Il n° 0 - Anno 1- Aprile 2007
Agorà
al Trullo
Piazza Caterina Cicetti, una scommessa da vincere
Molto in questi mesi si è discusso del difficile percorso di
integrazione tra stranieri e romani. Esempio lampante i fatti di cronaca
accaduti al Trullo qualche mese fa quando tra rumeni e una parte di popolazione
ci sono stati momenti che definire di tensione è riduttivo.
Spesso l’argomento è stato trattato con demagogia, abbandonandosi ai soliti
luoghi comuni sulla periferia romana degradata e dei soliti stranieri che ci
stanno invadendo.
Affermando, da subito, che il Trullo non è così come ce lo hanno raccontato, mi
domando come mai tanta spettacolarizzazione e tanti riflettori puntati quando è
la violenza a farla da padrona, e tanto silenzio, invece, sul tentativo,
riuscito, da parte di una sparuta minoranza di politici del centro destra, di
negozianti e cittadini, di fermare i lavori a Piazza Caterina Cicetti.
Hanno cercato di farci credere, che dietro le violenze perpetrate nel quartiere
ci fosse lo scontro culturale tra abitanti del quartiere e rumeni. E allora
perché alcuni si sono organizzati per fermare il progetto
di una piazza che avrebbe, da un lato, dato dignità architettonica a Via del
Trullo, e dall’altro, non meno importante, avrebbe potuto diventare lo spazio
intorno al quale trovarsi, vivere e condividere il quartiere? Se ci s’incontra
ci si conosce. S’impara la diversità e si mettono da parte differenze e timori.
La piazza, storicamente e sociologicamente parlando, è, ed è sempre stata, luogo
essenziale nell’espressione della coesione e dell’identità della comunità. Il
passato e il presento ci indicano l’esistenza di un nesso importante tra realtà
urbana e tessuto sociale. Non si può continuare a pensare di scindere e di
separare il contesto architettonico da quello umano. Così come non si può
pensare di non avere un terreno comune dove le diversità possano essere
superate. La piazza per il Trullo serve anche a questo, a
non erigere un muro, a non continuare nella strada della diffidenza e
dell’ostilità. E’ solo conoscendosi che si vince l’ostilità per “l’altro”, che
oggi s’identifica col rumeno di turno, ma domani potrebbe essere il vicino di
casa.
In un momento in cui molto si sta facendo nell’ottica della collaborazione tra
municipi e Campidoglio per donare a Roma, e soprattutto alle zone più
periferiche, dignità architettonica, così da spazzare via quella vecchia e
logora idea di periferie come quartieri dormitorio, a chi giova fermare i lavori
di Piazza Caterina Cicetti? Certamente non a chi vive la quotidianità di questi
territori! Le persone che in maniera strumentale, mosse forse
da interessi personali, o forse per innata resistenza al
cambiamento, stanno boicottando questo progetto, riflettano. Dovranno
spiegare alla stragrande maggioranza dei cittadini del Trullo, plagiata da una
non informazione che infuoca gli animi paventando la terribile perdita dei posti
auto, che si è persa un’opportunità per limare le differenze e le ostilità.
La piazza è solo il primo passo. Lasciate che si faccia.
E’ solo facendo il primo passo che si possono percorrere le grandi distanze.
10 aprile 2007
TO
Caffè
Democratico

Editoriale