolarmente nel Mar Mediterraneo, dove convivevano molte culture, ognuna con la propria scrittura. In Asia per lungo tempo questa necessità non si fece sentire, probabilmente perché le genti erano tanto numerose e autonome da non commerciare all’infuori dei propri confini. L’unificazione delle scritture ebbe inizio nel Mediterraneo con la propagazione della cultura ellenica, mentre in Estremo Oriente cominciò con l’acquisizione giapponese di alcuni segni cinesi verso l’anno 800 (primo hiragana), nel resto del mondo si impose la scrittura delle culture dominanti.[…] Le forme di scrittura sono sintetizzabili in tre gruppi: - scritture logografiche che usano segni per la notazione di parole; - scritture sillabiche dove i segni indicano sillabe; - scritture alfabetiche dove ogni fonema è scritto con le lettere di un alfabeto. Tratto da Wikipedia- l’enciclopedia libera http://it.wikipedia.org |
10 aprile 2007
| Cultura e società |
| Intervista a Fabrizio Grossi: i progetti per il sociale |
| L’indulto: un male necessario |
| Il senso della cultura |
| Per le vie di Pasolini |
| La più grande biblioteca di Roma a Marconi |
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